cecchi gori rita rusic quadro basquiat

“QUEL QUADRO DI BASQUIAT L’AVEVO PAGATO IO” - RITA RUSIC RESPINGE LE ACCUSE DI TENTATA ESTORSIONE E DEFINISCE FALSE LE RICOSTRUZIONI DEI PM, SECONDO CUI AVREBBE SOTTRATTO IL DIPINTO “WINE OF BABYLON” (POI SPARITO) AL LEGITTIMO PROPRIETARIO, L’AVVOCATO GIOVANNI NAPPI (CHE LO EBBE DALL’EX MARITO DELLA PRODUTTRICE, VITTORIO CECCHI GORI A TITOLO DI COMPENSAZIONE PER LE MOLTE PRESTAZIONI PROFESSIONALI) – LA MEMORIA DIFENSIVA DELLA RUSIC: “IL LEGALE NON È AFFATTO PROPRIETARIO DELL’OPERA” – POI SPIEGA PERCHE’ LA DONAZIONE ALL’AVVOCATO NAPPI SAREBBE “CONTROVERSA” - MA DOVE È FINITA LA TELA IN QUESTI 15 ANNI? SU QUESTO È MISTERO FITTO…

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

 

Ilaria Sacchettoni per il Corriere della Sera – Estratti

 

RITA RUSIC VITTORIO CECCHI GORI

La realtà è multiforme e un po’ confusa. E non stupisca trattandosi di Basquiat. Wine of Babylon , vivacissima tela dipinta dall’autore afroamericano morto nel 1988, è al centro, ora, di un’inchiesta penale. La produttrice Rita Rusic, già moglie di Vittorio Cecchi Gori, è indagata per i reati di tentata estorsione, autoriciclaggio e inosservanza ai provvedimenti di un giudice.

 

Il pm Stefano Opilio è certo che lei, Rusic, avrebbe sottratto il quadro al legittimo proprietario, l’avvocato Giovanni Nappi che lo ebbe da Cecchi Gori a titolo di compensazione per le molte prestazioni professionali. Falsità, replica lei, assistita dal legale Carlo Arnulfo: «L’avvocato Nappi non è affatto proprietario dell’opera» accusa, specificando poi il tutto in una memoria difensiva depositata ai pm che, probabilmente, le ha evitato l’arresto ai domiciliari sollecitato dalla Procura.

Wine of Babylon BASQUIAT

 

L’opera di cui si sono perse le tracce nel 2010 era stata, inizialmente, oggetto di un provvedimento da parte dei giudici del civile civili che in un primo momento avevano riconosciuto i titoli dell’avvocato di Cecchi Gori. 

 

(...)

 

Per cominciare, specifica la produttrice, Cecchi Gori «non ha affatto pagato l’opera in questione» che dunque non poteva possedere. Sarebbe stata lei stessa a staccare l’assegno da 330 mila dollari alla Tony Shafrazy Gallery di New York, nel 1998: «Quel pagamento non è mai stato fatto dal mio ex marito ma da me» dice oggi Rusic.

 

Tornando al quadro, la donazione a Nappi sarebbe «controversa», non supportata dalla necessaria documentazione. Le carte, per Rusic, attesterebbero che i bonifici per pagare il quadro sono stati fatti da una società riconducibile a lei, all’epoca ancora sposata a Cecchi Gori.

rita rusic vittorio cecchi gori

 

A tale proposito allega una serie di ricevute di pagamenti in almeno due tranche per saldare il conto della galleria. Ma se in sede civile Rusic ha avuto un ultimo pronunciamento favorevole in quella penale la battaglia è al principio. La produttrice non sembra perdersi d’animo ma controbatte, tramite il suo difensore, che l’avvocato di Cecchi Gori, stando a quanto deciso dai giudici del civile, sarebbe in debito: «È la signora a vantare un credito nei confronti dell’avvocato Nappi pari a 67 mila euro» si legge nel documento difensivo che ribalta i termini della questione. L’ammontare delle spese per il giudizio che l’ex civilista di Cecchi Gori avrebbe dovuto versare, secondo la sentenza del 2024 (impugnata in Appello) non è stato saldato.

 

Minimizzando i titoli vantati da Nappi, si ridimensionerebbe anche il vero giallo del Basquiat conteso. Dove è mai finita la tela in questi 15 anni? Su questo è mistero fitto. Se l’ex avvocato di Cecchi Gori non è il vero proprietario di Wine of Babylon , allora anche i reati oggi contestati a Rusic cadrebbero, osserva la difesa:

 

«Non si può sostenere — recita la memoria — che l’avvocato Nappi abbia subito un danno in relazione a un bene che non possiede». E la produttrice rincara: «Il Tribunale ha escluso che Nappi possa considerarsi proprietario dell’opera...». Se così fosse, verrebbe meno anche l’ipotesi dell’«ingiusto profitto» di Rusic, legittima proprietaria del quadro, dice il suo avvocato.

vittorio cecchi gori rita rusic 2

 

Ci sarebbe poi un altro interrogativo, sul valore dell’opera.

 

Quanto costerebbe ora acquistarla? La cifra, incerta anch’essa, soggetta com’è a continue rivalutazioni, avrebbe superato i 14 milioni di euro. Un traguardo che spiega, probabilmente, perché mai nessuno abbia pensato di rifondere Nappi offrendogli un’alternativa economica. Per farlo occorrerebbe, infatti, mettere pesantemente mano al portafogli. L’inchiesta penale tuttavia apre nuove possibilità.

 

A fronte di un processo che si profila all’orizzonte non è chiaro se la produttrice andrà avanti per la sua strada. Nappi è certo che Rusic conosca tutta la verità su dove sia nascosta l’opera. Ora, conclusa l’indagine, ha venti giorni di tempo per essere ascoltata dai magistrati. E, forse, per rivelarlo.

vittorio cecchi gori rita rusic 1vittorio cecchi gori rita rusicCECCHI GORI RITA RUSIC QUADRO BASQUIAT