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BELLA CAZZATA HANNO FATTO TRUMP E NETANYAHU: ORA IL REGIME IRANIANO MINACCIA TUTTO IL MONDO! – L’ATTACCO (FALLITO) ALLA BASE DI DIEGO GARCIA, NELL’OCEANO INDIANO, È UN SALTO DI QUALITÀ NELLA STRATEGIA DEI PASDARAN: VOGLIONO FAR SAPERE AL MONDO DI ESSERE IN POSSESSO DI RAZZI BALISTICI IN GRADO DI COLPIRE A 4000KM DI DISTANZA, DUNQUE ANCHE CITTÀ COME ROMA, PARIGI, LONDRA – L'ESERCITO IRANIANO, DICE TRUMP, È  "OBLITERATO", "DISTRUTTO", "DEVASTATO": SARÀ, MA INTANTO OGGI UN MISSILE HA COLPITO LA CITTÀ ISRAELIANA DI DIMONA, NEL DESERTO DEL NEGEV, FERENDO 50 PERSONE. LÌ VICINO C’È IL CENTRO NUCLEARE ISRAELIANO SHIMON PERES, STRUTTURA CHIAVE DEL PROGRAMMA ATOMICO DELLO STATO EBRAICO...

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L’ATTACCO IRANIANO ALLA BASE DIEGO GARCIA, ANCHE SE È FALLITO, È UN SEGNALE IMPORTANTE CHE IL REGIME HA DATO AL MONDO: SIGNIFICA CHE I MISSILI BALISTICI DI TEHERAN HANNO UNA GITTATA DI CIRCA 4MILA CHILOMETRI, LA DISTANZA TRA IL PAESE DEGLI AYATOLLAH E L’ISOLA DELL’ARCIPELAGO DELLE CHAGOS, IN TERRITORIO BRITANNICO NELL’OCEANO INDIANO, DOVE SI TROVA LA BASE – SIGNIFICA CHE TEHERAN NON HA SOLO RAZZI A MEDIO RAGGIO, MA ANCHE A RAGGIO INTERMEDIO (IRBM), IN GRADO DI RAGGIUNGERE ANCHE L'ITALIA...

https://www.dagospia.com/cronache/l-attacco-iraniano-base-diego-garcia-se-e-fallito-e-segnale-importante-468242

 

 

ISRAELE, 'SALGONO A 51 I FERITI DELL'ATTACCO IRANIANO A DIMONA'

(ANSA) -Sale a 51 persone ferite il bilancio dell'attacco iraniano alla città israeliana di Dimona a causa dell'impatto diretto di un missile. Tra i feriti un adolescente di 12 anni in gravi condizioni. Lo riferiscono i media israeliani citando i servizi di emergenza. 

 

L'IRAN RIVENDICA IL RAID A DIMONA, 'RISPOSTA ALL'ATTACCO AL SITO DI NATANZ'

(ANSA-AFP) - L'Iran ha rivendicato l'attacco alla città israeliana di Dimona che ospita un centro di ricerca nucleare e che ha causato decine di feriti. Sono una "risposta" all'attacco "nemico" al sito nucleare iraniano di Natanz, ha annunciato la televisione di Stato iraniana. 

 

UN MISSILE BALISTICO IRANIANO HA COLPITO UNA CITTÀ ISRAELIANA IN UN TERRIFICANTE ATTACCO VICINO A UNA STRUTTURA TOP SECRET FONDAMENTALE PER IL PROGRAMMA DI ARMI ATOMICHE DEL PAESE.

Sintesi dell’articolo di Dan Woodland per il “DailyMail”

 

GITTATA DEI MISSILI IRANIANI

Un missile balistico iraniano ha colpito la città israeliana di Dimona, ferendo circa 20 persone, tra cui un bambino di 10 anni in condizioni moderate. Come scrive Dan Woodland per il “DailyMail”, il missile ha raggiunto un’area residenziale nonostante il tentativo fallito di intercettazione, provocando un’esplosione e numerosi feriti soprattutto per schegge e durante la fuga verso i rifugi.

 

L’attacco assume un forte valore simbolico e strategico: Dimona si trova infatti vicino al centro nucleare israeliano Shimon Peres nel deserto del Negev, struttura chiave e altamente segreta del programma atomico dello Stato ebraico, già minacciata da Teheran nelle scorse settimane.

 

L’episodio si inserisce in una più ampia escalation militare. Nelle stesse ore, due missili iraniani sono stati lanciati contro la base anglo-americana di Diego Garcia nell’Oceano Indiano: uno è fallito, mentre l’altro è stato intercettato. L’attacco è considerato significativo perché dimostrerebbe una capacità missilistica iraniana molto superiore alle stime precedenti, con una gittata potenziale fino a 3.800 chilometri, ben oltre i 2.000 km finora dichiarati.

MISSILE IRANIANO CADE VICINO ALL IMPIANTO NUCLEARE ISRAELIANO DI DIMONA

 

Secondo gli analisti, questo salto tecnologico — forse legato all’utilizzo di vettori simili a quelli spaziali — amplierebbe drasticamente il raggio della minaccia, portando potenzialmente nel mirino anche capitali europee come Parigi e Londra.

 

Sul piano politico e militare, il Regno Unito mantiene una posizione prudente. Il primo ministro Keir Starmer ha ribadito che le basi britanniche a Cipro non saranno utilizzate per operazioni offensive, pur rafforzando le misure difensive dopo precedenti attacchi con droni iraniani contro la base di Akrotiri.

 

 

GLI ESPERTI TEMONO CHE I MISSILI IRANIANI POSSANO COLPIRE L'EUROPA, MENTRE TEHERAN "USA UN RAZZO SPAZIALE" PER PRENDERE DI MIRA UNA BASE BRITANNICA A DIEGO GARCIA E LE PRINCIPALI CAPITALI EUROPEE CHE SI TROVANO NEL RAGGIO D'AZIONE DEI MULLAH DI TEHERAN.

Sintesi dell’articolo di Francine Wolfisz per il “DailyMail”

 

LEADER IRANIANI UCCISI DA ISRAELE

Un attacco missilistico balistico dell’Iran contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, ha segnato una drammatica escalation del conflitto, alimentando timori sul fatto che anche le capitali europee possano ora rientrare nel raggio d’azione di Teheran.

 

Come scrive Francine Wolfisz per il “DailyMail”, ci sono stati due lanci: uno è fallito, mentre l’altro missile è stato intercettato da una nave statunitense, in quello che viene considerato il primo attacco diretto contro la base.

 

IRAN - LO SCENARIO DI GUERRA - 17 MARZO 2026

L’episodio è particolarmente rilevante perché suggerisce che l’Iran disponga di capacità missilistiche ben superiori a quelle dichiarate finora. Diego Garcia dista circa 3.800 chilometri dall’Iran, ben oltre il limite di 2.000 km precedentemente attribuito ai missili balistici iraniani. Secondo gli esperti, Teheran potrebbe aver utilizzato missili a raggio intermedio o addirittura tecnologie derivate da vettori spaziali, come il Simorgh, sacrificando precisione per ottenere una maggiore gittata.

 

Le implicazioni strategiche sono profonde: città come Parigi e Londra potrebbero ora trovarsi entro il raggio d’azione iraniano. Analisti e militari sottolineano che la potenza di Teheran è stata “sistematicamente sottovalutata”, mentre il generale britannico Sir Richard Barrons avverte che il conflitto ha ormai messo direttamente a rischio gli interessi del Regno Unito e dei suoi alleati.

MISSILE IRANIANO CADE VICINO ALL IMPIANTO NUCLEARE ISRAELIANO DI DIMONA

 

Sul piano politico, la vicenda ha acceso polemiche interne nel Regno Unito. Il primo ministro Keir Starmer è accusato dall’opposizione conservatrice di aver ritardato la comunicazione dell’attacco e di aver autorizzato troppo tardi l’uso delle basi britanniche da parte degli Stati Uniti. Nel frattempo, il coinvolgimento britannico nel conflitto appare ormai inevitabile, con Londra impegnata a supportare le operazioni militari americane.

 

L’attacco arriva nel contesto di un’escalation più ampia: Stati Uniti e Israele hanno colpito infrastrutture strategiche iraniane, inclusi siti nucleari e basi militari, mentre Washington sostiene di aver già colpito oltre 8.000 obiettivi. L’Iran, da parte sua, ha minacciato conseguenze dirette per il Regno Unito, accusando Londra di mettere a rischio la vita dei propri cittadini.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

Sul fronte economico, la crisi si riflette in un forte aumento dei prezzi energetici. La chiusura dello Stretto di Hormuz — attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale — ha fatto impennare i prezzi fino a quasi 118 dollari al barile, con pesanti ripercussioni globali. Nel Regno Unito si prevede un aumento significativo delle bollette, mentre i cittadini sono già invitati a ridurre i consumi energetici.

 

TENAGLIA SU HORMUZ

Estratto dell’articolo di  Alberto Simoni per “La Stampa”

 

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

Il Donald Trump pubblico è spavaldo, minaccia vendette, boccia l'idea di un cessate il fuoco e dice che l'America «è vicina al raggiungimento dei suoi obiettivi ed è pronta a ridimensionare il grande sforzo militare in Medio Oriente». In dodici ore Trump scrive una partitura nuova per l'impegno in Iran che parte dall'ennesima bordata alla Nato, «sono dei codardi, e noi ce lo ricorderemo» a una «Nato tigre di carta senza gli Usa» evidenziando che «non vogliono contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz, che è l'unica ragione dell'aumento dei prezzi».

 

Tocca a chi lo usa proteggerlo, dice Trump come a mettere le distanze fra il nodo più intricato del conflitto in Iran e la sua Amministrazione. I soldati della Nato fra l'altro hanno lasciato l'Iraq temporaneamente e sono stati ridislocati al centro di comando di Napoli.

 

chi è rimasto e chi è stato ucciso al vertice del regime iraniano

Dentro l'Amministrazione sono consapevoli però che senza la riapertura del braccio di mare che divide Golfo Persico da Golfo dell'Oman, il conflitto non si chiuderà, il prezzo del greggio resterà alto e le conseguenze, geopolitiche ed economiche, saranno tutte da misurare, ma in terreno negativo.

 

[...] Una valutazione della Defense Intelligence Agency dice che gli iraniani possono sigillare l'area per sei mesi. Il report è stato liquidato come «mai discusso» da funzionari del Pentagono e della Casa Bianca. I sauditi prevedono il barile a 180 dollari con uno stop meno lungo di questo.

 

Mentre Trump prima di ripartire per la Florida dice che «abbiamo vinto, non sappiamo come chi parlare in Iran» e ribadisce che «Israele accetterà di finire la guerra, quando lo deciderà l'America», il dispiegamento bellico statunitense si rimpolpa.

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E IL DISASTRO IN IRAN

Verso il teatro di battaglia si stanno dirigendo dal Giappone la Uss Tripoli con le sue unità anfibie e un carico di 2200 Marines della 31a unità d'assalto e almeno 3000 militari ed esponenti della logistica. Dista pochi giorni di navigazione dall'obiettivo. È salpata – con tre settimane di anticipo sui programmi – da San Diego la Uss Boxer. La accompagnano altre due navi dotate di missili. A bordo anche qui la 11a Marine Expeditionary Unit. Si unirà ai 50 mila soldati presenti nel teatro di battaglia.

 

Che l'attenzione sia ormai focalizzata sulla rotta marittima di Hormuz lo evidenzia l'intensificarsi dei raid. Elicotteri Apache e aerei capaci di volare a bassa quota A-10 Thunderbolt II hanno bersagliato le navi e i droni iraniani.

 

I piani, riferiscono alcune fonti al Wall Street Journal, sono di «ripulire la zona e consentire poi alle navi americane» di transitare, finire l'operazione e preparare la strada per la scorta a petroliere e mercantili. Secondo Axios, esiste un piano alternativo a questo e prevede l'impiego di "boots on the grounds" ("stivali sul terreno"). E per la Cbs il Pentagono avrebbe già preparato piani dettagliati.

[...]

 

GUERRA ALL IRAN - LA SFIDA NEL GOLFO

 nell'Amministrazione si lavora a due opzioni nel caso venisse presa la decisione di mandare uomini: la prima prevede il controllo di Kharg Island, Trump ha glissato ieri su un eventuale piano: «Potrei averlo, o forse no, non lo dico a voi giornalisti». La seconda invece riguarda interventi nella rete di isolette e lungo le coste di Hormuz poco a Nord del punto più stretto (21 miglia).

 

Entrambe le opzioni, spiega Farzin Nadimi del Washington Institute for Middle East e fra i massimi conoscitori del sistema militare iraniano, sono molto rischiose e, soprattutto se Washington deciderà di attaccare le coste, il risultato non è garantito. Gli iraniani controllano quasi 150 chilometri di lungomare e vi custodiscono batterie di difesa aerea, navale e contro eventuali operazioni anfibie. Ecco perché smantellare questo dispositivo è fondamentale e richiederà tempo. Intanto, anche gli inglesi si sono accodati a Trump: ieri è arrivato il via libera dal premier Starmer all'uso delle basi britanniche per operazioni a Hormuz.