SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE…
“RITA RUSIC NON RACCONTI FAVOLE. IL QUADRO DI BASQUIAT SPARITO È MIO, SE L'HA VENDUTO ORA PAGHERÀ” - L'AVVOCATO GIOVANNI NAPPI RIVENDICA LA PROPRIETÀ DEL DIPINTO DI BASQUIAT “WINE OF BABYLON” DA 18 MILIONI DI EURO, AL CENTRO DELLA GUERRA INFINITA TRA CECCHI GORI E LA SUA EX MOGLIE ACCUSATA DI TENTATA ESTORSIONE E AUTORICICLAGGIO: "LO RICEVETTI DA VITTORIO COME SALDO DI UN SUO DEBITO PROFESSIONALE DA OLTRE DUE MILIONI DI EURO, ANDAI DALLA RUSIC E LEI MI CACCIÒ DICENDOMI: COL CAZZO, QUESTO QUADRO LO TENGO PER I MIEI FIGLI E PER TUTTO QUELLO CHE IL MIO EX CI HA FATTO PASSARE - NON POSSO ESCLUDERE CHE LEI SAPPIA DOVE SI TROVI IL DIPINTO. UNA DOMANDA: PERCHÉ RUSIC CAMBIA VERSIONE DEI FATTI OGNI VOLTA CHE VIENE COINVOLTA PROCESSUALMENTE E ALLA FINE NON RACCONTA MAI LA VERITÀ SUL “WINE OF BABYLON”?
RITA RUSIC VITTORIO CECCHI GORI
Giuseppe Scarpa per “la Repubblica” - Estratti
«Se l'ha venduto sono affari suoi perché il quadro è mio. Dopodiché Rita Rusic ha finito di raccontare le sue favole».
Sedici anni dopo la scomparsa del Wine of Babylon, Giovanni Nappi non ha più voglia di scherzare. È l'avvocato che rivendica la proprietà del Basquiat da 18 milioni di euro, al centro della guerra infinita tra Vittorio Cecchi Gori e la sua ex moglie, non crede più alla favola del dipinto nascosto da qualche parte. La sua storia comincia nel 2010, quando il produttore gli cede l'opera per saldare un debito professionale da oltre due milioni di euro.
Ma quando Nappi si presenta per ritirarlo, trova Rita Rusic. Poco dopo il quadro scompare. Per sempre. Da quel giorno attorno al Wine of Babylon si accumulano sentenze, denunce, indagini e accuse. Per la Procura di Roma sarebbe stata Rusic a impossessarsi dell'opera, poi diventata il cuore di una vicenda che ha portato alla contestazione dei reati di tentata estorsione e autoriciclaggio.
Lei sostiene che tutto sia nato da un debito di Vittorio Cecchi Gori nei suoi confronti.
«Esatto. Cecchi Gori aveva accumulato nei miei confronti un debito professionale superiore a due milioni di euro. Per saldare mi cedette il quadro con un atto notarile. Una cessione in pagamento, nero su bianco chiamata datio in solutum».
Lei va a ritirare il quadro e lì la storia cambia direzione.
«Direi bruscamente».
Che cosa trova?
«Trovo Rita Rusic».
Cosa accade?
«Accade che si mette davanti al quadro».
E le dice?
«Una frase che non ho mai dimenticato: "Col c..., questo lo tengo per i miei figli e per tutto quello che il mio ex ci ha fatto passare"».
Lei a quel punto se ne va.
«Avviso Cecchi Gori. Gli racconto quello che è successo».
E decidete di tornare.
«Con i carabinieri».
Immagino convinto di trovare ancora il quadro «Naturalmente».
Invece…. «E invece il quadro era sparito».
Nemmeno una traccia?
«La sagoma sul muro. Quella sì era rimasta».
Da quel momento iniziano i processi.
«Cause civili, accertamenti, sentenze».
Però lei sostiene che sulla proprietà dell'opera non ci siano dubbi.
«Diverse sentenze hanno accertato il mio diritto sul quadro. La questione della proprietà è stata stabilita in via definitiva e passata in giudicato, più un'ingiunzione di consegna del dipinto».
Resta da capire dove sia finito.
«Bella domanda».
Lei pensa che Rita Rusic sappia dove si trova?
«Non posso escluderlo e prima o poi la verità verrà fuori».
Lo ha venduto?
«Non posso rispondere a questa domanda, ma se lo ha fatto non ne aveva i poteri».
rita rusic vittorio cecchi gori
(...)
Una certezza e una domanda».
La certezza?
«Che il quadro è mio».
La domanda?
«La stessa che mi faccio dal 2010: perché Rusic cambia versione dei fatti ogni volta che viene coinvolta processualmente e alla fine non racconta mai la verità sul Wine of Babylon?».
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