oronzo pugliese fabio capello

“MIO PADRE ORONZO PUGLIESE, ECCOME SE NE CAPIVA DI CALCIO” – IL FIGLIO DELL’EX ALLENATORE DELLA ROMA, NOTO COME “IL MAGO DI TURI”, INFILZA FABIO CAPELLO, CHE NELL’INTERVISTA A ALDO CAZZULLO SUL “CORRIERE DELLA SERA” AVEVA DETTO CHE IL PADRE DI CALCIO "NON CAPIVA MOLTO" – “VORREI RICORDARE CHE PAPA' LO VOLLE ALLA ROMA NEL 1967/68 (ACQUISTANDOLO DALLA SPAL) E CHE IN QUELL’ANNO LA ROMA, FINO A QUANDO EBBE CAPELLO IN CAMPO RIMASE IN TESTA ALLA CLASSIFICA. SPERO CHE IN FUTURO FABIO VORRÀ ESSERE MENO SUPERFICIALE NEL GIUDICARE MIO PADRE, CHE NATO IN UN PAESINO DEL SUD SEPPE GIUNGERE, GRAZIE AL CARATTERE, AI VERTICI DELLA SERIE A…”

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Lettera a Aldo Cazzullo pubblicata dal Corriere della Sera

 

ORONZO PUGLIESE 43

Caro Aldo, ho letto l’intervista a Fabio Capello. Sono rammaricato per il giudizio ingeneroso che Capello dà su mio padre, Oronzo Pugliese, affermando «di calcio non capiva molto».

 

Vorrei ricordare che mio padre lo volle alla Roma nel 1967/68 (acquistandolo dalla Spal) e che in quell’anno la Roma, fino a quando ebbe Capello in campo (il 26 novembre ‘67 Fabio si ruppe il menisco a Varese) rimase in testa alla classifica inanellando tra gli altri i seguenti risultati: Inter -Roma 1-1 , Roma-Napoli 2-1 , Roma Fiorentina 2-1 , Juventus - Roma 0-1 (con gol di Capello).

 

Antonio Ghirelli, al tempo direttore del Corriere dello Sport , dopo il successo sulla Juve, definì spettacolare il gioco dei giallorossi. La Roma del 1967/68 se non si fosse infortunato Capello (rientrò in squadra solo nelle ultime partite) avrebbe dato molto filo da torcere anche alle grandi del Nord. Evidenzio che all’inizio della esperienza romana di Fabio Capello, mio papà lo difese (non tutti capivano il gioco di Fabio)

FABIO CAPELLO

 

dicendo di lui «un centrocampista che corre a testa alta, che gioca di prima, che passa la palla ai compagni sempre rasoterra, che possiede visione di gioco e che per giunta ha il fiuto del gol, è un grande calciatore». Credo che pochi abbiano descritto così bene Fabio Capello e che già questo indichi quanto mio padre capisse di calcio.

 

Ricordo a Fabio che papà fu premiato nel 1964/65 con il Seminatore d’oro (come l’attuale Panchina d’oro), titolo che prima di lui fu assegnato solo a Helenio Herrera e a Nereo Rocco. Permane la mia stima per Capello. Spero che in futuro vorrà essere meno superficiale nel giudicare mio padre, che nato in un paesino del Sud seppe giungere, grazie al carattere, ai vertici della serie A, allenando squadre prestigiose e conservando sempre l’umiltà e l’umanità di chi si è fatto da solo.

 

Matteo Pugliese

 

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