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LA RUSSIA CI RICASCA: L’AGENZIA MONDIALE ANTIDOPING HA “REVOCATO AL LABORATORIO ANTIDOPING DI MOSCA L’AUTORIZZAZIONE DI ANALIZZARE I CAMPIONI EMATICI PER FORMARE IL PASSAPORTO BIOLOGICO DEGLI ATLETI” – È DA TRE ANNI CHE IN RUSSIA NON SI FANNO PIÙ ANALISI ANTIDOPING VERE E PROPRIE: RILEVATE ANOMALIE NELL'INDIVIDUARE UN ATLETA DOPATO – LE AUTORITÀ RUSSE HANNO 21 GIORNI PER CONTESTARE LA DECISIONE AL TAS DI LOSANNA…
Marco Bonarrigo per il "Corriere della Sera"
Murati i passaggi segreti tra stanza e stanza attraverso cui nottetempo avveniva il passaggio delle provette da «sbianchettare», allontanati gli agenti dell'ex Kgb che sovrintendevano alle manipolazioni di sangue e urine, bonificati i server colabrodo, il famigerato laboratorio antidoping di Mosca è riuscito comunque a tornare ai disonori della cronaca.
Con un comunicato stringatissimo, l'Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) spiega di «aver revocato al laboratorio l'unica autorizzazione rimasta, quella di analizzare i campioni ematici per formare il passaporto biologico dell'atleta», il potente strumento statistico operativo da vent' anni per smascherare i dopati.
Alla Wada tengono le bocche cucite sulle ragioni del provvedimento, salvo sussurrare che i tempi del riaccredito non saranno brevi e che la questione è seria. È da tre anni che in Russia non si fanno più analisi antidoping vere e proprie: i pasticci dolosi combinati dal direttore Grigory Rodchenko (poi pentito e rifugiato negli Stati Uniti) su mandato del governo hanno portato non solo ai provvedimenti contro atleti e comitato olimpico nazionale, ma anche al trasferimento all'estero di tutti gli esami.
Con una sola eccezione: fino a sabato scorso, a una struttura pubblica moscovita diversa da quella incriminata, era permesso raccogliere campioni di sangue da analizzare per inserire i risultati nel sistema Adams e generare il passaporto biologico per setacciare gli atleti che pasticciano col sangue. Un compito che potrebbe essere svolto egregiamente da qualunque laboratorio di quartiere: si tratta di estrarre con sufficiente precisione dati banali come ematocrito, emoglobina e ferritina e inserirli in una tabellina.
Ma a Mosca - secondo fonti autorevoli - lavoravano peggio del peggior laboratorio locale: sia i campioni «civetta» inviati anonimamente dalla Wada, sia i dati inseriti nel sistema centrale avrebbero rivelato anomalie, pesanti e preoccupanti perché basta un solo controllo su dieci fatto male a invalidare legalmente la procedura e togliere il «flag» di possibile dopato a un atleta.
Sul motivo per cui i russi abbiano operato così si possono fare ipotesi che spaziano dalla cialtronaggine al dolo: modificare un valore di emoglobina per mascherare una trasfusione, ad esempio, è piuttosto semplice. Le autorità russe hanno 21 giorni per contestare la decisione al Tas di Losanna ma in quel caso la Wada scoprirà le carte davanti alla giustizia sportiva. Nel frattempo il sangue degli ex sovietici andrà (a spese del laboratorio di Mosca) ai più affidabili laboratori di Varsavia e Bucarest.
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