UNA NOTTE DA SUPERMARIO – BALO SBAGLIA, SBUFFA, POI SI SVEGLIA, CONQUISTA LO JUVENTUS STADIUM E SUL MANCATO INCONTRO CON LA KYENGE DICE: “NON ERO OBBLIGATO”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Francesco Saverio Intorcia per "La Repubblica"
Mario non aveva sentito la sveglia neppure stavolta, e quando uno stadio intero ha provato dolcemente a farlo alzare dal letto, come solo certe mamme amorevoli sanno fare nelle mattine di scuola, ha risposto mettendo la testa sul cuscino: ancora cinque minuti, per favore. L'arena bianconera solitamente ostile, che in tempi bellici di campionato saltella per fargli la macumba, stavolta si è messa a pregare il nome di Balotelli, per sfamare la voglia di tenerezza di un centravanti spavaldo eppur fragile, capace di divorare in un amen due gol già fatti, e di ingaggiare un duello logorante con Cech.

«Complimenti ai tifosi della Juve, non me lo aspettavo», dirà alla fine, prima di tornare anche sulla gaffe col ministro Kyenge («Stavo dormendo come i miei compagni, non era obbligatorio esserci»). Tante occasioni sbagliate o divorate, una traversa e una palla fuori in un minuto. «Non mi era mai successo di sbagliare così tanto, ma sono contento perché stiamo diventando una vera squadra e riusciamo a tirarci fuori dalle situazioni complicate. Di norma mi trovo meglio con un attaccante vicino, ma anche nel primo tempo abbiamo avuto buone occasioni».

Qualche sbuffo dei suoi, uno plateale dopo un passaggio nel vuoto, e un pestone malandrino sullo stinco di Sivok, regolamento di conti dell'andata, punito col giallo. Comprensibile allarme: a Praga ne aveva beccati due in un baleno. «Non cercavo il fallo, mi controllo di più ma non è sempre facile». Sarà lui a guadagnarsi l'espulsione di Kolar nel finale.

A lungo ha passato più tempo a contemplarsi le scarpette turchine che a bruciare l'avversario, facendo inviperire Prandelli che lo vorrebbe più vicino alla stanza dell'oro. E la strana tonalità della cresta, color tramonto, sembrava il manifesto di una partita senza sole. Nell'intervallo, però, il ct ha tranquillizzato: «Stai calmo Mario, stai facendo molto bene, continua così». Una chiacchierata decisiva. Rinfrancato pure dall'ingresso di compare Osvaldo, ha provato a silurare Cech dalla tangenziale, poi a distribuire assist.

Quindi, due minuti dopo il pari salvifico di Chiellini, si è procurato il rigore bruciando Gebre Selassie: inconscia vendetta verso il suo alter ego, padre etiope, pure lui bersaglio razzista in Germania dove gioca, e capace all'andata di provocare Mario e farlo cacciare fuori.

L'ultimo conto da regolare era contro Cech. Che l'aveva sfidato, all'andata: «Sarò il primo a parargli un rigore». Mario, senza scomporsi, a Praga aveva promesso di lasciar tirare eventualmente El Shaarawy, con grande ironia. E nell'ultima partitella ha fatto tirare due volte Osvaldo: «In allenamento non prova mai, non vuole svelarmi i suoi segreti», spiega Buffon. Stavolta, un secondo dopo era già sul dischetto.

Solita finta, solito gol, 20 su 20 in carriera. Undici reti in azzurro, non segnava dal 19 giugno (rigore al Giappone): raggiunge Di Natale, Cevenini e Levratto, è a -3 da Rivera che l'ha applaudito in tribuna. E ancora, 4 gol in 4 presenze in questo girone. Toccava a lui, ineluttabilmente, timbrare i passaporti per il Brasile. Mestiere per pochi eletti: nelle ultime tre edizioni, il gol qualificazione l'avevano segnato Del Piero, Zaccardo e Gilardino. Tre campioni del mondo.

 

balotellibalotellipiscina in casa balotelli bolt-balotellibalotelli zittisce la curva