edoardo bove

“IL DEFIBRILLATORE FA PARTE DI ME, SI SENTE AL TOCCO. È COME UN TELEFONO, UN PO’ PIÙ PICCOLO, TRA LE COSTOLE E LA PELLE” – EDOARDO BOVE, DOPO L’ARRESTO CARDIACO DEL DICEMBRE 2024 DURANTE FIORENTINA-INTER, L’IMPIANTO DI UN DEFIBRILLATORE SOTTOCUTANEO E “UN ANNO MOLTO DIFFICILE” RICOMINCIA DAL WATFORD: “HO CAPITO COME ACCETTARE CIÒ CHE MI È SUCCESSO. CI CONVIVO SENZA PROBLEMI. HO CONSULTATO DIVERSI ESPERTI, SIAMO ARRIVATI ALLA DECISIONE CHE POSSO RIPRENDERE A GIOCARE. MI TENGO SOTTO CONTROLLO. È UNA SECONDA CHANCE CON LA VITA, NON SOLO COL CALCIO”

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Da leggo.it

 

Dopo l’arresto cardiaco del dicembre 2024 durante Fiorentina-Inter, l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo e «un anno molto difficile», Edoardo Bove ricomincia dal Watford, «una squadra che è un po’ come una grande famiglia», grazie anche a un proprietario italiano, Gino Pozzo, e un direttore tecnico, Gianluca Nani, che lo tratta come se fosse «un figlio, o un fratello minore» e ne parla con orgoglio paterno.

edoardo bove

 

Bove racconta al Corriere della Sera che sta imparando a conoscere il mio nuovo corpo. «Ho capito come accettare ciò che mi è successo. Ci convivo senza problemi e sono felice di essere qui. Il Watford non è una seconda scelta, è una sfida».

 

«All’inizio quando ho cominciato a correre, sei sette mesi fa, quando mi sentivo il cuore che batteva veloce me ne rendevo conto, ci pensavo - racconta - È l’aspetto psicologico.

 

È chiaro che dopo un evento del genere hai pensieri diversi, ma devi abituarti. Il defibrillatore ora è parte di me, anche se non gli ho dato un nome. È come un telefono, un po’ più piccolo, tra le costole e la pelle.Si sente al tocco, senza la maglietta si vede, ma non mi dà alcun problema. Il primo mese, dopo l’intervento, ho dovuto abituarmi».

 

La seconda chance

edoardo bove

Poi ammette di non avere più paura: «Il mio problema si è verificato all’età perfetta, non ero troppo giovane per capire cosa mi stava successo o troppo anziano per ricominciare. Ho consultato diversi esperti, siamo arrivati alla decisione che posso riprendere a giocare. Mi tengo sotto controllo. È una seconda chance con la vita, non solo col calcio».