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BYE BYE STARMER: IN INGHILTERRA COMINCIA L’ERA BURNHAM – L’EX SINDACO DI MANCHESTER OGGI VERRÀ "INCORONATO" DAL VERTICE LABURISTA PER ACCLAMAZIONE. STRADA SPIANATA PER DIVENTARE CAPO DEL GOVERNO AL POSTO DEL DIMISSIONARIO KEIR STARMER CHE ANNUNCIA: “QUI FINISCE LA MIA AVVENTURA POLITICA”. LUNEDÌ MATTINA BURNHAM RICEVERÀ L'INCARICO DA RE CARLO - NON MANCANO GLI INTERROGATIVI SUL DEFICIT DEMOCRATICO DI UN CAMBIO DI LEADER, DI PRIMO MINISTRO E DI GOVERNO CHE AVVIENE IN QUESTO MODO. I GIORNALI DI DESTRA PARLANO DI “MESSIA SENZA MANDATO...”

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Marco Varvello per "la Stampa" - Estratti

 

«Coronation», incoronazione.

 

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È normale usare questo termine per l'ascesa al trono del sovrano inglese. Un po' meno per l'elezione di un nuovo leader di partito, a maggior ragione se si tratta del partito Laburista, storicamente rappresentante politico dei lavoratori e dei sindacati. La sinistra del Paese. Eppure è proprio quello che accadrà oggi in tarda mattinata ad Andy Burnham, che verrà "incoronato" dal vertice laburista per acclamazione, visto che non si sono presentati altri candidati.

 

L'ex sindaco di Manchester aveva scoraggiato ogni potenziale sfidante raccogliendo in anticipo il sostegno della stragrande maggioranza (95 per cento) del gruppo parlamentare e dei vertici delle Trade Unions.

 

Strada spianata, dunque, per diventare capo del governo al posto del dimissionario Keir Starmer. Lunedì mattina il premier uscente si presenterà a re Carlo III per rassegnargli il mandato. Subito dopo Burnham riceverà l'incarico. Nessun ricorso alle urne dunque e nemmeno un dibattito pubblico o un congresso di partito.

 

KEIR STARMER ANDY BURNHAM

Procedura che indubbiamente garantisce un passaggio delle consegne rapido e incontestato. Non a caso la sterlina si è rafforzata da quando è apparso chiaro che non ci sarebbe stata una lotta interna ai Laburisti e che la transizione sarebbe stata veloce. Non mancano però gli interrogativi sul deficit democratico di un cambio di leader, di primo ministro e di governo che avviene in questo modo.

«Non è la prima volta che accade e dal punto di vista costituzionale è ineccepibile», spiega a La Stampa il massimo costituzionalista inglese, Philip Norton, barone, membro della Camera dei Lord, una infinita serie di titoli accademici e di libri sul funzionamento delle istituzioni britanniche.

Andy Burnham

«Il punto chiave per il capo di governo è avere la maggioranza parlamentare, che i Laburisti hanno ampiamente conquistato con la vittoria elettorale del 2024 – continua Lord Norton –. Se per calcolo politico poi hanno scelto di cambiare leader e quindi dare al Paese un nuovo premier ne hanno facoltà. Il ricorso alle urne non è richiesto».

 

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«Un Messia senza mandato»: i giornali di destra sparano titoli cubitali come questo, mentre molti auspicano maggiore trasparenza, tanto più dal partito della sinistra britannica, socialdemocratico e progressista. «In effetti se il processo è costituzionalmente ineccepibile può essere però opinabile politicamente – continua Lord Norton –. Anche in tempi recenti i Conservatori hanno fatto cambi di leadership in questo modo. La novità è che anche i Laburisti hanno adottato lo stesso metodo».

 

ANDY BURNHAM

In questa scelta pesa chiaramente il fallimento di Keir Starmer, che in due anni di governo ha dilapidato credibilità e consensi tanto da perdere tutte le elezioni locali successive alle politiche. Da qui la necessità per il partito di trovare un leader più efficace e anche migliore comunicatore. Nel mondo della politica spettacolo di oggi l'onesto ma grigio Starmer ha mostrato tutti i suoi limiti. Ha salutato in Parlamento dicendo: «Qui finisce la mia avventura politica».

 

 

Da lunedì dunque sarà Andy Burnham a guidare il governo. Era già stato sottosegretario e ministro con Blair e Gordon Brown. Poi la brillante esperienza amministrativa in una delle aree più importanti del Paese, la Grande Manchester. Se in politica estera, a cominciare dal sostegno ferreo all'Ucraina, non sono attese novità, il cambio si vedrà probabilmente nelle scelte di spesa sociale (più case popolari), nell'intervento statale in economia, nella maggiore tassazione delle fasce alte di reddito e in un più deciso riavvicinamento all'Unione europea.

 

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