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DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “MIO MEMORIES IN ORBIT” È UNA MERAVIGLIA POLICROMATICA IN DUE DIMENSIONI ISPIRATA SOPRATTUTTO ALL’ARTE DEL DISEGNO DI MOEBIUS. NELLE VESTI MECCANICHE DI UNA PICCOLA ROBOT, SI ESPLORANO SPAZI MAESTOSI, MENTRE SI COMBATTONO MACCHINE IMPAZZITE E SI RIVELA, CON IMPEGNO E LENTEZZA DALL’OSCURITÀ DELL’ERMETISMO, UNA GRANDE STORIA DI FANTASCIENZA… - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
L’inizio di MIO Memories in Orbit rimanda subito ai sottili tratti bianchi su fondo nero de La Linea di Osvaldo Cavandoli, indimenticato artista dell’animazione e del fumetto (che i più ricorderanno per i corti pubblicitari su Carosello) o almeno ad una variazione elettronica e fantascientifica dei suoi lavori.
Questo luogo composto con minimalismo bicromatico funziona come spazio per insegnare i rudimenti del sistema di controllo al giocatore e tornerà nel corso del videogame per illustrare le modalità di altre azioni più complesse, ma è altresì il preludio di un’anamnesi platonica, il sorgere di una serie di reminiscenze che andranno infine a ricostruire la memoria collettiva e singolare di ciò che è accaduto in un vascello spaziale controllato da unità meccaniche senzienti che sta attraversando, impazzito e immemore, l’oceano stellare.
Dopo questa introduzione “cavandoliana” chi gioca è soggetto ad uno stupefacente shock cromatico, perché tutto muta in un miracolo pittorico di più colori che ricorda inevitabilmente le opere d’arte fantascientifiche di Moebius, soprattutto lo psichedelico L’Incal al quale il disegnatore francese lavorò con Alejandro Jodorowsky: i panorami dell’immenso Vascello per il quale trascorrerà questa preziosa avventura dall’esplorazione non lineare in stile “metroidvania” possiedono uno splendore artistico che scintilla di mille tinte d’acquarello, matite e pastello, costruendo immagini di rara bellezza, anche quando più oscure e infette da una ignota malattia diffusa.
Sviluppato da Douze Dixièmes e pubblicato da Focus Entetainment per le due Switch, PlayStation 5, XBox e PC, MIO Memories in Orbit è un videogioco che può sembrare all’inizio freddo, con la sua robotica bizzarria, con la distaccata meccanicità dei suoi combattimenti, ma che dissolve con il trascorrere del tempo e la volontà di scoperta del giocatore, il suo gelido ermetismo, diventando una illuminante esperienza esistenzialista.
ATTRAVERSO IL VASCELLO
MIO, la protagonista, è una creatura meccanica antropomorfa dagli arancioni cavi brillanti che escono come capelli da suo cranio. Si attraversano con lei gli spazi immani e raccolti del Vascello, lottando contro innumerevoli altre macchine divenute aggressive e apprendendo periodicamente le abilità necessarie per completare il viaggio. Ci sono oasi naturali intossicate ma amene di un’aliena vitalità, una metropoli futurista, biblioteche universali, tunnel ghiacciati e dimenticati.
La mappa del Vascello è assai grande, non come quella smisurata di un Hollow Knight Silksong, ma quasi, sebbene la si perlustri con più lentezza, con meno urgenza. Il lavoro per coniugare le varie zone è raffinato, esprimendo un “level design” chiaro e insieme misterioso, notevole.
Nelle prime ore di gioco si può temere per il fatto che esista un solo punto di salvataggio, per cui si è costretti a ripetere più volte gli stessi sentieri, cosa che può diventare tediosa malgrado il fulgore artistico degli scenari, dei suoni e delle musiche. Ma non è così e anche in queste prime fasi è ricorrente la scoperta di utili scorciatoie; dopo poco i punti di salvataggio si diffonderanno e sarà possibile inoltre teletrasportarsi tra questi.
Tuttavia non temiate la solenne e illusoria lentezza di Mio, perché la contemplazione della sua strana bellezza è l’elemento fondamentale di una grande esperienza.
LOTTA METALLICA
Si combatte parecchio mentre si naviga per il Vascello, sia nemici comuni solo raramente fastidiosi, sia spettacolari e ostici boss. Il sistema di combattimento è elementare e immediato, mutando assai poco le proprie dinamiche nel corso del gioco, ma è pensato per essere aereo, accompagnato da salti e levitazioni, diventando così una gradevole coreografia.
Alcuni grandi nemici sono ostici e molto aggressivi, richiedendo uno studio certosino dei loro movimenti e degli attacchi ricorrenti, tuttavia sconfiggerli risulta davvero gratificante.
Ci sono comunque delle opzionali semplificazione per chi non cerca un’esperienza troppo virtuosistica che risultano inoltre molto originali: c’è la possibilità di indebolire il boss dopo ogni nostra sconfitta e quella invece consigliabile, per alcune sezioni “platform” difficili, che consente di rigenerare un segmento di salute della protagonista permanendo immobili per qualche secondo, così da potere riprovare più volte la sezione fino al successo, senza dovere ripetere tutto il percorso dall’ultimo punto di salvataggio.
“Metroidvania” magistrale anche dopo l’eccellenza di Silksong e diversissimo da quest’ultimo per estetica e poetica, MIO Memories in Orbit è fantascienza malinconica e lirica, un’elegia che procede con la solennità di un adagio sinfonico, inducendoci a tornare a “mirare le stelle e l’alto cielo”.
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