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NELL’ARTE COME NELLA VITA, LE DIMENSIONI CONTANO – ANTONIO RIELLO: “PER ANISH KAPOOR I GRANDI SPAZI NON SONO MAI STATI UN PROBLEMA, ANZI NE HA FATTO UNO DEI SUOI PUNTI DI FORZA. ALLA HAYWARD GALLERY DI LONDRA RIESCE A DOMINARLI CON RARA MAESTRIA (A DIRE LA VERITÀ, MEGLIO CHE A VENEZIA, DOVE SECONDO ALCUNI CRITICI, SI SFIORA LA MEGALOMANIA)” – “TRE GIGANTESCHE IMMERSIVE OPERE DISTORCONO INASPETTATAMENTE L'ARCHITETTURA INTERNA DELL'EDIFICIO. NON POTEVANO MANCARE LE SCULTURE IN MARMO E I SUOI FAMOSISSIMI "BUCHI", LA CUI MORALE È: ‘NON DIAMO NIENTE PER SCONTATO, CERCHIAMO DI SCOPRIRE COSA DAVVERO STA DIETRO LA SUPERFICIE DELLE COSE’…”
Antonio Riello per Dagospia
Di origine indiana (nato a Mumbai nel 1954), ma assolutamente cosmopolita ed ormai veneziano quasi a tempo pieno. Scultore, ma soprattutto raffinato mago di percezione visiva ed effetti ottici. Riconoscibile, ma imprevedibile. Proviene geograficamente dal Sud Globale, ma è un impeccabile gentleman britannico (allevato da una famiglia di religione israelita). Razionale e caotico nel contempo.
Si potrebbe scrivere a lungo così di Anish Kapoor.
La Hayward Gallery di Londra gli dedica una mostra, curata da Ralph Rugoff. Non è un luogo qualsiasi per l'artista in quanto proprio qui, nel 1998, ebbe la sua prima personale in uno spazio pubblico di Londra.
Anche il pubblico più distratto senz'altro ricorda i suoi "abissi virtuali", ovvero buchi (o fenditure) su una superficie piana che sembrano portare ad insondabili profondità. Possibile metafora visibile del cosmico "buco nero". In realtà sono delle strutture piatte.
Ovvero delle abilissime illusioni ottiche, ottenute anche grazie all'uso di uno speciale pigmento, il "Vantablack" (un sofisticato materiale più-nero-del-nero brevettato che riesce a catturare la luce come nient'altro).
Qualcuno ha in mente Kapoor anche per la sua curiosa e discussa scultura, "ArcelorMittal Orbit", che si vede da lontano nella parte orientale di Londra, nell'area delle Olimpiadi del 2012.
Attualmente il suo studio veneziano (Palazzo Venier Manfrin) presenta al pubblico alcune opere di imponenti dimensioni. Secondo alcuni critici, qui e là si sfiora un certo grado megalomania (ma si sa, durante la Biennale, l'atmosfera lagunare può facilmente far uscire allo scoperto represse tendenze megalomani).
Comunque sia, Kapoor è in effetti da sempre dichiaratamente affascinato dalla psicanalisi e dalla cosiddetta psicologia dello spazio. E', in poche parole, un convinto sostenitore del motto "le dimensioni contano! Eccome se contano".
Per lui i grandi spazi (sempre una sfida abbastanza rognosa per gli artisti) non sono mai stati un problema, anzi ne ha fatto uno dei suoi punti di forza. Alla Hayward Gallery riesce a dominarli con rara maestria (a dire la verità, decisamente meglio che a Venezia).
new anish kapoor exhibition at hayward gallery london
A Londra tre gigantesche immersive opere - dominate dai toni del rosso - distorcono inaspettatamente l'architettura interna dell'edificio.
La prima, "All of Nothing" (2026), è semplice ma potente: una enorme struttura gonfiabile che pulsa. Le sue dimensioni trasformano i visitatori in qualcosa di minuscolo (al limite del disagio fisico, per taluni).
La seconda, "Ha Makom" (2026), è un frammento di caotica geologia artificiale che di nuovo mette in discussione i meccanismi della abituale percezione corporea.
anish kapoor hayward gallery outdoor
La terza, "Mount Moriah at the Gate of Ghetto" (2022) quasi disorienta e coinvolge la comune esperienza del senso di gravità.
Non potevano mancare le - ormai storiche - sculture in marmo con cui l'artista ha iniziato la sua carriera e naturalmente i suoi famosissimi "buchi", la cui inossidabile morale è: "non diamo niente per scontato, cerchiamo invece di scoprire cosa davvero sta dietro la superficie delle cose". In fondo, senza essere il tipico "attivista", Kapoor è comunque molto più "politico" di quanto non possano far immaginare i medium neutri e tecnici che in genere usa.
anish kapoor installation view a palazzo manfrin venezia
All'esterno alcune opere in acciaio lucidissimo esplorano la distorsione e la riflessione delle immagini. Capolavori di ottica applicata. All'aperto, la luce del sole le rendono dei potenti specchi capaci di scambiare l'alto con il basso di una veduta e la destra con la sinistra di un paesaggio. Semplici quanto geniali.
Un ricco catalogo (con testi di Julia Kristeva, Nancy Spector, Sandhini Poddar e Ralph Rugoff) è stato prodotto per l'occasione.
ANISH KAPOOR
Hayward Gallery, Southbank Centre
Belvedere Road, Londra SE1 8XX
fino al 18 Ottobre
hayward gallery londra
anish kapoor catalogue
anish kapoor at hayward gallery 1
anish kapoor at hayward gallery 5
anish kapoor at hayward gallery 2
anish kapoor black absence
anish kapoor 4
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anish kapoor black hole
anish kapoor at the hayward gallery
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anish kapoor at hayward gallery 6
anish kapoor outdoor
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