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Ora, ditemi e datemi pure del fanatico del bicchiere mezzo vuoto ma, per restare dentro metafore liquide, odio darmela a bere. Che il volenteroso disbrigo di ieri sera contro Rooney e compari passati di qua a farsi un’amichevolissima scampagnata, per nulla smentita dal Mister Bean della panchina, alias Roy Hodgson, il Civettone che a Milano ancora ricordano con affetto per aver sbolognato Roberto Carlos in cambio di Pistone, sia da leggere come l’antefatto di una Rinascenza Azzurra, mi suona come un pezzo di Toto Cotugno, l’evocazione di un Italiano inesistente.
Che in sette milioni si siano bevuti questa balla aggiunge solo una cosa, che ci si abbiocca in massa davanti all’anacronistica scatola luminosa un po’ per inedia e un po’ per deprimersi più di quanto la vita di suo già s’incarichi di fare.
L’Inghilterra è andata a spasso per un tempo, timbrando pure di malavoglia una traversa e quando ha deciso di giocare perché perdere non è comunque elegante ci hanno fatto un paniere grosso come lo “Juventus Stadium”, mezzo deserto e il mezzo pieno di scolaresche deportate e un paio di mille inglesi che seguirebbero la loro nazionale soprattutto all’inferno.
Ci salvano come sempre, da una vita, Buffon, Chiellini (che da bufalo invasato si mette pure a fare l’assist alla Baggio) e Bonucci (con qualche svagatezza nel finale), come una volta ci salvavano i Cannavaro, i Nesta e i Ciro Ferrara.
Insomma, vecchia storia, il nostro calcio, salvo eccezioni, fonda il suo lumen sull’aitanza dei buttafuori centrali. Togli alla Juventus quei tre dietro e Barzagli quando sta bene, resta una squadra normale. Togli alla Roma Benatia e Castan o, per i nostalgici, un Samuel o un Vierchowod, e tutto cola, precipita. Togli Baresi a quel Milan o Scirea e Morini a quella Juve.
Per tornare alla Nazionale. Gli stessi motivi che dovrebbero farci ben sperare (“La speranza è la virtù fondamentale”, Francesco Alberoni), e cioè la “buona” prestazione corale della squadra e quella in particolare del debuttante Valdifiori o le sgroppate vogliose di un oriundo, sono esattamente gli stessi per cui dovremmo disperare.
Due uova al tegamino sono il piatto che basta a una mensa sempre più povera. Se ci si consola o, peggio, ci si compiace, per quanto abbiamo visto ieri sera a Torino vuol dire che i nostri parametri di gradimento calcistico si sono inabissati.
Il dramma è che gli azzurri per strappare il punticino ai turisti della Regina si sono fatti un mazzo contiano, pressing trafelato a tutto campo. In quanto a Valdifiori. Se il nuovo che avanza, l’alternativa a Pirlo, è un buon giocatore circa trentenne, il cui massimo fin qui è stato illuminare la zolla calcistica di Empoli, allora la rovina è certificata.
Anche ieri Antonio Conte ha sbraitato e sbracciato a bordo panchina (disturbando parecchio Hodgson che, saggiamente, sonnecchiava). Forse per confondersi più di quanto già non lo sia di suo e cacciare lontano il pensiero molesto d’essere là dove non vorrebbe essere.
Di certo, se invece di sbraitare e lanciare occhiate selvagge al mondo ostile, si rendesse conto che se hai un raro talento per le mani, quel Verratti per dire, non lo devi sacrificare al tuo dogma, ma hai il dovere come strapagato allenatore d’inventarti qualcosa per esaltarne talento, questa sì sarebbe una notizia rassicurante.
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