sofia goggia

“SPESSO SU DI ME HO AVVERTITO UNA PRESSIONE ESAGERATA. E NON ERO IO A METTERMELA ADDOSSO” – LA QUASI 34ENNE SOFIA GOGGIA SI LAUREA ALLA LUISS IN SCIENZE POLITICHE E PARLA DELLA SUA AZIENDA AGRICOLA (E DELLE SUE GALLINE OVAIOLE): “QUANTO ANDRÒ AVANTI CON LO SCI? NON SO, DI SICURO NON SONO PIÙ DISPOSTA A SOPPORTARE LE CONSEGUENZE DI UN GRAVE INCIDENTE COME QUELLO AL PIEDE - QUINDI RISCHIERÒ DI MENO? IN ASSOLUTO NO, MA SONO DIVENTATA PIÙ ACCORTA. IL FINE CARRIERA NON È DEFINITO. PER RESTARE IN TEMA, GALLINA VECCHIA FA BUON BRODO”

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Flavio Vanetti per corriere.it - Estratti

La gallina non è un animale intelligente, cantavano Cochi e Renato. Sofia Goggia se la sente di eccepire: «No, sono intelligenti: tra di loro ci sono dinamiche che sono esattamente quelle che si presentano tra noi umani».

sofia goggia

 

(…) Il menisco operato La laurea ormai solo da festeggiare, il «sequel» di una stagione difficile ma comunque vincente, la ripartenza e il futuro. Sofia si è appena fatta sistemare un pezzo di menisco nel ginocchio destro che le dava fastidio («Operata al volo in artroscopia: dentro al mattino e fuori alla sera, uscendo sulle mie gambe senza stampelle; il dottor Panzeri è un drago») e ha voglia di parlare di certi temi. Ma prima indugiamo ancora tra pennuti, uova, sostenibilità.

 

(…) Le visite di Sofia Goggia a quella che è anche la sua azienda — per inciso: le 4.000 uova prodotte ogni giorno sono vendute a ogni livello, dall’ambulante di piazza, alle catene di supermercati, ai ristoranti — non sono giocoforza frequenti: «Il tempo che ho è risicato». Ma quando trova il modo di salire a Lonno, le si apre una dimensione che ama: «Le galline mi ispirano? Be’, non darei una chiave di lettura di questo tipo. Ma venire qui, prenderne qualcuna in braccio e coccolarla — una l’ho chiamata Rosita —, mettermi davanti al rullo trasportatore per raccogliere le uova e confezionarle è un’attività ludica e catartica».

 

SOFIA GOGGIA

Una catarsi, comunque, è stata anche la fine del percorso che l’ha condotta alla laurea triennale in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, con tesi su «Propaganda e soft power nella storia dei Giochi olimpici dall’antica Grecia ai giorni nostri». Catarsi perché l’ha resa dottoressa («Lo scrivo sul casco? Ma no, dai») e l’ha liberata dalla complessità di gestire sport e studio. Sofia ha già ricevuto la comunicazione, entro giugno ci sarà la proclamazione con la consegna della ghirlanda d’alloro.

 

Fino a quel giorno il voto resta segreto, ma scommetteremmo sul 110 e lode. «È stato un “viaggio” impegnativo, anche per le regole della Luiss: gli esami, per dire, vanno sostenuti in presenza. Così mi è capitato di darne uno dopo le gare di St. Moritz e prima di quelle di Val d’Isère.

 

sofia goggia - gigante olimpiadi milano cortina

Al lunedì ero a Roma, il martedì sera ero già in Francia. Ho esplorato il senso, le dinamiche, a volte le contraddizioni dei Giochi. Alla fine ho capito la loro immutata importanza, visto che determinano svolte decisive per le città che li ospitano. Sono ancora un modello? Per me sono un modello perpetuo».

 

Gli alti e i bassi Non è stato semplice il cammino, dicevamo, e Sofia ha sofferto, a fronte dei vantaggi dello schema di studio «dual career» garantito dall’ateneo, l’impossibilità di seguire le lezioni: «Avrei voluto vivere la contaminazione rispetto alle loro idee. Questo mi è mancato. Ma l’avevo messo in conto e comunque studiare all’università, anche se all’inizio è stato complicato perché ho dovuto recuperare un metodo di lavoro, è stato bellissimo».

 

Non sa ancora se aggiungerà il biennio di specializzazione. Per tante ragioni — «È come se chiedeste a uno ricoverato per un’abbondante libagione che cosa mangerà la sera» — e per il fatto che la Goggia atleta bussa di nuovo alla porta, pronta a ricominciare dopo aver sistemato il ginocchio. L’annata è stata positiva — un bronzo olimpico di enorme valore in discesa, la Coppa del Mondo di superG «che ha completato la mia dimensione di velocista» — ma ci sono stati alti e bassi e fasi dure.

sofia goggia - gigante olimpiadi milano cortina

 

«Taglio corto e sintetizzo: spesso ho avvertito una pressione esagerata. E non ero io a mettermela addosso». Mettere ordine Cambia lo staff — lo storico skiman, Barnaba Greppi, è andato in pensione e al suo posto arriva l’altoatesino Markus Gufler; Luca Agazzi, l’allenatore, è passato alle discipline tecniche dell’Italia femminile — e la figura di riferimento torna ad essere Gianluca Rulfi, «che coordinerà sempre la Nazionale rosa, salvo seguire di nuovo me in particolare: mi trasmette equilibrio e serenità».

 

sofia goggia

La frase chiave sarà poi «mettere ordine». Significherà sistemare alcuni aspetti con il fornitore dei materiali, aggiustare quanto non ha funzionato in discesa, confermarsi in superG, restare ad alto livello in gigante. «Il 15 novembre compirò 34 anni. Quanto andrò avanti? Non so, di sicuro non sono più disposta a sopportare le conseguenze di un grave incidente come quello al piede: ecco, se potessi cancellerei quel giorno. Quindi rischierò di meno? In assoluto no, ma sono diventata più accorta. Il fine carriera non è definito: per restare in tema...gallina vecchia fa buon brodo».

 

sofia goggia mattarellaSERGIO MATTARELLA E SOFIA GOGGIA SERGIO MATTARELLA E SOFIA GOGGIAsofia goggia - gigante olimpiadi milano cortina

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