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FATE GLI SCONGIURI: L’ARBITRO DESIGNATO PER IL PLAYOFF-MONDIALE TRA ITALIA E BOSNIA È IL FRANCESE TURPIN, LO STESSO CHE HA ARBITRATO ITALIA-MACEDONIA DEL NORD NEL 2022, LA SEMIFINALE PLAYOFF PERSA DAGLI AZZURRI CHE CI TENNE FUORI DAL MONDIALE IN QATAR – A COMPLICARE ULTERIORMENTE IL MATCH, LE CONDIZIONI PRECARIE DEL CAMPO DI GIOCO DELLO STADIO DI ZENICA, DOVE SI GIOCHERÀ LA PARTITA: IN BOSNIA È CADUTA MOLTA NEVE NEGLI ULTIMI GIORNI E IERI, CON L’ARRIVO DELLA PIOGGIA, IL CAMPO DI GIOCO È UN PANTANO, AL PUNTO CHE NESSUNA DELLE DUE NAZIONALI HA DECISO DI SVOLGERE LÌ L'ULTIMO ALLENAMENTO…
1 - GATTUSO RITROVA ANCHE SCAMACCA C’È L’ARBITRO DELLA MACEDONIA
Ultime prove per Gattuso a Coverciano: l’Italia si è allenata con una selezione dell’Empoli Primavera, con tutti a disposizione, anche Scamacca che era arrivato in ritiro infortunato. Oggi ultima rifinitura prima della partenza nel pomeriggio per Sarajevo e trasferimento a Zenica. La formazione dovrebbe essere la stessa di Bergamo: anche se Esposito scalpita, la coppia d’attacco dovrebbe rimanere Kean-Retegui. Designato l’arbitro francese Turpin, come per Italia-Macedonia a Palermo, la semifinale playoff persa nel 2022 dagli azzurri.
2 - TUTTA LA BOSNIA DIETRO LA NAZIONALE, TIFOSI ANCHE DALL'ESTERO
(ANSA) -La partita più importante nella storia recente di Italia e Bosnia si gioca su un campo zuppo d'acqua e in condizioni precarie, tanto che nessuna delle due nazionali ha deciso di svolgere lì l'ultimo allenamento. Per gli azzurri la scelta è stata dettata dai timori per un meteo che domani non esclude freddo e neve, ma anche i bosniaci hanno preferito Sarajevo.
Scelte che non dispiacciono all'Uefa, nell'ottica di preservare le condizioni del manto. Intorno, gli spalti arrivano quasi in campo. Saranno in 9mila, su una capienza di circa 17mila posti, a spingere Dzeko e compagni verso l'impresa. Ma molti tifosi seguiranno il match dai balconi dei palazzi circostanti, non molto più lontani dal campo di quanto posta esserlo il terzo anello di San Siro.
E se la nazionale balcanica parte da outsider, il clima che si respira tra Sarajevo e Zenica è quello di un Paese che sogna l'impresa storica: tornare al Mondiale dopo 12 anni di assenza, con lo scalpo di una delle compagini più titolate della storia. Poco conta che anche gli azzurri guardino i Mondiali in tv da 12 anni, "siete sempre l'Italia", riconosce un cameraman mentre attende l'arrivo dei bosniaci al campo di allenamento del Fk Sarajevo, dopo la giornata libera concessa ieri da Sergej Barbarez. Una corsetta di riscaldamento - Dzeko a dettare il ritmo - e un po' di torello, prima di passare alle cose serie.
Al campo di allenamento ci si arriva percorrendo una strada sterrata e malandata in mezzo alle capre, all'ingresso c'è una scuderia con tanto di cavalli e alcune decine di tifosi in attesa del pullman della squadra. Non manca chi è arrivato dall'estero, dagli Stati Uniti per esempio, una delle destinazioni di coloro che fuggirono durante la guerra. Il biglietto è privilegio di pochi, stringersi intorno a un sogno è per tutti.
Dovrebbero riuscire a sedersi sugli spalti Samel e suo figlio Adin, che da Chicago sono arrivati a Vienna e da qui stanno ripartendo per Sarajevo. "Mi aspetto che vinciamo - racconta Samel, 49 anni, negli Stati Uniti dal 1994 - ma l'Italia è una potenza calcistica da tanto tempo. Sarà dura". Il video degli azzurri che esultano per la vittoria della Bosnia non lo ha visto, sa che esiste ma non lo impressiona. "È la competizione ed è un bene, fa uscire il meglio dei giocatori in ogni sport".
stadio Bilino Polje di zenica bosnia italia
Samel non sta solo andando a vedere una partita, per quanto sia forse la più importante nella storia della Bosnia. È cresciuto poco lontano da Zenica e sua madre vive ancora qui. Sta tornando a casa, in una cittadina industriale che è tra le più inquinate di uno dei Paesi più inquinati d'Europa, con un'acciaieria grande quanto una città che porta lavoro e problemi respiratori ai residenti. È qui che si concentrano gli sguardi di tutti i bosniaci, concentrati su uno stadio che sarà piccolino ma in cui il tifo si sente ed è incandescente. Un fortino, che a due giorni dal match sembrerebbe semplicemente un campetto di periferia se non fosse per le postazioni tv all'esterno.
Samel dev'esserci svenato, per esserci. "Non è importante, a qualunque costo", ribatte lui. Lo dice in inglese, "whatever it takes", nemmeno ci fosse da salvare la tenuta di una moneta europea. "E se vinciamo sarà perfino meglio".
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