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Cristiano Gatti per il Corriere della Sera
Non c' è in giro solo il Psg. I tre gol in tre minuti annunciati come truce ipotesi da Luis Enrique risuonano adesso come la ridicola minaccia di un patacca. Il Barcellona stavolta non segnerebbe tre gol neppure in tre settimane o in tre mesi. La prodigiosa Macchina dell' Impossibile butta fumo e accosta in corsia d' emergenza.
C' è un forte sospetto di fusione. L' impressione è che stavolta sia buona solo per la rottamazione. Nell' aria, un chiaro sentore di fine. Non è una semplice eliminazione, una come tante: è l' eclissi totale della grande luce. È lo sguardo assente di Leo Messi, è il pianto nascosto dalla maglia blaugrana di Neymar.
Signori si scende. La giostra è all' ultimo giro. Innegabilmente si assapora il sollievo della liberazione, come andasse finalmente a pezzi l' opprimente totem dell' imbattibilità, ma è inutile nascondere che si avverte anche un vivo senso di malinconia. Riconosciamolo: quanto ci siamo divertiti, in tutti questi anni.
Quel gioco frenetico e frullato, quel palleggio tra foche da un' area all' altra, quell' insondabile armonia di tanti solisti che diventano un vero coro. E la sensazione permanente che chiunque, in quella squadra, potesse inventare la soluzione decisiva in qualunque momento, in qualunque modo, su qualunque campo.
Tocca alla Juventus mettere la pietra tombale: sul tiki-taka e sul guardiolismo. E anche su tanti guardiolini, troppi, il più delle volte patetici e assurdi come tutti i replicanti improvvisati.
Ma il Barcellona, quel Barcellona, mancherà. Diavolo se mancherà. Anche a noi italiani, che stiamo esultando - quasi tutti - per la Juve. Mancherà qualcosa che non è spagnolo, partigiano, campanilista. Mancherà qualcosa che appartiene a tutti: una certa idea di estetica, una certa idea del divertimento puro e semplice, oltre il tifo e la bandiera.
Come l' Ajax di Cruijff. Come il Milan di Sacchi. Come tutte le squadre che hanno riempito bacheche di trofei e di record, ma soprattutto hanno riempito i nostri occhi di bellezza.
Per questo, adesso, siamo tutti un po' così, davanti ai poveri resti di un' epopea globale.
Alla carcassa del Barcellona. In attesa di scoprire chi e quando costruirà la nuova bellezza, ci ritroviamo stretti tra sentimenti contrapposti: se dio vuole è caduto, purtroppo è caduto. Comunque la si veda, ha tutte le sembianze di un addio. Altri Barcellona arriveranno, magari anche più grandi.
Questo però è già nella memoria, sul ripiano degli indimenticabili. Solo i miti veri possono scendere a patti con l' oblio. Per loro il destino fa eccezioni, riservando un trattamento particolare: tutto passa, ma qualcosa resta.
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