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POI NON VI LAMENTATE SE RESTIAMO FUORI DAL MONDIALE! NELLA PRIMA GIORNATA POST-BOSNIA, LA SERIE A HA PRESENTATO IN CAMPO 64 ITALIANI E 156 STRANIERI, OVVERO IL 29,1% CONTRO UN IMPRESSIONANTE 70,9% (MOLTE LE PIPPE AL SUGO). IN UDINESE-COMO: VENTIDUE GIOCATORI IN CAMPO, UNO SOLO ITALIANO. NICOLÒ ZANIOLO. MA SUI 23 GOL SEGNATI NELLA GIORNATA, 11 PORTANO FIRMA ITALIANA – ZAZZARONI: “CI VOGLIONO I GIOCATORI BRAVI, NON I TECNICI TOP” – LA PROVOCAZIONE DI SPALLETTI CHE INVOCA UN OBBLIGO FEDERALE (DI FATTO IRREALIZZABILE): UN UNDER 19 SEMPRE IN CAMPO...
Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport
Le rivoluzioni non si fanno in un giorno, da noi nemmeno in dieci anni. Segnatevi questa: se nel 2028 faremo male anche agli Europei chiederemo a gran voce la testa del presidente federale e il titolo “Tutti a casa” verrà riproposto con identico disgusto. Non si cambia in un giorno, dicevo.
Fa comunque impressione verificare che nella prima giornata post-fallimento mondiale, il terzo di fila, la serie A abbia presentato dall’inizio 64 italiani e 156 stranieri, ovvero il 29,1% contro un impressionante 70,9% (molte le pippe al sugo). Le cose sono migliorate di poco con le sostituzioni e alla fine abbiamo contato 92 italiani e 222 strangers in the night. La nostra notte.
Soltanto quando riusciremo a capovolgere la situazione, invertendo i numeri e ottenendo un rapporto percentuale “alla spagnola”, potremo dire di aver ritrovato il calcio italiano.
Mi fanno ridere quelli che indicano questo o quell’allenatore per il ruolo di ct: ci vogliono i giocatori bravi, non i tecnici top. Perché è verissimo che non facciamo giocare i nostri, ma lo è altrettanto che all’estero non si strappano i capelli per comprare italiani.
Spalletti invoca un obbligo federale solo perché non siamo capaci di farne a meno per investire autonomamente sui giovani, provando possibilmente a non arricchirli a diciotto, vent’anni anni con le lusinghe degli agenti e contratti milionari.
LA SOLITUDINE DI ZANIOLO, UNICO AZZURRO
Da corrieredellosport.it - Estratti
Poi ci sono le immagini che valgono più di mille numeri. Udinese-Como: ventidue giocatori in campo, uno solo italiano. Nicolò Zaniolo, solo contro tutti. Una fotografia desolante, quasi simbolica. A fargli compagnia, a gara in corso, il solo B ertola. Dall’altra parte, il nulla: un Como che continua a ignorare il talento azzurro, con Goldaniga ridotto a comparsa stagionale. Quattordici minuti in un campionato intero. Non è una scelta tecnica, è un manifesto.
E allora i dubbi diventano certezze. Dove sono i giocatori italiani? Dove stanno crescendo? E soprattutto: chi ha il coraggio di farli giocare? Napoli-Milan non cambia la narrazione: tre italiani titolari, più uno in corsa. Ma è proprio quell’uno a ribaltare tutto. Politano entra e decide la partita, regala tre punti pesanti e tiene vivo il sogno scudetto.
Un segnale? Forse. Una speranza? Sicuramente. Perché poi c’è l’altro dato, quello che spiazza: sui 23 gol segnati nella giornata, 11 portano firma italiana. Quasi la metà. Il paradosso è tutto qui. Il talento c’è, ma resta nascosto. E mentre si aspetta una riforma, il campionato scorre via , fedele a se stesso, prigioniero di una logica che guarda solo al risultato immediato e dimentica il futuro. Servirebbe coraggio.
Quello di chi si assume la responsabilità di cambiare rotta anche a costo di perdere qualcosa oggi per costruire domani. Servirebbe una scelta, netta, chiara. Non un compromesso. Perché altrimenti “c’era un italiano” resterà solo l’inizio di una storia triste. Sempre uguale. Sempre più lontana da un lieto fine.
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