DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER…
1. LA MOSSA VINCENTE DARMIAN-CANDREVA
Gianni Mura per “La Repubblica”
E una il 2-1 all’Inghilterra vale più dei 3 punti. Prandelli ritrova la squadra che voleva e la ritrova quando conta davvero. Gol di Marchisio e Balotelli, buona prova collettiva con qualche sbavatura in difesa, ma vittoria che vale parecchio. Intanto, al vero spareggio del dentro o fuori andranno Inghilterra e Uruguay, mentre gli azzurri troveranno il sorprendente Costarica.
Ma da ieri è un’altra Italia, più consapevole, meno timorosa, perché con gli inglesi ha giocato incerottata, ma ha vinto. Come Prandelli ha vinto la partita a scacchi con Hodgson, che ha lasciato il povero Baines in balia della tenaglia Candreva-Darmian senza tentare una contromossa.
Altre note liete: squadra concentrata sempre e solidale, cresciuta alla distanza, più sicura. Molti inglesi coi crampi, nessun azzurro. Pirlo in versione amministratore, poi più illuminato e illuminante, la traversa gli nega il 3-1 nel recupero. Buoni assistenti De Rossi e Marchisio. Balotelli che va in gol dall’area piccola e forse si convincerà che si può segnare anche stando vicino alla porta. Darmian che (converrebbe aspettare ma lo dico) ricorda il Grosso del 2006. Sirigu molto reattivo.
E ancora, ma fin dall’inizio, una grande forza morale. Ultima tegola prepartita: Buffon, il capitano, la colonna. Tutte iatture che potrebbero condizionare. E Sirigu sarà all’altezza? Sì, ma si può dire dopo. Gli azzurri non sembrano intimiditi né preoccupati, anche se le prime occasioni sono degli inglesi, favoriti da errori di Chiellini e Paletta ma anche delle veloci iniziative di Sterling, preferito a Lallana. Un po’ alla volta, ma spesso a ritmi troppo bassi, l’Italia prende il controllo del centrocampo, giocando con fraseggi fitti e corti che s’interrompono ai limiti dell’area inglese.
Funziona bene, in tandem con Candreva, Darmian sulla destra. Bella disinvoltura in questo debuttante. Non lo si può dire di Paletta, in costante affanno. Barzagli rattoppa dove e come può. Per esserci, ci siamo. Gli inglesi aspettando un errore a centrocampo per ripartire in contropiede: era un rischio previsto, è una scelta precisa.
La partita, condizionata dal caldo e dunque sonnolenta a tratti, si accende con Marchisio, gran tiro dal limite su velo di Pirlo. E con l’1-1 di Sturridge, quasi immediato. E, da mordersi le mani, con un pallonetto di Balotelli che Jagielka respinge sulla linea, e ancora con un palo di Candreva. Poi, Balotelli chiede e Pirlo timbra. Solo l’Olanda, fin qui, ha giocato meglio dell'Italia. E adesso, il Costarica.
Già, il Costarica. Loro continuavano a dirlo: non siamo qui a fare la squadra-materasso. Ma sembrava, appunto, una delle cose che si dicono per necessità, per dovere, non per convinzione. E invece hanno subito messo in chiaro le cose, i ticos, relegando al ruolo di materasso il magno Uruguay.
Una delusione Cavani, un fantasma Forlan, a farfalle Muslera e la pregiata contraerea Godin-Lugano. Altro grande tonfo, dopo la Spagna, e con le stesse modalità: crollo nel secondo tempo e vastissime praterie per il contropiede avversario. Occhio a Campbell, che Wenger scoprì giovanissimo e che fa reparto da solo. Ci sarà tempo per parlare di lui e dei suoi compagni. Per ora, complimenti.
2. I DUE SEGRETI: LA TECNICA E LA TESTA
Mario Sconcerti per il Corriere della Sera
Bellissima partita, per comportamento e qualità complessiva migliore anche della media mondiale del 2006. E ottimo il risultato soprattutto dopo la sconfitta pallida dell’Uruguay, anche se adesso preoccupa la Costa Rica. Per un’ora è stata la partita che si aspettava, con l’Italia discreta padrona del campo e gli inglesi pronti a un contropiede molto poco british ma estremamente veloce e tecnico.
L’Inghilterra si è come divisa in due parti, lasciando sei giocatori a difendere e quattro a ribaltare l’azione. Hodgson ha cercato la sorpresa alternando i suoi fantasisti nei vari ruoli di attacco. Rooney ha fatto spesso l’ala sinistra, Sterling era il primo a circolare intorno a Pirlo. Per molti minuti l’Italia ha sofferto negli ultimi 20 metri, troppo rapidi gli avversari e diversi nel modo di tentare il dribbling.
Poi l’Italia è uscita dominando nei 50 metri di mezzo, come era previsto. Molta la differenza di qualità e l’esperienza. De Rossi, Pirlo, anche Verratti, hanno tenuto il pallone dettando ritmi lenti ma giocando spesso di prima. Tanto controllo della partita non ha dato grande profondità. L’Italia ha segnato al primo tiro, poi ha colpito un palo in mischia. Non c’è mai stata negli ultimi 10 metri la pericolosità che veniva preparata con tanta costanza.
Veniva quasi da chiedersi a cosa servisse un centravanti se la squadra lo ignora perfino culturalmente, un’Italia che prende forza nel palleggio ma anche si annulla nel cercare l’ultimo passaggio. Poi l’azione dell’unica ala in campo, Candreva (il migliore), e finalmente un cross secondo regola. E qui Balotelli ha fatto l’attaccante di mondo, colpo di testa ravvicinato, preciso, dietro i difensori inglesi che non sono facili da battere di testa.
Non un grande gol, ma un vecchio classico che non ricordavamo più. Il ritorno di un vero centravanti. Nel complesso, due gol in meno di 50 minuti erano quasi il massimo da aspettarsi. Ma c’è stato poco lasciato al caso in questo gioco cerebrale, l’Italia ha sempre dato la sensazione di avere il campo in mano, meno elettrica dei giovani inglesi, ma infinitamente più tecnica, più consapevole.
Un buon calcio, forse il più ragionevole visto dall’inizio di questo Mondiale. Non il migliore, ma logico, voluto, capace di andare oltre i propri limiti. Forse il miglior inizio italiano da molti anni a questa parte. Adesso comincia un Mondiale che non è più imprevisto, è stato costruito uomo su uomo, facendo di una formazione inedita una vecchia conoscenza amica. Non cominciamo adesso a pensare di vincere, ma possiamo tenerci la coscienza che siamo in gara.
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