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TRUMP HA INTOSSICATO IL CLIMA E GLI ATLETI AMERICANI NE PAGANO LE CONSEGUENZE – LA DELEGAZIONE STATUNITENSE E’ STATA CONTESTATA ALLA CERIMONIA INAUGURALE E IL VICEPRESIDENTE JD VANCE SUBISSATO DI FISCHI – GLI ATLETI STATUNITENSI NON SANNO PIU’ NEANCHE COME PORSI DOPO LE VITTORIE, PERCHE’ TEMONO DI ESSERE ATTACCATI SUI SOCIAL O DI BECCARE IL CAZZIATONE DI TRUMP (COME ACCADUTO A HUNTER HESS CHE HA DETTO DI SENTIRSI “A DISAGIO NEL RAPPRESENTARE GLI USA” E “THE DONALD” GLI HA DATO DEL “PERDENTE”) – ALCUNI VORREBBERO ESALTARE L’IMPORTANZA DELLA DIVERSITA’ (ETNICA O SESSUALE, CON SOSTEGNO ALLA CAUSA LGBT) MA FINISCONO IMPALLINATI DAI LORO STESSI CONNAZIONALI CHE LI BOLLANO COME “ANTI-AMERICANI”
Estratto dell’articolo di Giulia Zonca per “La Stampa”
Campioni in crisi di identità. Alle Olimpiadi gli Usa scoprono per la prima volta l'imbarazzo di non sapere come mettersi, un problema che non hanno mai avuto. Abituati a vincere, tanto, con ricambi generazionali continui, facce nuove, pose diverse... ora nelle foto vengono mossi. Confusi. Si chiedono se un gesto di esuberanza possa essere confuso con un atto di bullismo, se una manifestazione di sicurezza rischi di diventare eco della prepotenza trumpiana.
Neanche la dichiarazione perfetta dello sciatore Hess ha funzionato: «Non rappresento un governo ma una bandiera che ha sempre gli stessi valori». Inappuntabile […]. Il lunatico Trump non ha apprezzato […] per lui chiunque non approvi la sua gestione è contro il Paese. Ma questo non è l'apice di un fastidio, è la progressiva metamorfosi dell'eroe a stelle e strisce.
Sono sempre stati quelli da battere […] Tutto quello che oggi va sotto la definizione di aura e che magari può suscitare desiderio di riscatto negli avversari e stimolare la competizione, però di certo aiuta a farsi riconoscere. […]
L'abitudine di atleti selezionati nei college e cresciuti con la consapevolezza di avere le strutture migliori, il sistema tarato su misura, la spinta, il tifo, i riferimenti culturali e gli ideali da sventolare sul podio con le stelle e le strisce. La prova che la terra delle opportunità sa gonfiare i sogni e restituire i sacrifici. Solo che per essere così, altamente convinti, bisogna avere le spalle coperte e questi Stati Uniti sono un fronte di dissenso aperto.
[…] La pattinatrice di figura Amber Glenn ha tentato la via laterale. Nessun riferimento al presidente, solo sostegno alla causa Lgbtq+. […] Bersagliata dai social, al solito schierati a ondate con accuse di vario tipo […] Glenn ha subito vinto un oro con la squadra e deve ancora gareggiare nella prova individuale. Destabilizzata, ha deciso di non guardare più il suo profilo, si è appoggiata delicatamente la bandiera sulle spalle, con il sospetto di portare un peso. Di sicuro una sensazione aliena.
La snowboarder Chloe Kim credeva di aver già dato il suo contributo alla patria. Simbolo di un multiculturalismo di successo, figlia di sudcoreani immigrati negli States. Con i suoi risultati ha sciolto pregiudizi e con grande attenzione ha scelto le parole da usare qui, citando Mandela a tema «La diversità è la forza». Ha evitato rimproveri e suscitato freddezza, perché i tifosi sono spaccati come il resto dei cittadini americani […]
Di solito le medaglie mettono tutti d'accordo, stavolta il sostegno sbanda da destra a sinistra, come fosse una curva da stadio e le vibrazioni arrivano fino a Milano-Cortina, agitano la squadra. Ieri il primo confronto Usa-Canada, hockey femminile, una rivalità sentita già sul ghiaccio perché si parla delle due superpotenze di questo sport. Solo che le canadesi hanno ricevuto il video messaggio del loro primo ministro (dedicato all'intera nazionale), un passionale discorso con ringraziamenti anticipati. Qualsiasi cosa accada.
Mentre dalla Casa Bianca filtra la diffidenza, nonostante le comparsate in tribuna di JD Vance dei primi giorni. Pure lui, veniva per portare applausi, i suoi, e si lasciava dietro fischi. Fin dalla sfilata a San Siro si era capito che sarebbe stata una Olimpiadi complicata. I "buu" erano per la carica politica proiettata sul maxi schermo, ma il dissenso è colato giù, fino a togliere agli atleti un bene che avevano dato per scontato: il proprio agio.
[…] Non erano preparati all'idea che l'insofferenza potesse riguardarli. Devono inventarsi un equilibrio tra prestazioni, reazioni e aspettative, il triangolo della certezze si è sgretolato. Quattro anni fa, la Cina, Paese ospitante sigillato per Covid, attirava ogni genere di dubbio, con atleti costantemente costretti a dare segni di coinvolgimento sui mali universali, sul senso della libertà, sulla mancanza di trasparenza. Oggi sotto quel riflettore, tanto insistente da far perdere il senso dell'orientamento, ci sono gli Usa. […]
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