castlevania belmont’s curse

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “CASTLEVANIA BELMONT’S CURSE” È IL PRIMO NUOVO GIOCO BIDIMENSIONALE DELLA SERIE SEMINALE DI KONAMI DOPO DICIOTTO ANNI. SI TRATTA DI UN RITORNO GRANDIOSO, UNA LUNGA, ENIGMATICA, SPETTACOLARE E IMPEGNATIVA AVVENTURA PER UNA PARIGI DEL 1400 DEVASTATA DALL’AVVENTO DI DRACULA E DEI SUOI DEMONI. NEI PANNI TORMENTATI DI UNA AMMAZZAVAMPIRI SI SALTA E SI COMBATTE PER PANORAMI DI UNA MACABRA QUANTO INCANTEVOLE BELLEZZA NERA E SCARLATTA… - VIDEO

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Federico Ercole per Dagospia

 

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Parigi brucia, sanguina, muore e non muore. Dracula sta resuscitando nel suo eterno ritorno di sete sanguinaria. Ma ci sono i Belmont, stirpe leggendaria di cacciatori di vampiri, sorta di stokeriani “Van Helsing” dalla complicatissima e tormentata genealogia.

 

Che bello è tornato Castlevania! Dopo diciotto anni dall’ultimo episodio in 2D, ovvero Order of Ecclesia. Nel frattempo i cosiddetti “metroidvania” nominati in tal brutto modo proprio dalla cacofonica composizione nominale tra Metroid e Castlevania, sono proliferati e mutati, senza mai tuttavia trasgredire troppo le regole stabilite da questi giochi.

 

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D’altronde, anche quando infrante, le fondamenta ludiche edificate dai seminali Super Metroid (1994) e Castlevania Symphony of The Night (1997) si sono rivelate imprescindibili pure nella loro negazione, come l’armonia per la dodecafonia.

 

Nel corso del tempo sono usciti “metroidvania” eccezionali, persino più riusciti  delle loro nobili fonti d’ispirazione, eppure il ritorno di Castlevania è un evento festoso, addirittura commovente.

 

Una piccola ma sentita digressione personale: adesso smetto di scrivere “metroidvania”, vitupero questa dissonante, aerofagica e ormai inevitabile definizione quanto amo invece questo genere o sottogenere che sia, ma purtroppo a me o altri non ne è mai venuta in mente una migliore! È una questione di suono, così disturbante per una profonda allegoria sul perdersi e ritrovarsi che meriterebbe una definizione più poetica e musicale.

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Allora tratto immediatamente di Castlevania Belmont’s Curse che arriverà il 15 di ottobre per PlayStation 5, XBox, Switch e PC e con il quale ho trascorso oltre trenta ore di infernale divertimento, di appassionante disorientamento, di gioie e dolori.

 

LA MALEDIZIONE DEI BELMONT

Parigi brucia quindi, un po’ come oggi, ma nel 1400 fantasioso di questo videogame non c’è l’ombra di rivoluzione, solo orrore e distruzione non prive di una loro diabolica bellezza, perché i panorami bidimensionali del gioco sviluppato per Konami da Evil Empire e Motion Twin (quelli di Dead Cells) sono meravigliosi per le loro forme e la composizione cromatica.

 

Il vescovo di Parigi scrive per chiedere aiuto a Trevor Belmont -già protagonista di Dracula’s Curse del 1989 quando la serie era ancora un “platform” lineare- affinché questi possa sventare la minaccia. Trevor giunge con la figlia Rose, che per una serie di eventi sarà la tormentata e carismatica protagonista dell’oscura e scarlatta avventura.

 

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Dalle strade popolari di Parigi si trascorre per cimiteri maledetti, per profonde catacombe, per una contorta Notre Dame e ovviamente per il risorto, immenso castello di Dracula. Gli spazi da esplorare sono vasti e complicati, talvolta difficili da decifrare per una loro architettura volutamente ermetica.

 

Tutto è enigmatico in Belmont’s Curse e questo è uno dei suoi grandi pregi, perché amplifica l’insicurezza e il sentimento di mistero del giocatore, esaltando poi la scoperta e la rivelazione. Ci sono innumerevoli enigmi ambientali da risolvere per proseguire l’esplorazione e anche i luoghi dove risiedono i “boss” sono connessi a tracce misteriose reperite qua e là.

 

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Ci sono lunghi segmenti di “platform” a ribadire l’origine della serie che possono risultare assai ostici, richiedendo una ritmica digitale spietata, sebbene i passaggi più complessi siano opzionali al fine di ottenere vari potenziamenti. Nulla comunque di impossibile o frustrante, perché si impara subito a usare Rose con estrema precisione, fino ai più spettacolari virtuosismi, usando la sua frusta sacra per aggrapparsi e acquisendo con il tempo varie abilità che facilitano la navigazione, come i classici “doppio salto” e “slancio”. 

 

C’è un sistema di teletrasporto non troppo comodo e abbastanza cervellotico in verità, ma va bene così perché nega l’automatismo pigro degli spostamenti veloci tra una zona e l’altra e consente una migliore memorizzazione delle complesse mappe del gioco.

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NON SOLO LA FRUSTA

Combattere è assai appagante in quest’opera che si è rivelata ancora più maestosa di quello che si intuiva dai trailer. Oltretutto, considerata la quantità di armi disponibili, ogni giocatore può personalizzare il proprio stile marziale. Ci sono spade e spadoni, pugni ferrati e lance, scudi offensivi e fruste. È possibile trovare esemplari sempre più potenti di ognuna di queste categorie.

 

Anche i nemici comuni possono essere micidiali, soprattutto gli arcieri o quelli che lanciano diversi tipi di proiettili, mentre i “boss” sono ostici ma mai troppo, dando vita a battaglie lunghe senza quel sentore di impossibilità post Dark Souls. Inoltre Rose sale di livello con una certa frequenza, diventando sempre più forte.

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Ma purtroppo solo fino al livello 99, poi smette di crescere. Ci sono, per chi non ha voglia di faticare, innumerevoli opzioni di semplificazione, alcune eccessive. Ecco, forse sarebbe stato meglio non porre un limite alla salita di livello consentendo di potenziare Rose a livelli iperbolici, invece di rendere possibile nelle opzioni addirittura l’impossibilità di morire.

 

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 Consiglio comunque di non facilitare l’esperienza perché con un impegno non troppo estremo, anzi, si può riuscire a superare ogni scoglio. Questa barriera  al potenziamento (chissà poi magari c’è un modo di eluderla?) e l’escamotage per ottenere il vero finale del gioco, meno interessante di quelli del passato, sono gli unici, comunque effimeri, difetti del nuovo Castlevania.

 

Castlevania Belmont’s Curse è un ritorno grandioso, un viaggio fanta-storico e horror durante il quale si incontrano persino Giovanna d’Arco e Re Artù in una narrazione caotica senza dubbio, ma proprio per questo appassionante e a tratti magnifica.

 

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 Accompagnato e ritmato da musiche perpetue e suggestive, il ritorno di Castlevania è un’esperienza memorabile anche nella sovrabbondanza di tanti e notevoli giochi dello stesso genere non solo come evento nostalgico o per il carisma atavico del suo titolo, perché è infine risultato uno dei migliori esemplari della serie, classico quanto moderno di una modernità che non annulla le origini ma le celebra nella loro imperitura gloria ludica. Il Re è tornato e a gennaio tornerà anche la Regina, ovvero Metroid, con un nuovo episodio in 2D.

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