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IL COVID SI PORTA VIA ANCHE MICHAEL ANTONELLI: IL CICLISTA 21ENNE NEL 2018 ERA RIMASTO VITTIMA DI UNA CADUTA IN GARA ED ERA STATO OPERATO AL CERVELLO. DA QUEL MOMENTO IL RAGAZZO DI SAN MARINO, CONSIDERATO UN GRAN TALENTO DEL CICLISMO, HA INIZIATO UNA LUNGA E FATICOSA BATTAGLIA SOSTENUTO DALLA FAMIGLIA MA ANCHE DALLA SOLIDARIETÀ DI MOLTI CICLISTI, TRA CUI VINCENZO NIBALI. IL VIRUS HA AVUTO LA MEGLIO SU UN ORGANISMO GIÀ FORTEMENTE DEBILITATO
Marco Bonarrigo per corriere.it
Nelle tante foto disponibili sul web, il suo volto da ragazzino buono è sempre incorniciato dalla maglia gialla e blu della Mastromarco-Sensi, la forte squadra di ciclisti dilettanti toscani in cui è cresciuto anche Vincenzo Nibali. Non la indossava più Michael Antonelli, morto giovedì sera 4 dicembre all’ospedale di San Marino dove era stato ricoverato il 30 novembre, giorno del suo ventunesimo compleanno. Aveva 21 anni, ed è morto per le complicanze dovute al Covid, due anni e mezzo dopo un gravissimo incidente di bicicletta che stava faticosamente cercando di recuperare.
L’incidente nel 2018
Era la mattina di Ferragosto del 2018, si correva la Firenze-Viareggio, una classica del ciclismo giovanile nazionale riservata agli Under 23. Quando il gruppo di testa ha affrontato una discesa in località Limestre, nell’Appennino pistoiese, una caduta in un tornante ha coinvolto diversi corridori facendo precipitare Michael in un burrone difficile da raggiungere perfino dai soccorritori. Agli uomini del 118 le sue condizioni sono sembrate subito disperate. Colpito da grave emorragia interna al cervello, Michael venne trasportato all’ospedale fiorentino di Careggi e subito operato.
La difficile battaglia
Da quel giorno il ragazzo di San Marino, considerato un gran talento del ciclismo, ha iniziato una lunga e faticosa battaglia sostenuto dalla famiglia ma anche dalla solidarietà di molti ciclisti, tra cui Vincenzo Nibali, che hanno contribuito al pagamento delle cure. I suoi compagni del team Alice Bike MyGlass, con cui gareggiava da juniores, hanno corso per due stagioni indossando una catenina a forma di cuore con scritto «Forza Michael».
Grazie al lavoro di medici e riabilitatori (è stato a lungo ricoverato all’istituto di Montecatone (Imola) e poi al Centro di Riabilitazione Luce sul Mare di Torre Pedrera di Rimini) Michael era riuscito a riconquistare una certa autonomia e a tornare a casa. Poi è arrivato il Covid che in pochi giorni ha avuto vita facile su un organismo fortemente debilitato.
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