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    A 66 ANNI E DOPO 150 FILM, ALVARO VITALI E’ FINITO NEL DIMENTICATOIO: “MI HANNO LASCIATO SOLO LE BRICIOLE. MA LA GENTE ANCORA MI FERMA. LE MIE COMMEDIE ERANO ‘SCORREGGIONE'? IN TANTI HANNO COPIATO LE NOSTRE GAG. BERLUSCONI SU PIERINO PROGETTAVA UNA GRANDE SERIALITÀ MA A FORZA DI BRUTTE COPIE HANNO ROVINATO IL PERSONAGGIO"


     
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    Malcom Pagani per il “Fatto quotidiano”

     

    ALVARO VITALI PIERINO 1 ALVARO VITALI PIERINO 1

    L'insegnante andava in collegio, la dottoressa preferiva i marinai, Paulo Roberto Cotechiño lottava come centravanti di sfondamento e Alvaro Vitali è rimasto in difesa, ultimo esponente di una stagione di infermiere e soldatesse in pensione, a invocare il diritto di apparire ancora su una locandina. L'esercito della commedia ha cambiato padroni, bandiere e obiettivi lasciandolo solo, a 66 anni, riservista senza più divisa: "Sulla ragione per cui non mi chiami più nessuno a lavorare mi interrogo tutti i giorni.

     

    Ho fatto ridere tanta gente, ho reso ricchi i produttori e ho partecipato a 150 film, ma i cinematografari mi hanno dimenticato. Però so che non è finita e che il primo che torna a scommettere su di me fa un affare. Fa bingo. Ho un copione già scritto nel cassetto. Quando vado in giro sento affetto. "Alvà, eri meglio delle medicine" dicono. E io ci credo. Perché dovrebbero mentire?".

    ALVARO VITALI PIERINO ALVARO VITALI PIERINO

     

    Dalle strade di Casal Palocco, dove Roma è già pineta, vento e promessa di mare, l'Alvaruccio preferito da Fellini: "Per Federico ho recitato 4 volte, un onore che non è toccato neanche a Mastroianni" non si sente più clown perché il circo, insieme a tutto il resto, ha tolto le tende: "Gli anni delle docce, delle bellezze nude osservate dal buco della serratura, degli arbitri cornuti e dei titoli che i distributori decidevano a tavolino e che spesso erano più interessanti degli stessi film sono stati incredibili e irripetibili.

     

    Giravamo di corsa, passando da un set all' altro, mangiando al volo per strada, cambiandoci dietro le quinte delle scenografie perché i soldi erano pochi e di camerini non era neanche il caso di parlare. Il cinema allora si faceva a cottimo. Quasi sempre con la stessa troupe. Con fretta estrema. La Liceale al mare con l' amica di papà di Marino Girolami, per dire, lo finimmo in due settimane".

    ALVARO VITALI GIANBURRASCA ALVARO VITALI GIANBURRASCA

     

    Venne poi, per intuizione dello stesso Girolami, il successo di Pierino e di lì a poco anche il plagio di Pierino: "Ero sotto contratto con Luciano Martino e tanti altri produttori mi proponevano copioni dello stesso tipo che ero costretto a rifiutare. Ma il primo episodio della saga, Pierino contro tutti, aveva incassato 10 miliardi di lire e qualcuno pensò che bisognasse comunque mungere la vacca. Così fecero tanti pessimi sottopierini con altri attori al mio posto, li sbagliarono tutti, crearono confusione e finirono per allontanare definitivamente il pubblico". Risultato: "Il telefono, all' improvviso, non squillò più".

     

    Che sensazione è?

    ALVARO VITALI FELLINI ALVARO VITALI FELLINI

    Diversa da quando squillava tutti i giorni: "Alvaro mi fai lavorare nel tuo prossimo film?". Allora ricevevo tante telefonate. Allora mi chiedevano persino: "Come stai?".

     

    Oggi?

    Non chiama nessuno. E io non sono abituato a chiedere, a lisciare le persone, a bussare alle porte.

     

    Se ci fosse stato ancora Fellini non sarebbe successo.

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    Ma Federico non c'è più e il problema è che i ragazzini che escono dal Centro Sperimentale si sentono già come lui. Fellini era straordinario. Adorava che parlassi sboccato e che chiamassi le cose con il loro nome. Ci vedevamo spesso a cena. Lamberto, la sua Bibbia, un aiuto di produzione che lo seguiva come un'ombra mi telefonava: "Il maestro ti aspetta al solito posto". Mangiavamo in un ristorante sulla Colombo nel quale, che andasse o non andasse, gli riservavano sempre un tavolo. Ci sedevamo: "Senti Alvarino, dimmi, ma a te La città delle donne è piaciuto?". E io, sincero: "A dottò, je dico la verità, non c'ho capito un cazzo".

     

    Fellini?

    Rideva come un matto. Odiava la falsità e il popolo, volgarità incluse, lo amava veramente. Disegnava i personaggi dei suoi film sui tovaglioli del ristorante e li vedeva come animali. Io ero una vespa. Con il corpo piccolo, le zampe e il naso come un pungiglione.

     

    alvaro vitali alvaro vitali

    La fece debuttare in Satyricon.

    Lavoravo come elettricista in una famiglia in cui sia mamma che papà, da generici, avevano partecipato a film come Napoli Milionaria, Ben Hur e La grande corsa. A Trastevere, dove vivevamo, le produzioni venivano regolarmente a reclutare le comparse. Seppi che a Cinecittà cercavano attori e mi presentai al Teatro 5 con un altro ragazzo. Fellini non sapevo neanche chi fosse. Alzai gli occhi, vidi solo un cappello in controluce e sentii una voce: "Chi di voi due sa fare il fischio del merlo?". Iniziai a fischiare come un pazzo, alla pecorara e lo ascoltai ridere: "Prendete il piccoletto che l'altro sta ancora cercando il merlo".

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    In che famiglia è cresciuto Alvaro Vitali?

    Mamma era impiegata in un'impresa di pulizie, papà guidava una ditta edile di pittura. Con 5 figli, lavoravano entrambi. Non è che avessimo tanti soldi, ma non soffrivamo. Da piccolo era già un Pierino. Combinavo guai. Mia madre, esasperata, mi affidò a mia nonna: "Non riesco a gestirlo, in quartiere fa un casino al giorno". Iniziarono i periodi tristi delle colonie e del collegio. Ci sarei dovuto rimanere fino a 21 anni. "Non esiste" mi dissi. E alla prima occasione, con una scatola di fiammiferi, lo mandai a fuoco. Il collegio era un prefabbricato in legno ad Anzio. Fui espulso e mi rimandarono a Roma a calci.

     

    Nei primi sei anni di carriera, dal '69 al '75, lei lavora con Fellini, Sordi, Monicelli, Polanski, Steno e Risi.

    Mi sentivo piccolo in un mondo di grandi. Dividevo il tempo con Mastroianni e lo osservavo come si guarda un dio.

     

    Ricordi?

    In Che? di Polanski dipinsi di blu una gamba di Sydney Rome, con Sordi regista ballai il tip-tap in Polvere di Stelle dopo l'esperienza in Roma di Fellini, con Dino Risi invece litigai.

    ALVARO VITALI ALVARO VITALI

     

    Perché?

    Dino era un po' chiuso, un po' cattivello. A fine riprese si chiudeva in camera e non faceva gruppo, sul set urlava molto e si sfogava con gli attori che chiamava "i miei pupazzi". Nonostante fossi l'ultima ruota del carro, quella parola, pupazzi, mi dava fastidio. Un giorno, portavo una telecamera sulle spalle interpretando un cineoperatore e lui mi rimproverò ad alta voce perché al suo via avevo iniziato a camminare. "Che cazzo fai? Devi star fermo". Aveva sbagliato lui, ma detestava farlo vedere.

     

    ALVARO VITALI IN PIERINO ALVARO VITALI IN PIERINO

    Lei rispondeva?

    "A dottò, lei ha detto azione". "Dico azione quando mi pare e mi piace", "Lo dica quando vuole allora, ma poi non se la prenda con me".

     

    Con Profumo di donna lei partecipò a un film premiato con L' Oscar.

    Mi è successo anche con Amarcord. Risi e Fellini sono stati due grandissimi registi, ma erano diversi. Federico non se la sarebbe mai presa con un attore. Perché il set è come uno spogliatoio e un attore è come un calciatore. Se lo spogliatoio è spaccato, la squadra perde. Se il calciatore non crede nel tecnico, rende la metà. Fellini lo sapeva. Quando sbagliavamo - e capitava - in suo soccorso arrivava Giulietta. La sua camomilla. Gli massaggiava le tempie e poi lo accompagnava nella sua stanza del Teatro 5. Lui dormiva per ore su una branda e poi ricompariva: "Dove eravamo rimasti?".

     

    Prima mi parlava di Mastroianni.

    ALVARO VITALI ALVARO VITALI

    Uomo adorabile, professionista maniacale. Andavamo in taxi insieme e lui non sollevava mai la testa dal taccuino. Studiava le battute fino al momento prima di andare in scena. Il talento, se non lo coltivi, non basta.

     

    C' è chi pensa che con la commedia di fine Anni 70 lei abbia dissipato il proprio.

    La critica le ha chiamate commedie scorreggione, ma il nostro trash era all' acqua di rose. In tanti hanno copiato le nostre gag e i peti, se vogliamo proprio dirlo, sono in decine di film dai cinepanettoni a Rain man fino a Bellocchio.

     

    Film migliori?

    Il nostro cinema alla qualità non pensava. C' era Nando Cicero, già allievo di Visconti e Rosi, che cercava compatibilmente con tempi e budget una minima raffinatezza formale e un' accettabile messa in scena, altri andavano di grana grossa.

     

    Lei faceva 5, 6 , anche 8 film l' anno.

    ALVARO VITALI ALVARO VITALI

    Avevo contratti quinquennali e rispetto agli incassi che producevo guadagnavo una miseria. Nell' imminenza della fine di uno di questi accordi capestro, parlai con Luciano Martino e glielo dissi chiaramente: "Quando finisce il contratto mi devi pagare, ma pagare veramente". Mi feci sentire e per Paulo Roberto Cotechiño riuscii a farmi dare 80 milioni di lire.

     

    Paulo Roberto Cotechiño era disegnato su un Maradona parodistico.

    In un certo senso mi sento come un calciatore degli Anni 80 anche io. Uno che ha riempito gli stadi e a cui hanno lasciato le briciole. I produttori si arricchivano, noi no.

     

    Come iniziò l' avventura nel cinema commerciale?

    Venivo da un film serio, un film in cui facevo veramente l'attore, Vergine, e di nome Maria di Sergio Nasca. Venne il mio agente e mi disse che Luciano Martino della Dania film mi aveva visto ne La Poliziotta e voleva ingaggiarmi: "Lo hai fatto tanto ridere".

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    Luciano Martino, geniale produttore di più di 100 storie, era l' uomo che nella Medusa pre-berlusconiana, in omaggio ai talenti femminili resi celebri dai vostri film, progettava di porre all'ingresso della sede due culi a grandezza naturale.

    "I titoli fanno entrare la gente in sala" diceva Luciano che era scaltrissimo e di cinema capiva come pochi. Sui soldi con lui era sempre una lotta. Alla fine del nostro rapporto litigammo per un' opzione, gli stracciai in faccia il contratto e me ne andai sbattendo la porta.

     

    Molti dei protagonisti di quella stagione finirono a lavorare per Mediaset.

    ALVARO VITALI ALVARO VITALI

    Nell' operazione Luciano fu fondamentale. Se escludiamo me, in Mediaset un'occasione fu data a tutti. Non so se non fui preso per quel litigio con Martino o per altre ragioni. So però che Berlusconi su Pierino progettava una grande serialità e aveva in mano un pacco di copioni. Poi il progetto si arenò. Il mio amico Luciano ci mise lo zampino? Probabile.

     

    È importante?

    Non più. Luciano lo rividi un paio d'anni prima che morisse. Gli avevo portato una sceneggiatura, Don Pierino. Non ci vedevamo da decenni. Fu gentile. "È carino, ti faccio sapere". Ma come tanti altri, non si fece più sentire.

     

    Come nacque l'idea di Pierino?

    FELLINI E ALVARO VITALI FELLINI E ALVARO VITALI

    Girolami venne da me sostenendo che tutti conoscevano le barzellette di quel personaggio, ma nessuno sapeva attribuirgli una fisicità: "È la tua" disse. Non ero convinto, ma Marino fu persuasivo. Iniziammo a sceneggiare barzellette legandole tra loro per dare la parvenza di una storia. Il copione era poco più di un canovaccio. Un padre, una madre, un'osteria, un discolo scatenato. A metà del primo film volevo mollare: "I tecnici non ridono mai, non è un buon segno". E Girolami: "Ma hanno ascoltato la battuta 10 volte, abbi fiducia". Finimmo il film e un giorno, mentre ero in sala di doppiaggio, telefonò Martino: "A Ravenna hanno smontato le sedie, c' è la fila, Pierino ha fatto il botto".

     

    La saga incassò miliardi e poi si spense all' improvviso.

    ALVARO VITALI - EDVIGE FENECH - LINO BANFI ALVARO VITALI - EDVIGE FENECH - LINO BANFI

    A forza di brutte copie hanno rovinato il personaggio e a mia volta, nel personaggio, sono rimasto ingabbiato anch' io. Tutte le volte che c' è da scegliere un attore e si fa il mio nome, la risposta è automatica: "Vitali? Ma quello è Pierino". Purtroppo siamo in Italia. Ti attaccano una pecetta e ti incasellano per sempre.

     

    Fellini drammatizzò Villaggio e lo stesso fece Pupi Avati con Abatantuono e Delle Piane.

    Peccato che Pupi non l'abbia fatto anche con me, che i fratelli Vanzina non mi abbiano mai chiamato per un film e che Lino Banfi, con il quale condivisi tutto, sia così incostante. Lo incontro e mi bacia: "Voglio ricominciare con te". Poi cambia idea. Sa qual è la verità? Che io non vado bene per le pubblicità, per i film corali, per la tv. Non vado bene per nessun contenitore.

    ALVARO VITALI ALVARO VITALI

     

    La rende triste?

    Ho avuto un periodo di depressione, ma come fai a non essere depresso quando il tuo mondo di ieri lavora e tu rimani fermo a guardare?

     

    C'era Striscia la Notizia. Lei interpretava Jean Todt.

    Il personaggio funzionava e nonostante questo Antonio Ricci mi ha mandato via. Pensare che per Striscia, scivolando sulla neve, mi ruppi anche una gamba.

     

    Perché Ricci l' avrebbe mandata via?

    FRANCA VALERI VITTORIO CAPRIOLI LUCIANO SALCE jpeg FRANCA VALERI VITTORIO CAPRIOLI LUCIANO SALCE jpeg

    E che ne so? Quando Todt lasciò la Ferrari gli proposi altri personaggi. Volevo fare Lele Mora in coppia con un finto Corona. Ma Antonio disse no: "Mi sono antipatici". "Che ti frega?" - gli dissi -"Sono solo maschere". Non ci fu nulla da fare.

     

    Come guadagna oggi Alvaro Vitali?

    Girando come un pazzo con mia moglie Stefania Corona, cantautrice, per piazze, sagre, spettacoli, centri commerciali e matrimoni. Siamo un duo comico. In questi anni difficili, dall' Australia all' America ho fatto qualunque cosa. Sempre senza vergognarmene.

     

    EDWIGE FENECH EDWIGE FENECH

    Come ai tempi della città del mobile Rossetti, mobilificio alle porte di Roma che divenne celebre per la sua presenza?

    Quella è una medaglia. Ugo Rossetti era un imprenditore tanto ignorante quanto intelligente. Radunavamo le famiglie nel mobilificio, premiavamo i bambini facendogli percuotere con un martello un pupazzo chiamato Sputagiò e facevamo comprare le cucine ai genitori. Il percorso obbligato lo avevo studiato e disegnato io. In fondo le tecniche della Città del mobile non erano poi molto diverse da quelle dell' Ikea. Nonno Ugo portava gli arabi in visita e gli svuotava le tasche. Poi si innamorò di una ragazzina e le tasche le svuotarono a lui.

    FENECH QUEL GRAN PEZZO UBALDA FENECH QUEL GRAN PEZZO UBALDA

     

    Parliamo ancora di vergogna. Nel parlare di allora sembrano provarla anche alcune attrici delle commedie sexy.

    Tante. Una che adesso può permettersi di farlo e ama sputare nel piatto in cui ha mangiato è Edwige Fenech. Prima quel piatto lo cercava, eccome se lo cercava.

               

    Come erano le attrici delle commedie sexy?

    Simpatiche come Gloria Guida, carine e incaute come Michela Miti che prima partecipò a un Biancaneve semipornografico che le sconsigliai e poi finì nelle braccia di Alberto Bevilacqua che la chiuse nel castello e poi buttò la chiave. Erano bellissime. Utili al ruolo. Dovevano fa' una doccia nude, non recitare La Divina Commedia.

     

    edwige fenech 7 edwige fenech 7 lilli carati e gloria guida lilli carati e gloria guida

    Mai innamorato di una di loro?

    Sono state loro a provarci con me.

    gloria guida su playboy gloria guida su playboy

     

    Non ci dica. E lei?

    Diciamo che ho detto nì.

     

    Cor fischio o senza?

    Cor fischio, sempre cor fischio.

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