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LOLLO MA NON MOLLO! SAPEVATE CHE LA REGINA DEL GHIACCIO FRANCESCA LOLLOBRIGIDA, PRIMO ORO OLIMPICO AI GIOCHI DI MILANO-CORTINA, E’ LA PRONIPOTE DELLA “BERSAGLIERA” GINA LOLLOBRIGIDA? NEL 2022 LA FRECCIA AZZURRA DEL PATTINAGGIO DISSE: “MIA ZIA GINA? ALL’INIZIO ERA PESANTE PORTARE QUESTO COGNOME. PIÙ FAMOSA DI LEI? NON MI PERMETTEREI MAI” – IL TIFO PER LA ROMA, IL LICEO AL TUFELLO, LA PISTA DI CEMENTO DELLE TRE FONTANE E IL TRIONFO A 35 ANNI NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO... - VIDEO
ORO OLIMPICO PER FRANCESCA LOLLOBRIGIDA NEI GIORNO DEL SUO TRENTACINQUESIMO COMPLEANNO
— Tintintin (@t1nt1nt1) February 7, 2026
CAMPIONESSA OLIMPICA
CAMPIONESSA OLIMPICA
CAMPIONESSA OLIMPICA#MILANOCORTINA2026pic.twitter.com/dF7il3Lzzu
Il minuto più bello che vedrete oggi è la folle rincorsa di un cameraman e una regia che lo tiene in onda, sfidando i rigidi protocolli olimpici e il segnale radio, per offrirci live un momento intimo e commovente: queste sono le Olimpiadi! #OlimpiadiInvernali2026 #lollobrigida pic.twitter.com/2DNWMjICHi
— Jonathan F (@7jon7) February 7, 2026
L’azzurra, pronipote della famosa attrice Gina (“Non l’ho mai né vista né sentita perché, devo essere sincera, non ho tempo di sentire nemmeno i miei parenti più stretti. Più famosa di lei? Non mi permetterei mai”, ha detto)
FRANCESCA LOLLOBRIGIDA
Estratti da roma.corriere.it - 2022
Ha rotto il ghiaccio dentro al fantasmagorico National Speed Oval Skating di Pechino, due incredibili medaglie olimpiche conquistate nei Giochi olimpici invernali. Francesca Lollobrigida, 31anni, nata a Frascati solo perché l’ostetrica della mamma era dei Castelli e cresciuta a Colli Aniene, è l’immagine della felicità. Aveva appena 14 mesi quando il papà Maurizio, plurititolato e recordman mondiale dei 50 km. sui pattini a rotelle, la iniziò alla passione di famiglia: 9 titoli mondiali, un titolo italiano dietro l’altro, fino al 2006, all’Olimpiade di Torino, alla folgorazione per i cinque cerchi:
«Mi ritrovai papà all’uscita di scuola - racconta ripercorrendo il film della sua carriera - che allora era il liceo classico Aristofane al Tufello, mi mise in macchina e partimmo per Baselga di Piné in Trentino, l’unico posto in Italia dove ci si poteva allenare sul ghiaccio. Sette ore di viaggio che diventarono un’abitudine, papà, che è sempre stato il mio allenatore e continua a essere il mio riferimento tecnico, per inseguire il mio sogno olimpico consumò fino a distruggerle 4 automobili...».
I primi successi, l’esordio olimpico a Sochi, poi la delusione a Pyongchang, il settimo posto nella sua gara preferita, la mass start, le lacrime e il desiderio di piantare tutto lì: «Ecco perché le 2 medaglie che ho vinto a Pechino sono entrambe bellissime, ma diverse. L’argento sui 3000 metri perché arriva nella gara più classica del pattinaggio, contro avversarie che sono cresciute sul ghiaccio, un motivo di orgoglio in più per me che ho iniziato a frequentare la pista ovale solo a 17 anni. Il bronzo della mass start, invece, lo sento molto mio, è arrivato nella mia gara, quella in cui mi esalta la sfida diretta, il corpo a corpo, la tattica e la strategia. Dopo la delusione coreana è la medaglia della rivincita e della consacrazione».
Roma e la Roma sono sempre nel suo cuore, come può torna a Ladispoli dove vive da 4 anni con il marito Matteo Angeletti, anche lui pattinatore e preparatore atletico. Là, sul lungomare, può dare sfogo alla sua altra grande passione in sella a una bicicletta.Quando le hanno detto che sarebbe stata la portabandiera alla cerimonia di chiusura è rimasta incredula:
«Una romana portabandiera alle Olimpiadi invernali, incredibile, no? E per questo ancora più bello, uno stimolo in più per tirare dritto fino a Milano-Cortina, avrò 35 anni ma le Olimpiadi in casa sono un traguardo troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire». I ricordi corrono ai chilometri macinati sulla pista di cemento delle Tre Fontane e ai clacson di chi non sopportava che si allenasse sulle strade dell’Eur con il papà a farle da apripista in macchina: «Una volta gli feci prendere una multa per eccesso di velocità: andavamo a 50 all’ora dove il limite era di 30...».
Con quel cognome è impossibile non chiederle della «Lollo», la prozia Gina per discendenza paterna: «All’inizio è pesante portare questo cognome, quando ero alle prime armi erano tutti più incuriositi dalla mia parentela con la grande attrice che dalle mie prospettive in pista. Sono onorata di avere una stella del genere in famiglia e mai la raggiungerò a livello di notorietà, però spero di riuscire a fare nello sport quello che lei ha fatto nel mondo dello spettacolo (...)
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gina lollobrigida
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