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NO, NON E’ LUCIANO NOBILI. LO RICONOSCETE? E’ STATO UNO DEI KILLER SPORTIVI PIU’ CITATI NEGLI ANNI ’90 E L’INCUBO NOTTURNO DI MAZZONE – OGGI HA 48 ANNI E GIOCA ANCORA NEI CAMPIONATI MINORI DEL SUO PAESE. MA PER GUADAGNARE LAVORA ANCHE COME MAGAZZINIERE PER UN’AZIENDA DI TRASPORTI. DI CHI SI TRATTA? - VIDEO
Estratto dell’articolo di Roberto Maida per il Corriere dello Sport
Ci sono sibili che squarciano le urla, tramutandosi in silenzi di pietra. Jiri Vavra è una di quelle storie che si raccontano ai bambini per tenerli buoni: «Se non fai il bravo arriva il mostro e ti porta via». E’ il 19 marzo 1996, stadio Olimpico, quarti di ritorno di Coppa Uefa: la Roma ha appena ribaltato lo 0-2 di Praga ed è in vantaggio 3-0 ai supplementari.
Ma lo Slavia nella manica ha nascosto l’asso insospettabile: si chiama appunto Vavra, è un centrocampista di 21 anni senza storia e senza futuro che capita sulla traiettoria giusta, infilando Cervone con uno di quei tiri a occhi chiusi. La Roma di Mazzone e Giannini termina di fatto lì, in una sfida dominata eppure persa a causa della regola (ora abolita) dei gol in trasferta. A pochi giorni dal remake di Roma-Slavia abbiamo intercettato il killer sportivo di quella serata.
Vavra, lo sa che a Roma la ricordano come un incubo?
«Lo immagino. Ma credo che la cosa valga solo per i romanisti. A quanto ho saputo i tifosi laziali hanno gradito».
Le piace provocare. Cosa ricorda di quella partita?
«L’agitazione prima di entrare in campo. C’erano 70.000 persone allo stadio. Dalla panchina guardavo un calciatore giovane, più o meno della mia età, e pensavo: quanto è bravo, molto più di me. Era Francesco Totti... Non credevo che ce l’avremmo fatta a qualificarci. La parte peggiore è stata dopo il 3-0 perché c’era così tanto casino che non riuscivamo nemmeno a parlare tra noi, in campo».
(...)
Come?
«Ci ritrovammo tutti in albergo nella stanza del portiere, Stejskal. Bevemmo un po’».
Da quella sera non abbiamo più sentito parlare di Vavra.
«Sicuramente è stato il gol più importante della mia vita. Forse ne ho fatto un altro bello, ma era nei campionati giovanili (ride, ndr). Tutta la stagione comunque fu indimenticabile».
Cosa fa oggi Vavra?
«Gioco ancora, anche se ho 48 anni: la mia squadra si chiama Detenice, frequenta i campionati minori della Repubblica Ceca. Ho un cottage da queste parti e per guadagnare lavoro anche come magazziniere per un’azienda di trasporti».
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