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LO US OPEN? MEJO DE’ WOODSTOCK! – ALEX ZVEREV SI LAMENTA DEI CANNAROLI CHE FUMANO ERBA DURANTE LE PARTITE DELLO SLAM AMERICANO: “IL CAMPO DICIASSETTE PUZZAVA COME IL SALOTTO DI SNOOP DOGG” – IL TEDESCO NON È L’UNICO A LAMENTARSI DEGLI SPETTATORI CAFONI CHE NE COMBINANO DI TUTTI I COLORI: FLAVIO COBOLLI, DOPO LA SCONFITTA CON BLOCKX, HA PROTESTATO PER IL RUMORE ECCESSIVO (“COSÌ DIVENTA DIFFICLE CONCENTRARSI”), MENTRE NAOMI OSAKA SI È SCAGLIATA CONTRO GLI INFLUENCER SUGLI SPALTI (“VA BENE CERCARE DI ALLARGARE LA POPOLARITÀ DEL TENNIS, MA DALL’ETICHETTA E DALLE REGOLE NON BISOGNEREBBE PRESCINDERE…”)

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Estratto dell’articolo di Gaia Piccardi per www.corriere.it

 

new york cannabis legale

L’olezzo di marjuana stupisce solo i benpensanti: questa è la città del sindaco Zohran Mamdani, enclave democratica nel regno del Trumpismo. Il Queens, dove sorge il complesso di Flushing, è uno dei cinque distretti di New York: fumare a scopo ricreativo è legale, anche se ogni anno — a rotazione — c’è un tennista che si lamenta.

 

La migliore lagna 2026 è di Zverev, impegnato a difendere dall’assalto di Luciano Darderi il ruolo di favorito dell’Open Usa: «Il campo diciassette puzzava come il salotto di Snoop Dogg…». […]

 

ALEXANDER ZVEREV

Sugli spalti, nell’era del tennis showbiz, in effetti succede di tutto. Gli americani, per cui l’unica forma di sport concepibile deve avere le caratteristiche dell’entertainment, assistono al tennis come se fosse il basket al Madison Square Garden, il baseball allo Yankee Stadium o il football al MetLife.

 

[…] Lo sferragliare di mandibole è un sottofondo costante. Ci si sposta durante il gioco, si parla a voce alta o altissima, con il riflesso pavloviano del ruggito dello stadio davanti al dunk o all’home run.

 

FLAVIO COBOLLI

[…] Flavio Cobolli, invece, nella sconfitta con Blockx si è fatto condizionare: «È troppo rumoroso: così diventa difficile concentrarsi».

 

Questo, poi, come se già tutto il resto non bastasse, è l’anno degli influencer e dei content creator. L’Open Usa ne ha accreditati cento: il doppio rispetto ai 54 del 2025. La deriva è irrefrenabile. Meg e Audrey, titolari dell’account social The Vip List, sono state cacciate dal torneo dopo aver postato la foto dell’accredito.

 

INFLUENCER DURANTE I MATCH DELLO US OPEN

Gli altri 98 influencer scorrazzano felici per i campi, portatori insani di selfie e video, totalmente a digiuno delle regole-base di questo gioco nato pallacorda nel XII secolo in Francia come passatempo dei nobili, figuriamoci cosa c’azzeccano queste figure ibride che hanno lo scopo di creare engagement con qualsiasi mezzo, di modo che domenica, a fine evento, l’Open Usa possa vantarsi di avere avuto più clic, meme, visualizzazioni degli altri tre Slam del circuito.

 

La luce bianca dei telefonini e dei ring light che illuminano queste scemenze spunta ovunque sugli spalti, tanto che Naomi Osaka, lei stessa ormai più Chiara Ferragni che campionessa, l’ha notato: «C’è stato un momento in cui, mentre giocavo il punto, queste persone gridavano delle cose… Va bene cercare di allargare la popolarità del tennis, ma dall’etichetta e dalle regole non bisognerebbe prescindere».

NAOMI OSAKA

 

[…] «se ti invitano sul red carpet, non ci vai in jeans — sottolinea Coco Gauff —. Voglio dire che chi attira questa gente all’Open Usa dovrebbe educarla su come si assiste al tennis». Pare che le prime mail che riassumono l’abc del gioco stiano girando. Jessica Pegula va oltre: «Siamo qui per fare il nostro lavoro, tutto ciò è irrispettoso». […]

NAOMI OSAKA coco gauffINFLUENCER DURANTE I MATCH DELLO US OPEN