gian piero gasperini

“GASP, L’UOMO CHE CREDEVA ALLA CHAMPIONS, QUANDO NESSUNO CI CREDEVA, E ORA TUTTI CREDONO IN LUI” – GIANCARLO DOTTO CELEBRA IL GRANDE LAVORO DI GIAN “BURRASCA” GASPERINI CHE HA PORTATO LA ROMA AL TERZO POSTO: “ACCOLTO CON DIFFIDENZA, ORA È AMATO DA TUTTI. HA TRASFORMATO TRIGORIA IN UNA SETTA DI MONACI GUERRIERI DEDITI ALLA CAUSA. UN UOMO CHE SA QUELLO CHE VUOLE, SA COME DIRLO, SA COME FARLO. IL CHE LO RENDE INESORABILE. GASP A ROMA, NELLA ROMA, È UNO SCANDALO RASSICURANTE. È UN IMPRENDITORE DALLE IDEE CHIARE CHE NON SI LASCIA TRAVOLGERE DALL’EBBREZZA DELLA SUA UBRIACANTE PROPOSTA…”

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Giancarlo Dotto per il Corriere della Sport

 

gian piero gasperini 4

  Quando alla fine quei ragazzacci pericolosamente inclini al godimento nel paese del Bentegodi altrui lo hanno preso per le ascelle, poi per le gambe, e lanciato più volte in aria, quell’omarino di ferro che sa come piegare il ferro, ma ora fragile e anche un po’ spaventato, abbiamo temuto per lui ma, soprattutto, ci siamo chiesti: che cosa diavolo stavano davvero lanciando in aria quelle belve felici?

 

Registrato all’anagrafe come Gian Piero Gasperini di Grugliasco, anni 68, figlio di Antonietta e Giuseppe, detto Gasp per quanto somiglia al suono dello smarrimento di chi ne affronta le tumultuose maree, lui, l’aria del furetto, animale che morde solo quando è arrabbiato (quasi sempre) o frustrato (quasi mai), trascorsi vari,

 

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quasi sempre di lusso a Genova e a Bergamo, da un anno a Roma, accolto che chiamarla diffidenza è poco, e ora, lanciato in aria, umido di commozione vera, lui, il ferrigno piemontese, che lanciava alla vigilia slogan del tipo «Daje!» o «Scateniamo l’inferno!», nella immedesimazione ormai pressoché definitiva con Massimo Decimo Meridio, il gladiatore.

 

 

Caso di stupefacente mutazione per l’uomo che aveva Bergamo nel suo passato a la Juventus nel suo destino, da sempre, destino schivato perché non era affatto il suo destino. Resta la domanda. Cosa hanno davvero lanciato in aria quei ragazzacci quella notte a Verona del 24 maggio? E una città intera che esultava a circa cinquecento chilometri di distanza e, che ci crediate o no, quella città era Roma.

 

L’uomo che credeva alla Champions, quando nessuno ci credeva, e ora tutti credono in lui. L’uomo dalla gesticolazione furiosa e dal pragmatismo feroce. Gian Burrasca Gasperini.

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(…) E Trigoria, tutta, o quasi, diventò un festoso e operoso convento, luogo di devozione e di applicazione, una setta di monaci guerrieri dediti alla causa. Ne accaddero da quel giorno di cose strane e belle, di colpi Mancini e non solo, di paradossi come solo nella mistica più estrema, del Malen che diventa la pietra miliare del Bene.

 

Di guardare e non crederci un ostrogoto, sempre lui, quello della testa bianca, danzare come una libellula sotto la Sud, come una vestale, il matrimonio impossibile che si celebrava sotto gli occhi di tutti, uno scandalo senza senso e per questo degno di essere raccontato. Gasp come Sabrina Ferilli, solo che stavolta non era lo spogliarello promesso per uno scudetto raggiunto, ma la danza inventata per un’impresa impossibile. Gasp.

gian piero gasperini

 

Un uomo che sa quello che vuole, sa come dirlo, sa come farlo. Il che lo rende pressoché inesorabile. L’equivalente di un eroe positivo. Tex Willer e la sua colt fumante, nella città dove la somma dei rumori cancella la possibilità che si dica mai veramente qualcosa. L’austero Gasp che danza come tarantolato sotto la Sud.

 

Un’allucinazione collettiva di un popolo sotto acido lisergico? L’uomo che era stato a un passo dallo scappare da una città che stava imparando ad amare, l’uomo dell’impazienza, l’uomo che soffre l’andamento lento, che stranisce di brutto nella palude dei nemici invisibili. L’uomo che i sogni sono roba da poveracci, quando non si ha l’energia e la perseveranza per inseguirli.

 

Sfilarli dal loro scrigno, smontarli e rimontarli pezzo a pezzo e poi lucidarli, lucida pazzia, fino a che non si rassegnano a diventare una bellissima realtà. Da maneggiare e rimaneggiare.

 

Gasp a Roma, nella Roma, è uno scandalo rassicurante. È quello che vedete. Un imprenditore dalle idee chiare che non si lascia travolgere dall’ebbrezza della sua ubriacante proposta. Produce un ottimo vino, ma lascia che siano gli altri, i tifosi, ad annegare felici com’è giusto nelle botti del suo Barbera.

GASPERINI E IL PRANZO CON LA SQUADRA