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“L’ITALIA NON SA PIÙ DIFENDERE, NON SI SA PIÙ SOFFRIRE, CI SI SCIOGLIE COME UN GELATO” – FABIO CANNAVARO, CT DELL’UZBEKISTAN CHE PARTECIPERA’ AI MONDIALI, PROPONE DI RIVOLTARE COME UN CALZINO COVERCIANO: “DEVE SMETTERE DI SFORNARE PATENTINI, DEVE ESSERE UNA BOCCONI. E SERVE LA SPECIALIZZAZIONE PER I SETTORI GIOVANILI: UN CONTO È L’ISTRUTTORE, UN ALTRO L’ALLENATORE. I NOSTRI GIOCATORI NON SONO PIÙ PREPARATI ALL’ALTA INTENSITÀ, A CORRERE: IN CAMPO INTERNAZIONALE, SUL PIANO ATLETICO, TRA I NOSTRI E GLI AVVERSARI C’È UNA DIFFERENZA COME DAL GIORNO ALLA NOTTE – E SE NON RIUSCIAMO AD ATTIRARE CHI HA IL DOPPIO PASSAPORTO, IL NUOVO CT AVRÀ ANCORA MENO OPZIONI. SIAMO ALL’ETÀ DELLA PIETRA SULLA…"
Enrico Currò per la repubblica – Estratti
Fabio Cannavaro, mancano due mesi all’appuntamento più importante della sua carriera da allenatore?
"Sì, il 18 giugno debutto da allenatore al Mondiale con l’Uzbekistan contro la Colombia, all’Azteca di Città del Messico".
Il suo quinto Mondiale, il primo da ct.
"Il Mondiale è un’esperienza unica, che ti segna e ti fa crescere, sia da calciatore sia da ct. Da ottobre, col mio staff, stiamo lavorando tantissimo: sappiamo di essere una nazionale debuttante, di terza o quarta fascia. Ma non abbiamo nulla da perdere e per questo ai giocatori ho detto: divertitevi".
Aveva pensato di potere incrociare la sua Italia, lei capitano del trionfo di Berlino?
"Ci avevo pensato al sorteggio di dicembre e per me sarebbe stata una sfida impensabile. Speravo onestamente che non capitasse. Non così, però".
Quanto è grande il dolore per la terza mancata qualificazione della Nazionale italiana?
"Se è tanta la mia soddisfazione per essere al Mondiale, è tantissimo il dolore di non vedere in America la mia Nazionale. Ancora una volta siamo usciti contro avversari più deboli. Con tre ct diversi, segno che il problema non è quello. E non ci rendiamo conto dell’effetto devastante per le comunità italiane. In tanti in tutto il mondo aspettano quattro anni per sentirsi ancora più italiani. In Brasile ce ne sono 30 milioni, altri 120 sono in giro per il mondo. La Nazionale avrebbe giocato in Canada, dove c’è una comunità tra le più folte e appassionate".
Qual è stato l’errore stavolta?
fabio cannavaro trapianto di capelli
"È evidente che non si sappia più difendere, se si prendono tutti quei gol da Israele o Norvegia. Ma mi ha colpito un’altra cosa: non si sa più soffrire, ci si scioglie come un gelato. Abbiamo perso la nostra caratteristica più identitaria, che mi è stata trasmessa fin da quando giocavo nell’Under: più la situazione era difficile più ci esaltavamo. E tutti volevano evitarci. Perso quello spirito, siamo stati eliminati da Svezia, Macedonia e Bosnia".
È una questione culturale?
"Esattamente. Forse perché abbiamo tutto. Anche nei settori giovanili il non volere perdere è una dote abbandonata e invece mantenuta dagli sportivi delle altre discipline. E non è colpa dei social, quelli li usa anche Sinner, eppure nella finale con Alcaraz a Montecarlo non ha mollato un centimetro".
Gattuso è un suo caro amico: è stato lasciato solo?
"Non l’ho ancora sentito. Io credo abbia fatto il suo lavoro, cercando di creare un gruppo, di trasmettere i valori della Nazionale, ma se non vai al Mondiale, passa tutto in secondo piano. Si è preso una croce ma per chi è stato in quella Nazionale, come noi, non è possibile dire di no. Si è buttato nel fuoco con la massima dignità".
Ora a rappresentare l’Italia al Mondiale restano solo tre ct.
"Per me è più dura, non ho la rosa del Brasile e della Turchia, Carlo Ancelotti e Vincenzo Montella sono avvantaggiati. Ma cercheremo di dare il massimo, di portare idee nuove, possiamo essere una sorpresa".
A Tashkent ha trovato qualcosa di inaspettato?
"A parte il centro tecnico, che non ha nulla da invidiare ai più moderni del mondo, c’è tutto, ambizione, fame, professionalità. Pensiamo a Khusanov, che ha 22 anni e gioca nel Manchester City: è di una professionalità enorme. Poi c’è la disponibilità di una federazione che ha la capacità di ascoltare. Non c’erano una scuola di fisioterapisti e di nutrizionisti, lo chef. Ho mantenuto tutto lo staff che c’era e l’ho integrato, ho portato con me per il settore medico il professor Castellacci, che era a Berlino 2006, due nuovi fisioterapisti e match analyst".
Cosa può dare in più come ct?
giulia mizzoni zola toni cannavaro 5
"La cultura che mi sono formato. Ho fatto tante esperienze in giro per il mondo: a Zagabria, alla Dinamo, il nutrizionista pareva una figura strana, invece qui la apprezzano. C’erano posti dove volevo allenare al mattino, ma loro volevano dormire. Sei tu che ti devi adeguare. Ma proprio in questa apertura totale si scopre per l’Italia un dato allarmante".
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"Che molti ragazzi col doppio passaporto invece dell’Italia scelgono l’altro Paese. Un esempio? Matteo Palma, il difensore che ho avuto all’Udinese, sembra avere scelto la Germania. Se non riusciamo ad attirare chi ha il doppio passaporto, il nuovo ct avrà ancora meno opzioni".
Ma è proprio vero che non giocare più per strada è il problema numero uno?
"La strada funziona perché i ragazzi giocano a pallone tantissimo. Nelle scuole calcio giochi un’ora, noi non finivamo mai. Ciò non toglie che il talento, quando c’è, emerga lo stesso. Tonali è straordinario, Donnarumma pure. Certo, se vuoi solo ragazzi alti, forti fisicamente e veloci, non va più bene. Io ero stato scartato all’epoca, prima di essere preso, ma non so se coi criteri usati oggi per i difensori ce l’avrei fatta. E ho avuto la fortuna di crescere in un calcio in cui giocavo uomo a uomo".
Si fanno tanti nomi per la presidenza Figc e per il nuovo ct.
"Malagò, Abete, Albertini, tutti hanno qualità. E Maldini, Del Piero, Rivera possono dare tanto. Ma il nodo è un altro. Siamo all’età della pietra sulla tassazione, sul cercare di puntare davvero sui giovani. Ad esempio: chi viene formato in Italia, dopo cinque anni deve avere il nostro passaporto, come succede in Francia e in Spagna".
Che altro cambierebbe?
"Coverciano deve smettere di sfornare patentini, deve essere una Bocconi. E serve la specializzazione per i settori giovanili: un conto è l’istruttore, un altro l’allenatore. Dobbiamo guardare agli altri, a quello che da noi non funziona. I nostri giocatori non sono più preparati all’alta intensità, a correre: in campo internazionale, sul piano atletico, tra i nostri e gli avversari c’è una differenza come dal giorno alla notte. I nostri preparatori atletici sono i migliori. Ma non li usiamo per le loro capacità".
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