DAGOGAMES FEDERICO ERCOLE - IN “THE BLOOD OF DAWNWALKER ” SI VIVE E SI NON-MUORE IN UNA GRANDIOSA E MACABRA AVVENTURA NEL CORPO MUTANTE DI UN MEZZO UOMO E MEZZO VAMPIRO, PER UN’OSCURA VALLE DEI CARPAZI, DURANTE IL XIV SECOLO – NEL GIOCO, IL TEMPO SCORRE DOPO OGNI MISSIONE SECONDARIA E NON, ANCHE QUANDO BISOGNA APPRENDERE UN’ABILITÀ; GIORNI DA UMANO SI ALTERNANO A NOTTI DA VAMPIRO IN MANIERA PERENTORIA, COSÌ CHI GIOCA DEVE CALCOLARE ATTENTAMENTE LE PROPRIE ATTIVITÀ - LA SORPRESA DELL’ANNO, E UNA DELLE MIGLIORI OPERE MAI REALIZZATE SUI NOSFERATU, NON SOLO TRA I VIDEOGAME… - VIDEO

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Federico Ercole per Dagospia

 

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Sebbene quello del vampiro sia un mito ancestrale e uno dei tre archetipi dell’orrore fissati da Stephen King nel suo fondamentale saggio Danse Macabre, insieme al Licantropo e alla Cosa senza Nome ( esemplata nella creatura di Frankenstein), è raro che la letteratura e il cinema che raccontano, definiscono e analizzano le sue origini mitologiche, folkloristiche e universali abbiano raggiunto una eccellenza artistica. Anche se senza dubbio il vampiro più delle altre due categorie kinghiane.

 

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Così dopo le cinquanta ore necessarie per terminare The Blood of Dawnwalker  mi è risultato facile e naturale porlo nell’insieme delle migliori opere “vampiresche” mai concepite, con i seminali The Vampyre di Polidori e Dracula di Bram Stoker, Carmilla di Sheridan Le Fanu e L’Orrore del Tumulo di Robert E. Howard, I’m a Legend di Richard Matheson e Le Notti di Salem di Stephen King, Il Battello del Delirio di George Martin e Hanno Sete di Robert MacCammon, Carrion Confort di Dan Simmons e Il Passaggio di Justin Cronin, i film di Dreyer, Browning, Herzog, Coppola, Bigelow, Jude…

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Potrei essermi dimenticato qualcosa, ma senza dubbio The Blood of Dawnwalker  siede a suo agio in questo Valhalla di Nosferatu, senza timore di vergogna alcuna, anzi.

 

Quindi se vi piacciono i vampiri e i giochi di ruolo troverete straordinaria quest’opera polacca sviluppata da Rebel Wolf, un team di esuli di CD Project Red, quelli di The Witcher e Cyberpunk. Anche se non vi piacciono troppo. Perché The Blood of Dawnwalker  è un grande videogioco, la sorpresa dell’anno con Onimusha di Capcom e il suo Toshiro Mifune postumo.

 

BENVENUTI IN VAL SANGORA

The Blood of Dawnwalker  si svolge durante le pestilenze del XIV secolo nei Monti Carpazi, quindi Transilvania, in un luogo detto Val Sangora. Una nobiltà spietata domina i luoghi fino al giorno in cui giunge Brenchis signore dei vampiri (qui chiamati Vrakiri) con la sua banda a soppiantarla e a ereditarne il dominio. Tasse e pestilenza spariscono, in cambio tuttavia del sangue del popolo, l’accesso alla valle è chiuso.

 

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Qui entra in scena Coen, giovane protagonista del gioco che per una serie di casualità diviene un Vesperale, un mezzo vampiro. Nel corso del gioco dovrà salvare la sua famiglia dalla prigionia di Brenchis. E qui c’è la prima grande idea di Rebel Wolf. Coen ha solo trenta giorni per liberare i suoi ed eliminare Brenchis e gli odiosi, folli Boiardi.

 

Il tempo scorre dopo ogni missione secondaria e non, anche quando Coen deve apprendere un’abilità; giorni da umano si alternano a notti da vampiro in maniera perentoria, così chi gioca deve calcolare attentamente le proprie attività. Ma non temiate, sono certo di essermi perso storie bellissime e coinvolgenti ma ne ho vissute altrettante diventando imbattibile e finendo il gioco con quattro giorni d’anticipo. Tra qualche tempo varrà la pena ricominciarlo. Magari se uscirà per Switch 2 in portabilità, perché per ora c’è solo per PlayStation, XBox e PC.

 

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The Blood of Dawnwalker  è straripante di contenuti, di racconti, di occasioni avventurose, di panorami, di mostri, di persone e di cultura, perché nel corso del gioco troveremo decine di documenti da leggere che raccontano di mito e poesia, di tradizione e storia, di religione e filosofia. Potreste anche non leggerli, ma vi perdereste nozioni e invenzioni notevoli come quella sul perché Ovidio fu esiliato da Augusto…

 

Non si tratta tuttavia di un gioco lento e prolisso, sebbene i dialoghi possano essere più o meno lunghi in base alle scelte come in ogni gioco di ruolo e siano scritti in maniera esemplare; perché di azione ce ne è tanta ed è entusiasmante.

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COMBATTERE DA UMANO E DA VAMPIRO

Potreste trovare ostico il sistema di combattimento di The Blood of Dawnwalker , ma solo all’inizio. Inoltre ci sono diversi livelli di difficoltà sempre selezionabili. Per combattere con la spada o con gli artigli (solo di notte), si deve reagire agli attacchi dei gruppi di nemici parando i loro colpi o schivandoli in base alla direzione da cui provengono, indicata da una piccola freccia rossa: su, giù, destra, sinistra.

 

Lo si fa orientando lo stick del controller verso la stessa. Una parata perfetta da l’occasione di contrattaccare. Ripeto, subito tutto ciò appare contorto, ma basterà poco per diventare dei virtuosi dando così vita a scontri spettacolari e memorabili. Inoltre con il tempo l’affascinante Coen (ci saranno anche occasioni amorose, non volgari ma sensuali anche quando estreme) apprenderà arti sempre più devastanti nella stregoneria, nel vampirismo, nella scherma.

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L’esplorazione è appagante, rivelando panorami tetri di boschi autunnali, di paludi soffocanti, di monti innevati, di borghi desolati, di rovine secolari, di città tortuose. C’è ovunque un segreto, uno stimolo al gioco e alla scoperta. Ma non ci si perde nel niente, in una noioso e troppo immenso opzionale, tutto ha uno scopo e un valore. Meraviglia come un team così relativamente piccolo sia stato capace di un’opera tanto vasta e profonda in ogni aspetto, compresa la suggestiva colonna sonora.

 

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The Blood of Dawnwalker  è un gioco sulle tirannie e sulla necessità di rovesciarle, sulla malignità di qualsiasi egemonia, sullo stato come mostro più di ogni mostro, ma senza piegarsi all’ideologia permane nelle regioni dell’etica e della filosofia, in un suo avventuroso umanesimo e oltre umanesimo, con una lirica sentimentale, mistica e macabra che è quasi petrarchesca, quello dei Triumphi.

 

Un’avventura tremenda laddove luce e tenebra, amore e odio, vendetta e perdono, pietà e crudeltà non sono scisse da un semplice manicheismo digitale ma consegnate alla riflessione soggettiva.

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