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Stefano Zaino per “la Repubblica”
Un anno di lavoro buttato. È questa la prima sensazione choc della città blucerchiata il giorno dopo la clamorosa disfatta con il Vojvodina, la peggiore sconfitta nella storia europea della Sampdoria. Il quattro a zero in casa suona come un game over. Fine dell’avventura, l’Europa League non farà parte della stagione.
Dal giocattolo in frantumi traspare però un presagio ancora peggiore, quello di un futuro calvario, per una squadra senza anima e dignità, che si è consegnata ai modesti serbi, senza la minima resistenza, come un foglio trasparente. Ed è un cattivo pensiero che costringe la società, spaventata e furiosa, ad una giornata convulsa, piena di riunioni e interrogativi, e a mettere pesantemente in discussione la panchina di Zenga, fresco di contratto, a cui dopo solo un mese viene concessa una fiducia a tempo, sino alla gara di ritorno a Novi Sad, in programma il 6 agosto.
Zenga si è salvato, per ora non c’è esonero. Pareva poteva esserci nelle frenetiche ore del dopo partita, con il presidente Ferrero, il braccio destro Romei, il diesse Osti rimasti a confrontarsi a Torino sino a notte fonda, ma poi ha prevalso la ragion di stato, la cautela. La mattina seguente, dopo un’ora di riunione con il tecnico, il presidente Ferrero ha affermato: «Zenga può dormire sonni tranquilli, una rondine non fa primavera, però è in debito, come la squadra del resto, con la società e i tifosi.
Perdere quattro a zero? Lo aveste pronosticato alla vigilia, vi avrei detto che non era possibile e ci avrei scommesso. Io sono uno da colpi di scena, aspettiamo questa gara in Serbia e poi valuteremo il da farsi. Però basta seghe mentali, la squadra deve giocare a pallone. Se ci sarà bisogno di rinforzi, provvederemo, perché io sono qui per vincere. Ma voglio che i giocatori cambino mentalità ».
Al presidente, e in generale all’intero ambiente (dirigenti e tifosi), non è piaciuto l’approccio mentale, con un gruppo sempre in balia degli avversari e che ha chiuso l’incontro senza un ammonito. Hanno preoccupato tenuta fisica, organizzazione tattica, disastrosa prova dei singoli.
Si è rivisto un complesso senza capacità di reazione, piegato alla prima difficoltà, come mai era capitato con Mihajlovic. Zenga ha chiesto scusa ai tifosi, ha urlato è colpa mia, si è addossato ogni responsabilità, ma l’onestà intellettuale rischia di risultare inutile. Ieri molti tifosi ce l’avevano con lui, tanto è vero che il tecnico ha oscurato il profilo twitter.
Mentre la società è a caccia di un sostituto (Montella sogno impossibile, troppo costoso, più percorribili Prandelli e Donadoni), c’è l’impressione di un’avventura comunque nata male, le frizioni per il possibile arrivo di Cassano (lo voleva Ferrero, Zenga si è opposto) e poi questa batosta.
A Novi Sad (dove c’è la tomba di Boskov, il più grande tecnico della storia doriana) si chiede il miracolo, non la qualificazione, ma almeno una squadra vera. Altrimenti il cineasta Ferrero ha già pronti i titoli di coda.
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