QUANDO L'ARTE VA IN BIANCO - ANTONIO RIELLO: "ROBERT RYMAN SIGNIFICA 'MINIMALISMO'. IL 'THE LESS IS MORE' DELL'ARTE CONTEMPORANEA. È ANCHE IL GRANDE SACERDOTE DEL CULTO DEL COLORE BIANCO. TUTTA LA SUA PRODUZIONE COSTITUITA DALLE INFINITE VARIANTI DI UNA SUPERFICIE DIPINTA DI QUESTO COLORE - IL LAVORO DI RYMAN È INCREDIBILMENTE RAFFINATO E COMPLESSO. BIANCHI OTTICI, BIANCHI SPORCHI, BIANCHI CALDI, BIANCHI EVANESCENTI, BIANCHI MATERICI, BIANCHI STRANI" - "PER APPREZZARE IL SUO LAVORO BISOGNA AVERE ATTENZIONE, PAZIENZA E CONCENTRAZIONE. NON FUNZIONA BENE SU INSTAGRAM E NEANCHE SU TIKTOK..."

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Antonio Riello per Dagospia

 

robert ryman nel suo studio

Robert Ryman, nasce a Nashville, classe 1930. A vent'anni va a New York perchè vuole fare il musicista jazz. Per sopravvivere fa il guardiano al MOMA e lì, guardandosi intorno, capisce che forse il suo talento è un'altro: la pittura. Diventerà un artista di successo, rimanendo comunque una figura amata soprattutto da un sofisticato pubblico di addetti ai lavori (certamente è meno noto alla cultura di massa). Muore a New York nel 2019. Il Barbican di Londra gli dedica una bella mostra, curata da Wells Fray-Smith. 

 

Ryman innanzitutto significa una certa forma di Minimalismo. Il "The Less is More" dell'Arte Contemporanea.  E', in parole povere, la ricerca di un linguaggio stilistico ridotto ai minimi termini che cerca di enucleare dalla realtà sensoriale la struttura portante (in genere altrimenti invisibile).

 

robert ryman 13

Una forma di sincero realismo, seppure molto sui generis. Gli artisti, di varia estrazione, che seguono questa strada (oltre a Robert Ryman ci sono Carl Andre, Donald Judd, Sol LeWitt, Agnes Martin, Elsworth Kelly) sono caratterizzati da un rigore formale (fatto dalle cosiddette "Strutture Primarie") che quasi sempre si concretizza, nella pratica, in una sorta di ossessione.

 

Insomma la potente "visione sublime e definitiva" finisce per accompagnarsi - è inevitabile - ad una certa ripetitività. Quando si è di fronte a numerose opere dello stesso artista minimalista la noia è sempre in agguato. Lo so, rischio di dire una specie di "bestemmia artistica", ma è così.

 

robert ryman 12

Ma, a proposito di ossessioni, Ryman è anche il grande sacerdote del culto del colore bianco. Tutta la sua produzione è di fatto costituita dalle infinite varianti di una superficie dipinta di questo colore. Intendiamoci: il lavoro di Ryman non è affatto banale, è invece incredibilmente raffinato e complesso. Bianchi ottici, bianchi sporchi, bianchi caldi, bianchi evanescenti, bianchi materici, bianchi strani.

 

La mostra del Barbican ce li fa vedere tutti, dipanandosi lungo tutta la carriera dell'artista. Molto interessante un video (con una sua intervista) dove  Ryman dipinge vestito di tutto punto (camicia, giacca e cravatta, gilet) assolutamente senza sporcarsi. Quasi un performance virtuosistica. 

 

E' un artista di sicuro che vale la pena conoscere meglio. Gli scarti quasi impercettibili che differenziano una sua opera da un'altra rivelano una finissima attitudine. Siamo quasi nella pratica Zen. C'è, in definitiva, senz'altro molto di più di quello che potrebbe sembrare distrattamente a prima vista. E', in fondo, una specie di Rothko monocromatico. 

 

robert ryman 14

Certo per apprezzare il suo lavoro bisogna avere attenzione, pazienza e concentrazione. Non funziona bene su Instagram e neanche su Tik-Tok ma gli interni brutalisti del Barbican sembrano in particolare sintonia con la sua ricerca, una cornice perfetta. Il bianco, ci insegnano i fisici ottici, non è altro che l'insieme delle varie frequenze della luce simultaneamente mescolate. Un non-colore di fatto. Un'entità proteiforme. Le varie civiltà ci hanno visto di tutto: purezza, igiene, efficienza, innocenza, freddo, semplicità, rigore, onestà. 

 

Per la cultura giapponese è il colore del lutto. In guerra è convenzione che la bandiera bianca significa resa. Le rappresentazioni di Dio cristiano lo vedono come un essere avvolto da un candido mantello. Nell'abbigliamento occidentale moderno è comunque sinonimo di lusso quasi aristocratico: lavorando ci si sporca, chi si veste di bianco non deve evidentemente lavorare perchè altri lavorano al posto suo (e' qui d'obbligo la citazione della canzone popolare che fa: "El paron con le bele braghe bianche").

 

robert ryman 6

E' anche la tinta che, in genere, costa  meno. Per la pittura murale e le carrozzerie delle auto è così. Considerata dalla Merceologia come la tinta neutra per eccellenza. Non sempre così innocente come si pensa. Nei colori a olio degli artisti il bianco è stato a lungo un insidioso veicolo di tossicità: era fatto con degli ossidi di piombo piuttosto velenosi (oggi per fortuna sostituito da ossidi di zinco e/o di titanio).

 

Ma al nostro non-colore sta succedendo di peggio: è finito nello spietato e onnipresente tritacarne del pensiero Woke. La scrittrice e curatrice americana Wendy S. Walters ha scritto nel 2026 un libro: "A dead White: an Argument against White Paint". Cosa sostiene Ms Walters? che in genere le pareti delle case sono dipinte di bianco perchè costa meno, riflette più luce nell'ambiente ed è più facile da ridipingere in caso di necessità? No!

 

robert ryman 7

Sono bianche perchè la nostra società vuole apertamente celebrare la superiorità della cultura bianca/europea sulle altre compagini etniche. Il bianco sui muri insomma è visto come un bieco atto politico di vera e propria sopraffazione, prima culturale e poi razziale. Ms Walters suggerisce con forza tinte più scure per ambienti - sia pubblici che privati - davvero "politically correct". 

 

Forse a Ms Walters sfugge che l'uso del bianco è storicamente legato ad un semplice fatto che ha radici molto antiche: per secoli si sono dipinte le pareti con la calce con lo scopo di igienizzare e sanificare gli ambienti. La ragione è quindi squisitamente tecnica. E, Madre Natura, senza alcuna malizia colonialistica la calce l'ha fatta bianca. Ci sarebbe da ridere, ma è più logico preoccuparsi dato che il libro in questione ha pure vinto, negli USA, il National Book Award per la saggistica.

busto di riello bianco

 

Chissà cosa ne penserebbe di questa storia che demonizza i suoi adorati riflessi lattei il povero Ryman se fosse in vita? (è sempre stato un liberal progressista attentissimo ai diritti civili!)

robert ryman 4robert rymanrobert ryman 5robert ryman 10robert ryman 11robert ryman catalogorobert ryman 8wendy s walters copertinarobert ryman 9robert ryman 2robert ryman 3robert ryman 1wendy s walters