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COME DAGO-DIXIT, LO STATO ITALIANO SI È ASSICURATO UN’OPERA ASSAI BRUTTINA DI ANTONELLO DA MESSINA, UN ECCE HOMO DI METÀ QUATTROCENTO, GRANDE POCO PIÙ DI UN FRANCOBOLLO (19,5X14,3 CENTIMETRI), PER UNA CIFRA INTORNO AI 12 MILIONI DI DOLLARI - A DARE PARERE POSITIVO, IMPEGNANDOSI PER L’OPERAZIONE, È STATO IL COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DI CUI FA PARTE ANCHE IL CRITICO SINISTRELLO TOMASO MONTANARI, PREZZEMOLONE DEI TALK SHOW – IL QUADRO DOVREBBE ENTRARE NELLA COLLEZIONE DEL MUSEO DI CAPODIMONTE, A NAPOLI…
DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…
L ECCE HOMO DI ANTONELLO DA MESSINA COMPRATO DALLO STATO ITALIANO
L’ITALIA COMPRA L’ANTONELLO DA MESSINA CHE CAMBIÒ PER SEMPRE GLI ECCE HOMO
Estratto dell’articolo di Dario Pappalardo per “la Repubblica”
Un Antonello da Messina entra nelle collezioni dello Stato italiano. Con destinazione Napoli, Museo di Capodimonte, probabilmente. Le bocche al Ministero della Cultura restano ancora cucite.
Eppure il gossip si rincorre […]. Da quando, lo scorso 5 febbraio, un Ecce Homo dipinto su legno a metà Quattrocento, il lotto 18, è stato ritirato dalla vendita degli Old Masters da Sotheby’s, a New York. Il motivo è che, segretamente, Roma stava giocando la sua partita. Che si è conclusa pattuendo una cifra intorno ai 12 milioni di dollari. La stima dell’opera oscilla tra i 10 e i 15.
A dare parere positivo, impegnandosi per l’operazione, è stato il comitato tecnico-scientifico del Mic composto da Mauro Agnoletti, Daniele Malfitana, Maria Cristina Terzaghi, Tomaso Montanari e Italo Muntoni.
Il gallerista Fabrizio Moretti ha fatto da intermediario con l’ultimo proprietario del dipinto, un collezionista cileno, e la casa d’aste americana. Si è evitato così che si andasse al rilancio. Anche perché, in questo caso, il rischio era che il prezzo salisse alle stelle.
12 milioni sembrano troppi? «Per Antonello sono pochi – sostiene una fonte autorevole all’interno del mondo dei musei che vuole restare anonima – anche perché questo è l’ultimo rimasto sul mercato. Di opere sue autentiche ce ne sono una quarantina in tutto il mondo».
Stavolta, ci sono pochi dubbi. È un caso ben diverso dal crocifisso attribuito a Michelangelo che l’Italia acquistò tra le polemiche nel 2008 per 3,25 milioni di euro.
L’Antonello da Messina in questione fu individuato per la prima volta da Federico Zeri. […]
La tavola, databile all’inizio degli anni Sessanta del Quattrocento, misura 19,5 x 14,3 centimetri ed è dipinta su due lati. Sul retro del Cristo, infatti, compare un San Girolamo nell’eremo il cui volto è quasi sparito.
Questo perché, secondo la ricostruzione di Zeri, l’immagine, conservata in una bisaccia di cuoio per essere trasportata, era oggetto di devozione privata, veniva consumata di baci e sfregamenti. Come ha poi confermato anche Fiorella Sricchia Santoro, massima esperta di Antonello da Messina. Non si tratta di un quadro sconosciuto, ma presente in più mostre dedicate al pittore messinese che visse dal 1430 al 1479. […]
Questa che sta arrivando da New York sarebbe la prima della serie che cambiò l’iconografia dell’uomo dei dolori – Gesù sofferente – trasformando l’icona bizantina in un soggetto moderno. Antonello è considerato anche il pittore rinascimentale che diffuse la tecnica a olio, di origine fiamminga, in Italia. I documenti su di lui sono rari. Si parla di un apprendistato a Napoli: Colantonio, attivo alla corte aragonese, era il suo maestro. È per questo che il Museo di Capodimonte è quasi sicuramente il luogo dove sarà collocato l’Ecce Homo.
La parola finale spetta al ministro Alessandro Giuli e al responsabile della Direzione generale musei Massimo Osanna. Ma il palazzo borbonico dovrebbe spuntarla sulla Pinacoteca di Brera a Milano e l’Accademia di Venezia, le altre istituzioni candidate. […]
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