MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI NEL 2014
Marcello Sorgi per “la Stampa”
La cancellazione del condono penale per gli evasori e la rimozione (per adesso) dell'innalzamento della quota di pagamenti in contanti fino a cinquemila euro fanno ben sperare. Con una manovra di fine anno in larghissima parte destinata a fare da calmiere per il caro-bollette, quasi quasi non vale la pena litigare su quel che resta, cioè le briciole.
Ed è la ragione per cui ieri ha cominciato a diffondersi un moderato ottimismo sulla possibilità che lunedì, al massimo martedì, il governo possa presentare il testo della legge di stabilità. Già questo, riuscire a vararla entro il 31 dicembre, sarebbe un risultato positivo innegabile, per un governo uscito dalle elezioni del 25 settembre e insediatosi il 22 ottobre.
giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini
E non avrebbe senso rovinarlo con le classiche liti interne di ogni maggioranza, quando è chiaro che i margini di manovra sono assai ristretti e sull'orientamento di cercare rimedi alle conseguenze della crisi energetica c'è un accordo generalizzato, dato che si tratta di una scelta obbligata per difendere l'economia del Paese. Dunque, tolti i 21 miliardi per le bollette, da sommare ai 9 già stanziati, resta assai poco.
Chi ne farà le spese sarà Salvini, che avrebbe voluto aggiungere al taglio delle bollette, di cui comunque porterà una parte del merito, un rafforzamento della flat-tax per i lavoratori autonomi e un intervento più consistente sulle pensioni, entrambi cavalli di battaglia della Lega in campagna elettorale.
matteo salvini giorgia meloni al senato
Ma appunto, stando a quanto trapela dal ministero dell'Economia, retto dal leghista Giorgetti ma improntato a una linea di continuità con il governo Draghi, in entrambi i casi si tratterà di piccoli ritocchi, e neppure nel senso auspicato dai programmi leghisti. L'aumento della flat-tax, riservata finora ai redditi autonomi fino a 65mila euro, dovrebbe riguardare coloro che decideranno di denunciare un incremento fino a 85mila, cosa che in molti casi si risolverà in emersione di transazioni in nero.
giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini
La quota finale delle pensioni - anni di contribuzione più età - potrebbe verosimilmente aumentare di una unità, da 102 a 103 (41 anni di contributi più 62 anni), avvicinandosi, sia pure correggendola, a quella fissata dalla legge Fornero. Si tratta di far buon viso a cattivo gioco: si vedrà se Salvini è disposto.