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Francesco Saverio Intorcia per “La Repubblica”
Il convegno dell’Uefa a Roma sul rispetto delle diversità, aperto dalla stoccata di Michel Platini a Carlo Tavecchio, s’è chiuso ieri con un altro attacco, portato da Anthony Baffoe, commissario Fifa e ambasciatore di FARE, la campagna antirazzista in Europa. Rivolgendosi a Fiona May in platea, ha detto: «Avrai tanto da lavorare contro il razzismo, con un presidente neoeletto che non capisce queste cose e ha fatto esternazioni molto gravi. Io non voglio che la Figc ti usi».
Baffoe, ex difensore ghanese della Bundesliga, era commissario della finale mondiale, ha accompagnato Germania e Argentina in campo a Rio. «Le parole di Tavecchio? Gravi e inappropriate. Non si è scusato davvero, ha detto che non pensava quelle cose: ma bisogna pensare, prima di parlare. La sentenza Uefa? Aspettiamo e poi ne riparliamo... ». Fiona May ha chiarito: «La Figc non mi sta usando: sono un consigliere, ho un ruolo importante. Ringrazio Baffoe, è una spinta ulteriore a fare bene».
L’ospite d’onore era Clarence Seedorf, che ha liquidato il recente passato con una battuta («Non cerco una panchina, ho il contratto col Milan... ») e denunciato che «ci sono pochissimi ex calciatori neri diventati allenatori, è triste, è più difficile farsi accettare».
Poi ha avanzato una proposta: la stretta di mano obbligatoria a fine partita. «Aveva cominciato la Fiorentina, deve diventare un obbligo come nel rugby, per cambiare la mentalità sbagliata del calcio: la partita finisce, si accetta il risultato, anche una sconfitta all’ultimo minuto, si resta lì tre minuti e si tende la mano all’avversario. Sarebbe un’evoluzione culturale e un esempio per i tifosi: non ha senso continuare a dibattere se la partita è finita».
Tavecchio riapparirà oggi in via Allegri per il Consiglio federale, così come Claudio Lotito, che presenterà le sue proposte di riforma. Ieri è stato punzecchiato dal ds della Roma Walter Sabatini: «Il presenzialismo di Lotito è divertente, non lo vogliono alla Lazio e allora si mette la tuta della Nazionale». Il patron biancoceleste in una nota ribadisce che la sua presenza «prevista dal regolamento, non ha mai assunto un carattere invasivo o inopportuno» e legge nelle polemiche di questi giorni «un chiaro e gattopardesco tentativo di lasciar tutto cosi com’è».
Ma persino il n. 1 del Coni, Giovanni Malagò, lo invita a un passo indietro: «Ci sono cose non scritte da prendere in considerazione, Lotito sa perfettamente che ci sono momenti in cui la natura della persona deve mettere da parte quelle che sono le legittime possibilità».
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