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ITALIA DA APPLAUSI A PARIGI: CON LA FRANCIA IN NATIONS LEAGUE FINISCE 1-1! GRANDE PARTITA DEGLI AZZURRI, MONUMENTALE DONNARUMMA – CROSETTI: "AL DI LÀ DEL RISULTATO, È L’ATTEGGIAMENTO AD AVER COLPITO POSITIVAMENTE. DICE, PERÒ MANCA IL FUORICLASSE. ANCHE QUESTO È FALSO, CE L’ABBIAMO E GIOCA IN PORTA. E C’È IL CENTRAVANTI CHE SA FATICARE E SEGNARE (NON IERI), CIOÈ PIO ESPOSITO. IL MANCIO SARÀ PURE ANTIPATICO MA NON È UN CARPENTIERE, SENZA OFFESA. È BRUNELLESCHI” – QUALCUNO SALVI LA NAZIONALE DAL MINISTRO ABODI E DAL PRESIDENTE DEL CONI BUONFIGLIO CHE VOGLIONO COMMISSARIARE LA FIGC – ADANI E GLI ELOGI A DA CUNHA CHE DOPO POCO REGALA IL GOL DEL PARI AGLI AZZURRI - VIDEO

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ADANI E DA CUNHA

 

Maurizio Crosetti per repubblica.it - Estratti

Sulla strada della conoscenza di sè, questi pochi giorni azzurri valgono più di una sfilza di anni. Ora sappiamo di essere una squadra, una vera e multipla squadra, che nel tempo potrebbe anche diventare una squadra forte. Ci sono idee, e atteggiamenti, che sono come i pali di testa delle vigne: così si chiamano i pilastri che reggono le viti, nell’attesa della vendemmia.

 

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Una piccola vendemmia sono stati, pur senza altri gol, i minuti di recupero a Parigi, significativi e forse simbolici: cinque dell’Italia a pressare una delle migliori nazionali al mondo, per rubarle spazio e voler vincere. Il risultato non è il punteggio (e comunque, 1-1 nel salotto di Zizou non si butta via) ma l’atteggiamento.

 

(...) Siamo così sicuri che il nostro calcio non produca più talenti?

 

Che la storia dei vivai trascurati, del gioco perduto in strada, degli oratori e dei campetti dimenticati eccetera... Forse è un racconto da lasciar perdere, in parte sarà pure vero, ma Kayode e i fratelli Esposito, Vergara e Scalvini, Calafiori e Doumbia non li abbiamo raccolti sul pero. Dice, però manca il fuoriclasse. Anche questo è falso, ce l’abbiamo e gioca in porta. E c’è il centravanti che sa faticare e segnare (non ieri), cioè Pio Esposito. Il Mondiale ci ha spiegato che con l’organizzazione, la corsa e l’attenzione tattica, quasi tutti se la giocano con tutti. E gli azzurri sono ben più di quasi tutti.

 

 

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Ci sono momenti in cui il segno di Roberto Mancini si vede come un’incisione, netto e pulito. Perché è il segno del gioco: provare a dominare il territorio, attaccando non solo di rimessa. Il gol del pareggio è la dimostrazione del teorema, con Bastoni che si ripete dopo Bursa e dopo una stagione terrificante non solo in campo. Anche lui, come una parte non trascurabile della storia azzurra, sa trovare il meglio dopo aver vagato nelle tenebre. E comunque, come direbbe Zoff, il ragazzo è giocatore.

 

Se pensiamo a com’era iniziato il polittico della Nazionale, con la disarmante batosta belga, e come ha ripreso senso, direzione e risultato in Turchia, ecco che la sfida assolutamente alla pari con i colossi francesi, maestri non soltanto di tecnica ma specchio di bellezza, ci dà fiducia. Questa di Saint Denis è la pietra sulla quale costruire l’edificio. E il Mancio sarà pure antipatico ma non è un carpentiere, senza offesa. È Brunelleschi.

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