franco baresi

“NESSUN ALTRO CALCIATORE HA CAPITO COSÌ BENE IL CONCETTO DI SPAZIO. VORREI NEI MIEI FILM CAPIRE IL CUORE DELL’UOMO E DEGLI SPAZI, COME L’AMAZZONIA, COME LUI HA CAPITO IL GIOCO DEL CALCIO” – ANCHE IL REGISTA TEDESCO WERNER HERZOG E’ STATO ISPIRATO DA FRANCO BARESI, SCOMPARSO A 66 ANNI, IL LIBERO CHE HA ANTICIPATO ANCHE IL FUTURO - LA CAZZIATA A RIVERA, BEARZOT CHE PROVÒ A TRASFORMARLO IN MEDIANO. SACCHI CHE GLI DICEVA DI STUDIARE I MOVIMENTI DI SIGNORINI E IL MILAN DEGLI IMMORTALI, PER BRERA ERA “UNA BELVA”, BEPPE VIOLA: “IL MIGLIOR LIBERO D'ITALIA, ESCLUSI OVVIAMENTE FREDA E VENTURA” - LA FINALE CAPOLAVORO DI USA 94, 3 SETTIMANE DOPO LA ROTTURA DEL MENISCO. GIOCÒ UNA PARTITA SONTUOSA E POI CALCIÒ ALLE STELLE IL RIGORE – LA FIACCOLA OLIMPICA PORTATA CON BERGOMI A MILANO-CORTINA 2026 – VIDEO

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https://video.corriere.it/sport/quando-franco-baresi-porto-la-fiaccola-olimpica-con-bergomi-a-milano-cortina-2026/6f47646f-ee5c-4af6-a83d-252deec00xlk

 

 

Da radiobresciasette.it - Estratti

(…)l cine-regista Werner Herzog disse: «Nessun altro calciatore ha capito così bene e a fondo il concetto di spazio. Vorrei nei miei film capire il cuore dell’Uomo e degli spazi come l’Amazzonia come lui ha capito il gioco del calcio».

franco baresi. foto lapresse

 

Massimiliano Gallo per ilnapolista.it

 

Gianni Rivera si accorse subito che quel ragazzino era diverso. Il giovanissimo Baresi era partito palla al piede in una delle sue divenute celebri incursioni. Testa alta, el piscinin vede Rivera – un monumento – piantato in mezzo al campo. E allora alza la voce e gli fa: “scatta!”. A lui, a Gianni Rivera.

 

 

Franco Baresi è morto a 66 anni per una grave malattia ai polmoni. È stato un calciatore superlativo. Innovatore, decisamente avanti rispetto ai tempi e soprattutto al calcio italiano che aveva una e una sola mentalità.

 

Fu uno dei crucci di Enzo Bearzot che provò in ogni modo a trasformarlo in mediano perché lì, da libero, c’era un pezzo di storia: Gaetano Scirea. Ma non funzionò. Se lo portò anche ai Mondiale dell’82. Poi Franco, a voce bassa ma con determinazione, gli disse: “mister, non me la sento più. Aspetterò il mio momento”.

 

 

franco baresi paolo maldini foto lapresse

Quando Sacchi si presentò a Milanello, estate 1987, lui aveva già dieci anni di Milan alle spalle, serie B compresa. E dovette sorbirsi le lezioncine di quel tipino strano che gli diceva di guardare e studiare i movimenti di Signorini. Non lo sopportava. Ma poi gli cambiò la carriera e la vita. Baresi è stato l’anima di quel Milan. Sì, Gullit, Van Basten e tanti altri. Ma senza Baresi, quel Milan non avrebbe vinto niente.

 

Sradicava i palloni dai piedi degli avversari, come gli rese omaggio anche Maradona. Aveva un tempismo straordinario. Un senso della posizione e di lettura dell’azione. Menava, perché menava. Ma allora a calcio si giocava così. Non voleva fare male ma di certo non saresti passato. Spesso prendeva il pallone, a volte no. E poi stava sempre con quel braccio alzato a chiamare il fuorigioco all’arbitro. Faceva lui il guardalinee. Poteva permetterselo.

 

 

franco baresi 2 foto lapresse

Andato via Bearzot, e tramontato Scirea, tornò in Nazionale. Dove però non ha mai vinto. Giocò già con Vicini a Italia 90, ovviamente. Era il punto fermo dell’Italia di Sacchi. A Usa 94 si ruppe il menisco e tornò in campo diciassette giorni dopo, per la finale persa contro il Brasile. Giocò una partita sontuosa e poi calciò alle stelle il rigore. Il suo pianto fu sovrastato solo dal rigore sbagliato di Baggio.

 

È stato il più forte libero della storia del calcio italiano, uno dei più forti difensori della storia del calcio. È stato un calciatore che ha proiettato il nostro football in un’altra dimensione. Ha mostrato che si poteva fare il difensore in maniera diversa. Nella vita è stato molto sfortunato. Fuori dal campo, la sua esistenza è stata un collage di brutture e dispiaceri. I milanisti lo adorano. Comprensibilmente.

 

franco baresi usa 94 8

Ha vinto tutto quello che si poteva vincere con un club. Ha giocato solo in rossonero. Al suo ritiro, il Milan di Berlusconi e Galliani ritirò la maglia numero 6. Avrebbe meritato un Pallone d’Oro. Purtroppo non ha lasciato eredi, il suo stile era inimitabile.

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