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Giancarlo Dotto per Dagospia
Ma quale Dio l’ha scritto questo mondiale! Altra follia mozzafiato. Due ore sul filo e dieci minuti finali di mostruosa intensità. Noi che abbiamo visto Berlusconi piangere tra i profughi albanesi e ballare la mazurka in camice bianco con i vecchi malati di alzheimer, non dovremmo stupirci più di nulla. E invece.
Ecco gli svizzerotti multietnici e tosti che quasi mandano Messi ai rigori, dentro uno stadio stracarico di argentini affranti. Prima il gol di Di Maria e poi il palo di Dzemaili a un metro dalla porta, a un minuto dalla fine, che ci schianta. Succede proprio di tutto e l’Argentina va avanti, come il Brasile, lasciando l’anima sul campo. Nulla di scontato in questo mondiale. E’ battaglia palmo a palmo. Senti l’odore del filo spinato.
Li avevamo visti ieri sera gli algerini infliggere uno strizzone enorme ai tedeschi per nulla uber alles. Ora gli svizzeri pigmei contro il gigante argentino. Avrei voluto tifare Svizzera perchè è la patria di Roger Federer, ma se non tifo Leo Messi mi sento un insopportabile stronzo controcorrente. Solo che per cento minuti è stata più l’Argentina di Gago che quella di Messi.
Lenta e involuta. Messi ci ha provato a fare il messia e ci riesce a un respiro dalla fine, inventando l’invasato Di Maria, migliore in campo. E comunque grande Svizzera. Una non piccola consolazione per Hottmar Hitzfeld, alla sua ultima panchina con la morte nel cuore.
il papa contro le guardie svizzere
La morte del fratello a pochi minuti dall’inizio del match. Questo mondiale è spettacolo violento per quanto include ogni possibile emozione. Più forte anche dell’inascoltabile Del Piero, commentatore al debutto, la sua voce una pisciatina querula che va bene per promuovere acque diuretiche ma mai un mondiale così epico. Voce che non timbra, non scolpisce, non ha corpo ma nemmeno assenza. Paperino alle Termopili.
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