offerte di lavoro ai giovani

E' FINITA LA PACCHIA PER I DATORI DI LAVORO FURBETTI: ORA, NEGLI ANNUNCI PER UN IMPIEGO, DOVRANNO INDICARE IL SALARIO OFFERTO - LO STABILISCE LA DIRETTIVA EUROPEA SULLA TRASPARENZA RETRIBUTIVA, APPROVATA NEL 2023. L’ITALIA L’HA RECEPITA CON IL DECRETO LEGISLATIVO DELLO SCORSO 30 APRILE - L'OBBLIGO PER LE AZIENDE È STATO DEPOTENZIATO DAL GOVERNO MELONI: ESCLUDE NELLE VALUTAZIONI SULLE RETRIBUZIONI LE COMPONENTI RICONOSCIUTE SU BASE PERSONALE, DISCREZIONALE O TEMPORANEA...

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Estratto dell’articolo di Diana Cavalcoli per www.corriere.it

 

OFFERTE DI LAVORO

Cercare lavoro in Italia significa, il più delle volte, candidarsi per  una posizione senza sapere quanto si guadagnerà. Solo il 36% degli annunci pubblicati indica infatti la retribuzione prevista: poco più di uno su tre.

 

Un dato in netto miglioramento rispetto al 20% di inizio 2025, ma la strada verso la piena trasparenza salariale è ancora lunga. A segnalarlo è l'Indeed Hiring Lab, il dipartimento di ricerca economica della piattaforma, che ha analizzato gli annunci in sette grandi economie europee.

 

OFFERTE DI LAVORO

Il divario tra i Paesi è notevole. Il Regno Unito guida la classifica della trasparenza con il 56% degli annunci che indicano il salario, seguito dai Paesi Bassi (48%), dalla Francia (43%) e dall'Irlanda (39%). L'Italia si colloca a metà strada, davanti alla Spagna (17%) e soprattutto alla Germania, ultima con appena il 12%.

 

Tra gli annunci che dichiarano il compenso, la grande maggioranza si limita a indicare una forbice - un minimo e un massimo - piuttosto che una cifra precisa. In Italia solo il 10% degli annunci con informazioni salariali riporta un importo esatto, il secondo dato più basso d'Europa dopo i Paesi Bassi (8%). All'opposto, nel Regno Unito il 32% degli annunci cita una cifra precisa; Spagna e Francia seguono entrambe al 24%.

offerte di lavoro

 

Non tutti i range, però, si equivalgono. Quello che emerge dalla ricerca dell'Indeed Hiring Lab è che le forchette salariali italiane sono le più ampie tra i sette Paesi analizzati. La mediana dei range corrisponde al 50% del limite inferiore: un annuncio che indichi 3.000 euro al mese tipicamente arriva fino a 4.500.

 

Un margine enorme rispetto, per esempio, al Regno Unito, dove il range orario mediano è pari all'11% del minimo — equivalente a un'offerta da 15 a 16,65 sterline l'ora. Range così ampi riducono di fatto l'utilità dell'informazione fornita. Sapere che uno stipendio potrebbe oscillare del 50% non consente al candidato di valutare con chiarezza se l'offerta sia in linea con le proprie aspettative o con il mercato. Il risultato, paradossalmente, è che la trasparenza formale non corrisponde a trasparenza sostanziale.

 

offerte ai giovani

I dati vanno letti sullo sfondo della direttiva europea sulla trasparenza retributiva, approvata nel 2023 e che gli Stati membri dovranno recepire entro giugno 2026. L’Italia l’ha fatto con il decreto legislativo del 30 aprile scorso varato dal Consiglio dei Ministri. La normativa obbligherà le aziende a comunicare ai candidati le informazioni salariali prima del colloquio e a rendere noti i criteri di progressione retributiva. [...]

 

giovani in cerca di lavoro

Obbligo che tuttavia appare depotenziato nel decreto del governo che esclude nelle valutazioni sulle retribuzioni le componenti riconosciute su base personale, discrezionale o temporanea. Si pensi ai superminimi ad personam o alle indennità occasionali di natura individuale. Un approccio che si discosta dall'impostazione onnicomprensiva della Direttiva europea. Una scelta che riduce la trasparenza posto che superminimi, premi e riconoscimenti discrezionali sono l'ambito in cui si concentra il 20% di divario retributivo nel settore privato.

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