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Malcom Pagani per “il Fatto quotidiano”
Allontanandosi da un ring casalingo in cui l’Italia aveva preferito tenere i pugni in tasca: “È stata una botta terribile” Carlo Verdone è uscito all’aria aperta. A Toronto, nel giardino canadese di un professore che lo ospitava per festeggiare il trionfo nell’Italian Contemporary Film Festival (Premio alla carriera e massimo alloro per Sotto una buona stella, ventimila persone in coda per l’attore romano in cinque città diverse, registi come Tornatore messi in fila) giura Verdone: “Ho seguito distrattamente il secondo tempo sotto gli alberi. Nel patio, con me, c’erano tutti gli ospiti della giornata.
Dopo il supplizio culminato con il gol di Ruiz, della partita e dei 45 minuti conclusivi, non fregava più niente a nessuno. Chi mangiava, chi camminava, chi parlava al telefono. Ogni tanto, distrattamente, qualcuno si affacciava in salone per vedere il risultato. Alla fine abbiamo allargato le braccia”.
Delusi?
Sportivi. Si è sentito un coro: “Il Costa Rica ha giocato meglio”. Ed è vero. La confusione tattica senza limiti, le bizzarre scelte di Prandelli, il solito Paese survoltato che si esalta e si deprime al rotolare di un pallone, come se il calcio, veramente, rappresentasse davvero l’Italia da esportare. Dopo aver battuto l’Inghilterra si parlava di Rinascimento e sembravamo il Brasile di Pelè.
Sarebbero serviti equilibrio e serietà, ma il pallone, anche se stimola corde molto serie, è un gioco che vive di esagerazioni. Così via di titoloni, di peana, di inni alla storica vittoria contro gli inglesi e altre amenità. Cos’è l’Inghilterra davvero? Una piccola squadra, ancora acerba, smarrita, con un paio di giocatori tutt’al più. Ci fosse uno che l’abbia detto.
E l’Italia di Pandelli, passata dagli osanna agli insulti, cos’è?
Un’accolita di gente fuori ruolo impegnata a camminare sul prato di Recife. Gli altri correvano, noi passeggiavamo . Oggi il calcio è veloce e la lentezza non viene perdonata.
Le scelte di Prandelli, dicevamo.
Non ho capito niente. Cambiare fascia a Darmian, solo per dirne una, è stato incomprensibile. Forse avrebbe dovuto scegliere meglio chi escludere dalla lista. L’idea di lasciare a Coverciano Giuseppe Rossi e Destro non mi pare luminosa. Destro ha giocato 14 partite con la Roma segnando 13 volte, Rossi è Rossi. Un campione che ha fatto di tutto per essere in Brasile e ha sbagliato un mezzo tocco in amichevole sentendosi dare del bidone. Ma che lo tagli così? Aspetta un momento, pensaci. Che Rossi sia diventato all’improvviso una pippa non sta né in cielo né in terra. Credevo che sul tema il ct avrebbe riflettuto più a fondo.
Al posto di Rossi c’è Balotelli.
Ce l’hanno tutti con lui, ma non è colpa sua. Il tracollo nasce altrove. E comunque qualche alternativa ci sarebbe anche stata.
Il reale valore di queste alternative?
Immobile è rimasto in panchina, Insigne non l’abbiamo visto che in lontananza e a Cerci, che pure sulla fascia qualcosa avrebbe potuto inventare, non puoi dare venti minuti scarsi a fine partita cercando disperatamente il miracolo. Non si possono più sentire frasi come “è mancato l’approccio psicologico alla gara” o “non siamo entrati con la mentalità giusta”. Il problema è solo strategico, con quel tipo di gioco puoi solo affidarti a un episodio che ti porti un gol.
Prospettive?
E chi lo sa? L’Uruguay ha fame e schiera Suarez. A noi basta un pareggio per passare e può succedere di tutto. Anche se francamente, quando vedi l’Olanda di Van Persie o la Francia di Benzema, a parlare di futuro per l’Italia di Prandelli un po’ di pudore ti assale. Sa qual è la migliore Nazionale che abbiamo visto negli ultimi mesi? Quella che ha battuto in amichevole il Fluminense. Finì 5-3 e la difesa venne criticata, ma almeno dimostrammo fantasia e coraggio. Venerdì, invece, niente. Una squadra che non ha domani. Thiago Motta sembrava un vecchietto, Cassano non ne ha azzeccata una, Chiellini era irriconoscibile.
Rimane Pirlo.
È eccezionale, ma se non sbaglio non si chiama Maradona.
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