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"NON DORMO DA GIORNI, NON AVER RAGGIUNTO IL QUARTO POSTO È UN FALLIMENTO” – IL MEA CULPA DELL’AD JUVENTINO COMOLLI NON BASTA A SPALLETTI, INFASTIDITO DALLE PAROLE DEL FRANCESE - “LUCIO”, UN PO' SUSCETTIBILE DOPO IL FLOP IN NAZIONALE, NON RITIENE FALLIMENTARE LA SUA GESTIONE, NÉ SI È SENTITO COINVOLTO NELLE SCELTE DI MERCATO – IL TECNICO, CHE HA DUE ANNI DI CONTRATTO, HA CHIESTO PER LA PROSSIMA STAGIONE LA CONFERMA DI VLAHOVIC E L'ACQUISTO DI ALISSON. IN PROGRAMMA UN INCONTRO A BREVE TRA SPALLETTI E COMOLLI…
Fabio Riva per “la Stampa” - Estratti
Quel bisogno, quell'istinto ancestrale e primordiale di "marcare" il territorio.
Per indicarne il possesso ai propri simili, per stabilire gerarchie, per sentirsi sicuri. Lo studiano – quel bisogno – gli etologi ma anche gli antropologi, focalizzati sull'uomo. E i sociologi. Pure i calciofili, però, hanno modo di approfondire la questione dedicandosi, ultimamente, alle vicissitudini juventine.
LUCIANO SPALLETTI DAMIEN COMOLLI
L'ad Damien Comolli e il tecnico Luciano Spalletti proprio questo stanno facendo: marcare il territorio. Oltre ovviamente a spiegare il proprio lavoro, la propria visione di quel che è stato e di quel che magari sarà.
Capita così che le parole dell'uno finiscano per urtare la suscettibilità dell'altro, chiamando precisazioni e chiarimenti più o meno espliciti. Gli ultimi botta e risposta (a distanza) sono indicativi. Così come i sentimenti con cui sono stati accolti.
Per dire. Non era passata inosservata, dopo il ko contro la Fiorentina, l'esternazione di Spalletti nella quale il tecnico anticipava che si sarebbe confrontato direttamente con John Elkann per valutare il suo futuro: «Questa settimana parlerò con lui. Lo farò dato che ogni tanto ci sentiamo; sarà soprattutto un'analisi di me stesso più che degli altri calciatori perché io devo presentare qualcosa di più di quello che ho presentato».
Non era passata inosservata, si intende, perché sapeva quasi di "scavalcamento" rispetto all'ad Comolli. (...)
Ebbene, quando la palla è passata a Comolli pure lui ha ovviamente sottolineato di godere della fiducia dell'azionista di maggioranza, con cui si confronta più volte alla settimana. E ha rimarcato altre cosette che giocoforza hanno acceso l'animo di Spalletti. In primis: quella parolina lì, «fallimento», a Spalletti non è garbata di molto. Proprio l'ex ct aveva fatto tutta una filippica contro l'utilizzo di tale concetto nel mondo del calcio. Ora, a pochi giorni dall'intemerata, s'è dovuto sentir dire che proprio di fallimento, nel caso della Juventus, si tratta.
E ancora, a condizionare l'umore del tecnico ha contribuito quella precisazione in merito al fatto che tutte le scelte di mercato sono state approvate da Spalletti. Ma in realtà, al netto dall'arrivo di giocatori evidentemente avallati (Holm e Boga), pesa il fatto che il toscano abbia invocato un centravanti che non è mai arrivato. Inoltre ha richiesto, Spalletti, la conferma di Vlahovic e l'acquisto di Alisson.
Trattasi di due partite, due prove dei fatti, che rischiano di mandare subito in tilt le dinamiche interne bianconere.
Vlahovic, del resto, è rimasto decisamente deluso dal fatto che la Juventus non ha centrato l'obiettivo di qualificarsi alla Champions e dunque si sta guardando intorno in attesa di eventuali allettanti offerte.
Quanto ad Alisson, dopo aver raccolto il via libera del giocatore all'operazione, Comolli ha dovuto prendere atto delle difficoltà in corso nelle trattative: altro che semplice indennizzo, il Liverpool chiede quasi 15 milioni. C'è stata una frenata. Dunque gli uomini di mercato bianconeri cercano piste alternative.
De Gea resta un papabile, ma si lavora anche su Nubel del Bayern Il rischio è quello di andare per le lunghe. E superare, ad esempio, l'incontro in programma domani oppure a inizio settimana tra Spalletti (da oggi di nuovo a Torino) e Comolli. Ecco perché la tensione sale.
spalletti juventus verona
COMOLLI ELKANN
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