lotito frattesi gattuso

LO STRANO CASO DELLA LAZIO CAPOLISTA: I “RINGHIO BOYS” VINCONO NEL DESERTO. LO STADIO RESTA VUOTO PER ALLONTANARE LOTITO MA I TIFOSI PARLANO SOLO DI LUI E DELLA "LOTITESE" (E C’E’ UNA INDAGINE PER AGGIOTAGGIO E MANIPOLAZIONE DEL MERCATO PERCHÉ GLI INQUIRENTI SOSPETTANO L’ESISTENZA DI UN PRESUNTO PIANO COORDINATO VOLTO A FARE PRESSIONI SULLA PROPRIETÀ) – MALCOM PAGANI: “IN MEZZO A QUESTO CAOS IN CUI LA VERITÀ È INTANGIBILE, LA FRATTURA TRA TIFOSERIA E PROPRIETÀ REALE E LA SOLITUDINE DELLA SQUADRA, ALMENO TRA LE MURA AMICHE, INDISCUTIBILE, LA LAZIO VOLA. IL MIRACOLO LAICO DI UNA SQUADRA COSTRETTA A TROTTARE SEMPRE IN TRASFERTA È LÌ, VISIBILE, A CERTIFICARE CHE NEL CALCIO LA FINE, SE NON TI CONSIDERI GIÀ A TERRA, NON È MAI NOTA…”

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Malcom Pagani per repubblica.it - Estratti

 

claudio lotito rino gattuso

(…) Piangevano i tifosi sugli spalti e imprecavano tutti gli altri, a partire dai gruppi del tifo organizzato che già da fine gennaio, in feroce opposizione alla gestione quasi venticinquennale di Claudio Lotito avevano deciso di disertare gli spalti e desertificare lo stadio nella speranza che il danno economico provocato e il diffuso clima ostile spingessero il proprietario ad abbandonare il club. «Vendi e vattene», «Fuori il maiale» e slogan simili ritmavano il quotidiano e senza percepibili cambiamenti lo ritmano ancora.

 

Ma mesi dopo, con l’arena ancora vuota e il senatore di Forza Italia al suo posto, la Lazio è prima in classifica, sopra al Napoli, al Milan e alla Juventus, alla pari con l’Inter e con due punti in più della Roma data da tutti o quasi tra le credibili favorite al titolo. Come sia potuto accadere dopo un’estate trascorsa tra i sudori tropicali di Formello, un mercato creativo fatto con cento lire e una vittima apparentemente designata di nome Gattuso Gennaro, reduce dall’infausta sconfitta bosniaca madre della terza eliminazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali e convocato d’urgenza alla guida di una zattera non strutturata per navigare tra i marosi è un mistero.

 

I tifosi lo avevano accolto con calore inversamente proporzionale a quello toccato in sorte a Sarri, esule a Bergamo, spendendosi invece con grande energia nel boicottaggio generalizzato fin dalla reunion invero assai affollata indetta a inizio luglio, quando decine di migliaia di persone:

 

luigi bisignani

uomini, donne, bambini, cantautori, dirigenti di banca, presentatori televisivi e presidenti di regione si erano dati appuntamento in città per consegnare il foglio di via al “gestore” ospitando sul palco, tra gli oratori, la figura da sempre misteriosa di Luigi Bisignani, uomo di notevole acume con una parabola personale che da Licio Gelli a Giulio Andreotti fino a Raul Gardini è al tempo stesso fotografia della Prima Repubblica, autobiografia della Nazione e dimostrazione che si può cambiare pelle anche alla vigilia dei propri 73 anni.

 

Bisignani infatti, laziale da sempre, dopo una vita dietro le quinte che poco o nulla aveva concesso alla veste pubblica, diventa acclamato capopopolo sul campo, interviene periodicamente sulle radio di settore, discetta per settimane su Il Tempo di azionariato popolare e prospettive societarie ospitando in pagina interventi eterogenei, ma tutti tesi a consigliare a Lotito di levare le tende e infine finisce sotto indagine (insieme, tra gli altri, ai vertici di Banca del Fucino) per aggiotaggio e manipolazione del mercato - la Lazio è quotata in borsa - perché gli inquirenti sospettano l’esistenza di un presunto piano coordinato volto a fare pressioni sulla proprietà al fine di costringere lo stesso Lotito, diventato nel frattempo proprietario della Reggina in serie D, alla cessione.

francesco rocca

 

Bisignani nega, l’indagine va avanti e in mezzo a questo caos in cui la verità è intangibile, la frattura tra tifoseria e proprietà reale e la solitudine della squadra, almeno tra le mura amiche, indiscutibile, la Lazio vola.

 

Il deus ex machina, dicevamo, si chiama Gattuso. Uno che in pantaloncini ha vinto tutto, conosce a memoria la psicologia degli atleti e dalle recenti delusioni e dalle bastonate prese in panchina ha tratto lezioni, sostiene, in grado di cambiarlo anche nel rapporto con i propri figli.

 

Quelli veri e quelli acquisiti, i calciatori della sua Lazio, gli straccioni di Valmy su cui nessuno avrebbe scommesso una banconota del Monòpoli

 

Frattesi, atterrato dai lussi dell’Inter su una pista sconnessa per un volo esclusivamente sentimentale capace di riportarlo agli albori, agli inizi, alle radici. Tavares, il terzino dal carattere fragile, dal muso lungo e dalla distrazione fatale, ritornato sorridente, felice e indomabile. Belahyane, il centrocampista marocchino ripetutamente ignorato nelle ultime due stagioni, uno per dirla con Gattuso: «che se lo vedi non gli daresti un euro», (…)

 

 Floriani Mussolini, destinato all’esilio per ragioni non aliene al cognome, lodevolmente sobrio nei comportamenti ed erede nient’affatto indegno della fascia che fu di Marusic. Noslin, l’anarchico che Sarri non riusciva a inquadrare, diventato abilissimo centravanti di manovra.

bisignani masi

 

Mandas, il portiere greco che in Inghilterra non giocava mai che ad alcuni nei voli plastici ricorda il numero uno dello scudetto di Maestrelli, Felice Pulici. La Lazio non vincerà il campionato e con ogni probabilità non entrerà neanche nelle coppe europee che restituiscono prime pagine e denari, ma il miracolo laico di una squadra costretta a trottare praticamente sempre in trasferta è lì, visibile, a certificare che nel calcio la fine, se non ti consideri già a terra, non è mai nota.

 

(...)

 

pino insegno

E ora mentre il fortino resta così disabitato che prestando attenzione puoi sentire le urla dei 22 in campo e il rumore del pallone, nell’etere la narrazione si è fatta a tratti mesta perché i momentanei successi della Lazio- almeno è questa l’impressione- rendono sempre meno comprensibile e giustificabile l’abbandono della truppa. Ci si propone di allontanare Lotito con ogni mezzo e poi si finisce per parlare solo di Lotito. Lo si delegittima e si deridono tutte le sue dichiarazioni pubbliche, ma quando, non estraneo alla protervia, afferma «La Lazio è mia» all’improvviso diventa credibile.

 

Lo si insulta fino ad augurargli la morte e dell’altra parte ci si aspetta San Francesco. È tutto manicheo, alterato, insostenibile. Il presidente, in quest’ossessione monotematica, in questa rabbia che cancella il contesto e il prodigio sportivo - qui sosta il paradosso- è diventato la Lazio e la incarna, al di là delle sue stesse intenzioni e di quelle di chi lo vorrebbe lontano in eterno, molto più di quanto anche il critico più tenue dei suoi 22 anni non sarebbe stato disposto a concedergli. I più arrabbiati sognano la spoliazione e chiamano la SS Lazio, Lotitese. Chi ha ragione? Chi torto?

 

 

claudio lotitoFrancesco Rocca alla manifestazione dei tifosi della lazio contro claudio lotito