DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA…
Stefano Zaino per “la Repubblica”
Sulla graticola. Quasi out, non solo la sua Samp, anche lui. Ai primi d’agosto Walter Zenga è già ad un bivio. La sua panchina traballa: perdendo stasera (ore 21) a Novi Sad con il Vojvodina , dopo l’umiliante 0-4 dell’andata, il tecnico rischierebbe fortemente l’esonero.
Zenga, questa vigilia?
«Ho rabbia, voglia di rivincita, tensione e motivazioni».
Quanto si sente in bilico?
«Dovessi sentirmi in pericolo, non farei l’allenatore. Vengo da una sconfitta allucinante, capisco le critiche, le illazioni e tutto ciò che deriva da un simile tracollo. Ma continuo a sentirmi dentro al progetto Sampdoria».
I nomi dei successori si sprecano: da Montella a Delneri, fino a Donadoni e Prandelli.
«Le voci non mi preoccupano. Si parla di nuovi tecnici? Significa che la mia società è vigile. Quello che conta è il mio rapporto. Parlo tre volte al giorno con il presidente Ferrero, quasi ogni ora con il ds Osti. Mi danno forza, m’incitano ad andare avanti: non mi sento ad un bivio».
Quanto l’amareggia la batosta dell’andata?
«Non ne vorrei più parlare, mi auguro domani possa essere considerato solo un incredibile episodio, allucinante, inaspettato, ma anche sepolto dal lavoro successivo.
Anche a Belgrado con la Stella Rossa e a Bucarest con la Steaua sono partito male ed in entrambi i casi ho vinto lo scudetto. Al fischio finale ho solo pensato a come andare a riprenderci l’onore, la dignità in Serbia e motivare il gruppo».
Ma lei ha in mano la squadra?
«Assolutamente sì. E spero che Novi Sad lo dimostri. Ai miei chiedo una grande prestazione. Con loro ho parlato chiaro: comunque vada a finire l’Europa League, devono ricordarsi che siamo la Sampdoria. Non dobbiamo mai dimenticarcelo».
Dia una buona ragione per credere nel miracolo?
«All’andata abbiamo fatto un’impresa, ma al contrario. Basterebbe cambiare il verso. Ci siamo tolti la speranza da soli, dobbiamo riprendere noi stessi. La differenza fra compiere e non compiere un’impresa è crederci. Dovessimo riuscirci, contro tutto e tutti, sarebbe fantastico. A Torino i serbi hanno azzeccato tutto. La partita non era finita, ma noi mentalmente ci siamo spenti».
Un mercato diverso l’avrebbe aiutata?
«Non si può strapagare un giocatore per passare un turno. Il mercato ha i suoi tempi, la società i suoi progetti e ci vogliono giocatori consoni. Vorremmo fare qualche punto in più dell’anno scorso, obiettivi ambiziosi, da costruire con calma».
Le daranno il tempo?
«Intanto dal gruppo ho percepito reazione. Non si può buttare via tutto per una sola partita, a luglio ».
È andato dai tifosi a chiedere scusa. In campionato sarebbe stato multato.
«Un gesto doveroso, mi sembra una regola assurda. Quando entro in campo, posso almeno salutare la tribuna?».
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