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Roberto Perrone per âIl Corriere della Sera'
Un caldo giorno del luglio 2005, all'hotel Sheraton di Montreal, stanchi ma felici e sodali, Giovanni Malagò, Paolo Barelli e Gianni Rivera, rispettivamente presidente del comitato organizzatore, presidente della Federnuoto e rappresentante del Comune di Roma, festeggiavano l'assegnazione alla Capitale dei Mondiali di nuoto 2009. Alla sera sarebbero andati a cenare alla Queue de Cheval, una delle migliori steak house del mondo.
Nulla faceva presagire che la decisione della Fina avrebbe trascinato Barelli e Malagò in un'inimicizia personale e in una faida che, con uno scarno comunicato, il Coni ha riacceso annunciando di aver trasmesso «gli atti all'autorità competente». In discussione ci sarebbe un doppio finanziamento che la Fin, però, sostiene essere regolare. Si tratta delle risultanze dell'audit (verifica) sulle varie federazioni avviato nell'estate 2013. Guarda caso, l'unica con presunte magagne (addirittura di «rilevanza penale» secondo un parere «pro veritate») è la Federnuoto dell'odiato Barelli.
Tutta la faccenda è stata accelerata per chiudere prima dell'Olimpiade. Perché proprio ora? Cosa costava aspettare la fine dei Giochi? Strana vicenda, non gradita da molti altri presidenti di federazione, perché, secondo una prassi consolidata, prima di portare le carte in tribunale, si regola la faccenda all'interno del Coni, chiedendo ragione nel merito. La Federnuoto, «sorpresa» (ma non troppo) e pronta a sua volta ad andare in tribunale, replica punto su punto, citando cifre, provenienza e utilizzo.
Perché siamo arrivati qui? Per un fatto personale. Barelli e Malagò entrarono in collisione quasi subito per la gestione dei Mondiali. Barelli tentò di far fuori Malagò, considerandolo inadeguato al ruolo. Alla fine si trovò un compromesso: a Roma 2009, c'erano due di tutto, da due direttori generali a due bagnini. Malagò, non ancora presidente Coni, appoggiò Giorgio Quadri contro Barelli alle ultime elezioni Fin.
Diventato capo dello sport italiano, ha avviato l'attacco finale: nell'estate del 2013, complice involontaria Federica Pellegrini e volontaria la potente Pro Recco, le prime bordate. Obbiettivo: con il puntello di irregolarità amministrative si può arrivare al commissariamento della Fin e ad estromettere Barelli. Per ora due cose sono certe: la presunzione d'innocenza e la pessima immagine dello sport italiano alla vigilia di Sochi.
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