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LA VENEZIA DEI GIUSTI – “NO OTHER CHOICE” DEL MAESTRO SUD-COREANO PARK CHAN-WOO È UN DURO RITRATTO SENZA SPERANZA DI UN MONDO DEL LAVORO SEMPRE MENO INTERESSATO ALLE PRESENZE UMANE – È UNA DARK COMEDY DIVERTENTE, MA UN PO’ LUNGA E NON SEMPRE CONTROLLATA. SEMBRA QUASI PUNTARE SUI RAPPORTI DI CLASSE ALLA “PARASITE” O AGLI ECCESSI DEL SERIALE “SQUID GAME” – TUTTO NASCE ALL’INTERNO DI UNA FABBRICA DI CARTA, DOVE LAVORA DA 25 ANNI COME CAPOREPARTO MAN-SOO, CHE PERDERÀ TUTTO QUANDO… – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Duro ritratto senza speranza di un mondo del lavoro sempre meno interessato alle presenze umane, “No Other Choice”, ultimo film passato stasera in concorso del maestro sud-coreano Park Chan-woo, è una dark comedy divertente, ma un po’ lunga e non sempre controllata che non ha nulla del romanticismo noir del suo “Decision to Leave”, ma sembra quasi puntare sui rapporti di classe alla “Parasite” o agli eccessi del seriale “Squid Game”, del quale riprende uno dei protagonisti, Lee Byung-hun.
Tutto nasce all’interno di una fabbrica di carta, dove lavora da 25 anni come caporeparto Man-soo, interpretato da Lee Byung-hun, che si è costruito la casa dei suoi sogni dove vive con la bella moglie, Son Ye-jin, due figli, due cani. Perderà tutto, a cominciare dai cani e dall’abbonamento a Netflix, quando l’azienda, finita in mano agli americani, deciderà di tagliare il 20% di operai. E cadrà in una profonda depressione.
Dopo un anno senza lavoro, arriverà alla conclusione che l’unico modo per riavere il suo lavoro in una sorta di gara per ottenerlo, sarà di eliminare brutalmente la concorrenza. Cioè uccidere i possibili candidati al suo lavoro. Assistiamo quindi a una serie di bizzarri omicidi, sempre più grotteschi, fatti per mantenere intatta la casa di proprietà, solida la famiglia e tutte le ossessioni e passioni dei figli.
Nel mondo dei dazi di Trump e nella Corea di Squid Game, Park Chan-woo si muove aggiornando i modelli inglesi della commedia nera alla "Ladykillers". Visivamente il film è di grande eleganza, anche le gag e gli omicidi sono tutti ben costruiti, magari il fatto che il film risulti più comedy che dark può farci preferire i suoi vecchi classici.
E l’estrema lunghezza non aiuta. Non vorrei che, come già accadde con “Decision to Leave”, il film funzionasse meglio nel ricordo dopo il festival che nella visione mordi e fuggi che ne abbiamo fatto adesso.
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