john currin

L’ARTE CON IL VENTO IN POPPA! – ANTONIO RIELLO: “I SENI, PROROMPENTI O FLACCIDI CHE SIANO, RAPPRESENTANO QUASI SEMPRE IL FULCRO VISIVO DEI DIPINTI DI JOHN CURRIN. L'ARTISTA PREDILIGE SPESSO LE DONNE DI MEZZA ETÀ, SEXY E PROCACI. MA NON C'È MAI FACILE AMMICCAMENTO: L'INTERESSE SESSUALE RIMANE COMUNQUE DIAFANO, RAREFATTO, POTENZIALE” – “IL PUBBLICO SI DIVIDE CLAMOROSAMENTE DI FRONTE A QUESTE OPERE: AI MASCHI PIACCIONO ASSAI MENTRE LA MAGGIOR PARTE DEL PUBBLICO FEMMINILE È PIUTTOSTO TIEPIDO, SE NON OSTILE” – LA MOSTRA A LONDRA: “C'È PROPRIO UNA BELLA SERIE DI POPPUTE SIGNORE AGGHINDATE CON UNO STILE PIUTTOSTO RETRÒ…”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Antonio Riello per Dagospia

 

john currin.

C'è ancora (sempre di meno per fortuna) chi si ostina a pensare che Dagospia si occupi principalmente di sederi & poppe al vento. Ma vediamo di provare ad assecondare - almeno questa volta - il frusto pregiudizio che affligge questo sito.

 

La poppa (non intesa come termine nautico) nell'Arte Contemporanea è importante. Fa subito scandalo impegnato. Basta pensare a Florentina Holzinger, il suo penzolare a testa in giù a seno scoperto al Padiglione austriaco ne ha fatto la rockstar di questa Biennale di Venezia.

 

Rappresenta un mediatico segno di ribellione per le attiviste (Pussy Riot). Un eversivo simbolo di identità per le artiste-femministe (Carolee Schneemann, Evelyne Axell, Helen Chadwick). In generale un oggetto di acceso interesse: Charlotte Moorman (celebrata artista Fluxus) nelle sue performance suona il violoncello a torso nudo. Jenny Saville nei suoi ritratti non nasconde, anzi enfatizza e drammatizza, seni e capezzoli. Come fosse una sfida.

 

jc 14

Ma anche i maschi non disdegnano il fascino mammellare: è famoso il lavoro di Ives Klein degli anni '60 dove il petto delle modelle nude imprime le tele con il colore Blue Klein. L'americano Tom Wesselmann (un rappresentante sui generis del Pop) ne fa una delle cifre più riconoscibili dei sui quadri.

 

Estate 2026. Londra, Mayfar, Saville Row (la storica via dei sarti dell'aplomb britannico). Luogo sacro per ogni dandy che si rispetti. Qui si trova una delle sedi della Galleria Sadie Coles (senz'altro una delle più significative gallerie del panorama cittadino). Ha in mostra una serie di quadri del talentuoso pittore americano John Currin, nato in Colorado nel 1962.

 

I lavori di Currin - piuttosto noti ed apprezzati dagli amanti dell'Arte, la loro qualità pittorica è indubbia - sono un condensato di virtuosismo figurativo associato ad atmosfere surrealiste. Produce una specie di "Realismo Magico" inzuppato di gin-tonic anglosassone: riflessioni filosofiche si alternano a gotici misteri - più o meno - inquietanti.

john currin

 

L'artista, come soggetti per i suoi quadri, predilige spesso le donne di mezza età, sexy e procaci (oggi in proposito molti ricorrono all'acronimo MILF, ma mi sembra onestamente poco elegante). In questa mostra c'è proprio una bella serie di poppute signore agghindate con uno stile piuttosto retrò (in certi momenti possono forse far immaginare perfino qualche personaggio dei fumetti erotici di Roberto Baldazzini).

 

I seni - prorompenti o flaccidi che siano - rappresentano quasi sempre il fulcro visivo del dipinto. Compare in verità pure qualche polposo gluteo. Ma bisogna ammettere che nelle opere di Currin non c'è mai facile ammiccamento: l'interesse sessuale rimane comunque diafano, rarefatto, potenziale. Fino al limite del traballante, per spingersi quasi alla soglia di un intelligente-ridicolo. Una situazione che oscilla tra humor, nostalgia e qualche nota che fa capo alle delicate figure femminili dipinte da Fragonard in epoca Rococò.

 

john currin 2

Il pubblico si divide clamorosamente di fronte a queste opere: ai maschi piacciono assai mentre la maggior parte del pubblico femminile è piuttosto tiepido, se non ostile. La critica militante più radicale accenna ad "opere divisive" e c'è chi arriva a parlare apertamente di "discriminazione di genere". E' stata scomodata anche la famosa espressione, "The Male Gaze", elaborata dalla critica femminista Laura Mulvey nel suo saggio del 1975 intitolato: "Visual Pleasure and Narrative Cinema". Roba grossa.

 

Ma il Guardian l'ha difeso definendolo il cantore del desiderio maschile insoddisfatto (desiderio trattato comunque con molto auto-sarcasmo, alla maniera di Philip Roth). Altri hanno visto come uno sguardo artistico critico-giocoso sugli atteggiamenti misogini della società americana: una indagine sui clichè ormonali.

 

garden riello

Currin in una recente intervista si è, a suo modo, giustificato dicendo di essere stato influenzato dal film per la TV "Cream in my Coffee" realizzato da Dennis Potter, negli anni 80 quando l'artista era piuttosto giovane. Lui dice: si è trattato di un qualcosa che, contro la sua volontà, lo ha segnato (in termini di ossessione per le tette, si presume). Afferma ancora: "Il mio bersaglio non è il corpo delle donne, ma l'occhio maschile immarpionato che le guarda".

 

Nel capiente ed accogliente Circo dell'Arte Contemporanea c'è posto anche per lui e i suoi - veri o presunti - traumi giovanili. La generazione dei Boomer conosce bene la natura questo tipo di profonde ferite emotive. E' una questione di empatia. Currin merita una assoluzione piena.

 

 

JOHN CURRIN: OPEN CREDITS

SADIE COLES GALLERY

17 Savile Row,  Londra W1S 3PN

john currin 3installation view opening john currin sadie coles hq savile rowjohn currin 6john currin sesso nell'artejc 16

john currin sesso nell'artejc 09

fino al 12 Settembre

john currin rachel in the gardenjohn currin 1jc 22jc 20jc 08sadie coles gallery 01john currin 4

 

 

jc 18

 

john currin 7opening of john currin at sadie colesadie coles gallery in savile rowjohn currin 5jc 13john currin sesso nell'arte