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«Piccolo paese, grande storia»: l'elegante “calligraffito” blu disegnato da eL Seed su un muro immacolato riassume bene lo spirito e l’effervescenza delle ultime settimane a
Erriadh, nel cuore dell’isola di Djerba. E’ qui che il gallerista franco-tunisino Mehdi Ben Cheikh ha scelto di impiantare «Djerbahood», un museo di street art a cielo aperto in un territorio fino ad ora estraneo a questa forma di espressione urbana. Dalla fine di giugno, un centinaio di artisti provenienti da tutto il mondo, sono arrivati a ondate per partecipare al progetto.
Il luogo non è stato scelto a caso. In questa frazione convivono pacificamente musulmani, ebrei e cattolici. L’architettura è bella, gli edifici sono pieni di cupole, i muri sono alti. I proprietari hanno dato il permesso di disegnarci su ed è stato creato un percorso circolare nella “medina”, il nucleo più antico del villaggio. Gli artisti possono intervenire liberamente all’interno del mercato, e poi c’è «Hood», il piccolo quartiere anarchico del vecchio mattatoio. Un po’ come “Wynwood”, la zona graffitara di Miami, un po’ anti-Hollywood. Si aggiungono poi alcuni casali abbandonati in campagna, da decorare a piacimento.
Djerba è rimasta fuori dalla rivoluzione dei gelsomini. La gente è tranquilla, il turismo ha portato un po’ di apertura nella mentalità. Gli artisti le cui composizioni in genere sono molto aggressive e crude, qui si sono adattati. Niente religione, niente politica. Il sindaco del villaggio apprezza l’arrivo di qualche novità.
In zona non ci sono i resort “all inclusive” della costa, non c’è turismo di massa. L’ospitalità è in case tradizionali, c’è un festival tipico e un mercato biologico. I più giovani tunisini, vedendo la realizzazione delle opere durante tutta l’estate, si sono sensibilizzati, se ne prendono cura. L’inaugurazione ufficiale avverrà il 20 settembre. Le opere sono per lo più stabili, dureranno una decina di anni.
Se tutto va come sperato, non saranno cancellate, semmai sostituite nel tempo. Intanto, per illuminare il percorso anche di sera, sono stati appesi 75 lampadari. Il più imponente è una scritta in arabo che si estende su tre case, come una lunghissima edera, e recita un poema d’amore del siariano Nizar Qabbani : «Sei bella, invecchi sul filo del tempo, ma la tua bellezza resta eterna nei miei versi». E’ una metafora per questo villaggio.
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