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DAGOREPORT - AVEVA RAGIONE T. S. ELIOT: ‘’APRILE È IL MESE PIÙ CRUDELE’’ - IN UN MONDO DESTABILIZZATO DA GUERRE CRIMINALI E CALPESTATO DA LEADER PSICO-DEMENTI, CON L’ECONOMIA GLOBALE IN PIENA FIBRILLAZIONE PER LA MANNAIA DEI DAZI TRUMPIANI, ATTESA PER DOPODOMANI, APRILE SARÀ IL MESE PIÙ CRUDELE - IN ITALIA, TANTO PER NON FARCI MANCARE NULLA, LA DATA CERCHIATA IN ROSSO È QUELLA DEL 24. UNA EVENTUALE ASCESA AL VERTICE DI GENERALI DELL’IMPRENDITORE ROMANO CALTAGIRONE, CON LA DELFIN DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO AL GUINZAGLIO, BEN ACCOMPAGNATO DALLA “CONVERGENZA DI INTERESSI” COL PARTITO DELLA PREMIER MELONI, SPALANCHEREBBE LE PORTE DEL CONTROLLO DI TRE DELLE PRINCIPALI ISTITUZIONI FINANZIARIE ITALIANE (GENERALI, MEDIOBANCA E MPS), CONSEGNANDO AL POTERE POLITICO DEI PALAZZI ROMANI UNA ENORME DISPONIBILITÀ DI MEZZI FINANZIARI - E DOPO UN SECOLO DI ORGOGLIOSA AUTONOMIA MILANESE (DAL RIGETTO DI BERLUSCONI AL FLOP DI DEL VECCHIO E DI ANGELUCCI), LA ''CAPITALE MORALE'' A MISURA DUOMO CROLLEREBBE NELLE MANI DEI PARTITI DE' NOANTRI…

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ELIOT AFTER THE WAST LAND COVER

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“Aprile è il mese più crudele”: inizia con questa sentenza il poema di Thomas Stearns Eliot, “La terra desolata”, uno delle opere letterarie più importanti e influenti del Novecento. Il primo di cinque capitoli, che ha per titolo “La sepoltura dei morti”, si apre con un’immagine che non ha nulla a che fare col risveglio della natura dal torpore invernale: è un aprile crudele, il più crudele di tutti i mesi, perché è in grado di rivelare all’uomo il proprio vero volto e di spingerlo a riflettere sulla propria condizione esistenziale e sul mondo che ha costruito attorno a sé. 

 

A distanza di un secolo dalla sua pubblicazione, il poema di T. S. Eliot rimane incredibilmente attuale, a partire dal fulminante e aspro incipit: nel mondo che oggi ci circonda, destabilizzato da guerre criminali e lotte commerciali, calpestato quotidianamente da leader politici psico-dementi, con l’economia globale in piena fibrillazione per mannaia dei dazi trumpiani, attesa per dopodomani 2 aprile, sarà il più crudele di tutti i mesi dell’anno di grazia 2025.

 

donald trump - i dazi e la guerra commerciale

In Italia, tanto per non farci mancare nulla, oltre al terremoto geopolitico in atto, va aggiunto un altro fattore che potrebbe portare a un cambio di paradigma non solo del potere economico, ma anche politico: la data cerchiata in rosso è quella del 24 aprile.

 

Una eventuale ascesa al vertice di Generali Assicurazioni dell’imprenditore romano Caltagirone, con la Delfin della famiglia Del Vecchio al guinzaglio e ben accompagnato dalla “convergenza di interessi” col partito della premier Meloni, spalancherebbe al potere politico romano le porte di tre delle principali istituzioni finanziarie italiane (Generali, Mediobanca e Mps).

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

 

A quel punto, diventerebbe inevitabile un allineamento con la destra meloniana al potere dell’impero economico del Nord, cuore della finanza e dell'intreccio culturale-industriale del Bel Paese, fortificato da agguerritissimi avvocati e studi legali, che ebbe come epicentro il ‘’salotto dei poteri forti’’, governato dal venerabile Cuccia dall’alto di Mediobanca.

 

Dopo un secolo di orgogliosa autonomia dai partiti de’ noantri, una volta preso nella rete il Leone di Trieste e, a cascata, espugnata Mediobanca col il suo 13% di Generali, crollerebbe a pezzi il Muro di Milano.

Giulia Maria Crespi Piero Ottone

 

E la città-stato che ha sempre blindato la propria indipendenza dalla “inciviltà” di Roma, punteggiandola anche da atteggiamenti di spocchia e di puzza sotto il naso, finirebbe tra i souvenir kitsch della stazione di Milano. Come le palle di vetro con dentro il Duomo e la neve finta.

meloni milano

 

 

 

 

 

 

 

Essì, sotto la Madunnina, dalle parti di Piazza Affari, passando per via Bigli, la Grande Borghesia si è sempre tenuta il più lontano possibile da quella “romanella” di parassiti di Stato, Bioparco di pavoni arricchiti e arrampicatori che ‘’inciucia’’ e "slingua" in certi attovagliamenti di mezzecalzette vitaiole, che messe insieme formano una calza sola, dove si mischia un cardinale con una mignottona, uno scrittore emergente con una ‘’marchetta’’ del sommerso, un palazzinaro rimpannucciato con qualche principessa, tra assessori a rendere, parrucchieri informati, sarti cesarei, un po’ di ricchi, tanti ricchioni, Valeria Marini con Ignazio La Russa.

MPS BAZOLI GUZZETTI

 

Per la città più amata da Stendhal, che definiva Milano "luogo del fare", gli usi e gli abusi romani (“’A Fra’, che te serve?”) sono stati sempre considerati cose tossiche, eventi catastrofici, dove anche una elegante sedia Thonet diventa una sedia elettrica.

 

Al cinismo ruspante della Società dei Magnaccioni, diventata nel tempo un Cafonal scorreggione che scambia la prima dell'"Ernani" con la prima di Armani, si contrapponeva la lista degli abbonati dei palchi della Scala (Santa) della milanesità, da sempre simbolo di successo spasimato e di agiatezza realizzata. Al centro alloggiava Arnoldo Mondadori, ed aveva come custodi a destra Angelo Rizzoli e a sinistra Edilio Rusconi.

la scala vestiti

 

Da quest'altra parte si poteva ammirare Giovambattista Falk e Giovanni Pirelli, là al centro Angelo ed Erminia Moratti, e accanto i Borghi e i Radice Fossati; davanti a tutti troneggiava Annibale Brivio Sforza nel suo ruolo di intercettatore dell'aristocrazia meneghina. Il palco, poi, diventava proscenio all'arrivo di Giovanni Bazoli e della famiglia Crespi, proprietari della bibbia lombarda, il "Corriere della Sera".

 

E bastava che la divina Callas, durante una "Traviata" diretta da Visconti, perdesse una scarpetta per far ruggire il vecchio industriale: "La Scala l'è diventata el Circo Togni".

 

camilla cederna

Convenzioni e usi di una società che rigettava come un insulto la romanità dell'occhiata lubrica, il rutto in pubblico e il gesto di chi si gratta i genitali, cullandosi in un grande sogno: essere la "Grande Mela" d'Italia, la New York sui Navigli, la capitale della cultura europea capitanata da Feltrinelli, Visconti, Archinto, Rusca Tofanelli, Brion, Camilla Cederna, Wally Toscanini, Alberto Arbasino, Giovanni Testori, Paolo Grassi e Giorgio Strehler.

 

Per la milanesità del Novecento, tutto era sacro, intoccabile, serio e paziente: la cultura industriale, il rigore morale, la nevrosi produttiva, lo slancio dell'efficienza, di nuove energie letterarie, nuove ambizioni artistiche.

 

leopoldo pirelli

Quando l’identità meneghina è stata minacciata dall’ascesa di Silvio Berlusconi, portatore di una Vulgaria da brianzolo arricchito prontissimo a trasformare la Scala in un sottoscala per la Standa, un bazaar televisivo di televendite, una Milano2 doppiata da Canale5, la reazione dei Cuccia e dei Bazoli fu secca, come un cassetto chiuso con una ginocchiata: le banche chiusero il rubinetto dei fidi e il Reuccio di Arcore dovette ‘’romanizzarsi’’, intruppandosi scodinzolante alla corte di Bettino Craxi e, una volta travolto il Cinghialone da Tangentopoli, scendere direttamente nell’arena politica mettendo su in tre mesi Forza Italia per salvare dal profondo rosso il proprio impero.

 

34 enrico cuccia e vincenzo maranghi

La politica restava fuori dalla porta della governance del potere finanziario-industriale milanese: Cuccia spediva Romiti a Torino al comando della Fiat di casa Agnelli, Bazoli e Guzzetti si prendevano in carico il disastro del Banco Ambrosiano di Calvi per infilarlo nella fusione di Banca Intesa e San Paolo-Imi, dando vita al primo istituto di credito italiano, Tronchetti Provera dalla Pirelli si allargava alla Telecom, eccetera.

bettino craxi silvio berlusconi 23

 

Quando nel 2022 è sbarcato l’autoritarismo dei Fratelli d’Italia al primo piano di Palazzo Chigi, l’indipendenza del potere milanese è entrata nel mirino. E’ decollato da Roma lo sbarco di Antonio Angelucci, carico di cliniche, in Lombardia, gallina dalla uova d’oro della sanità nazionale, con l’acquisizione del 70% de “Il Giornale” che faceva scopa con l’altro loro quotidiano milanese, “Libero”.

 

Ma l’operazione di erodere il dovizioso mercato di Humanitas dei Rocca, del Gruppo Bracco e del San Donato dei Rotelli fece la stessa infelice fine di quando Leonardo Del Vecchio provò con un assegno di 500 milioni a far suo l'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) fondato da Veronesi, andando a sbattere contro il “salotto buono” di Mediobanca.

 

antonio angelucci

Dopo oltre due anni di potere, le cose cominciano a cambiare. Il partito di Giorgia Meloni ha prontamente fatto suo il piano di Caltagirone che, una volta approvato in Parlamento il Decreto Capitali, intollerabile per i centri del potere del Nord, ha spinto Mps a lanciare un’Opa su Mediobanca mentre dalla Banca Popolare di Milano (Bpm) ne partiva un’altra su “Anima Sgr”, un’azienda del settore del risparmio gestito, oggi nevralgico per i profitti delle banche, che amministra un patrimonio di circa 190 miliardi di euro.

leonardo del vecchio

 

Ad intralciare la marcia dei romani verso il trionfo sul suolo lombardo è però sbucato, come un diavoletto, Andrea Orcel, ceo abilissimo di Unicredit, che ha lanciato a sua volta un’Opa su Bpm di Castagna e ha rastrellato titoli di Generali per un 5% che, dicono, salirebbe vicino al 10, diventando così l’arbitro del gran duello tra Nagel di Mediobanca e il duplex Caltagirone-Milleri.

 

Mentre Piazza Affari è in attesa del 29 aprile quando Carlo Messina sarà confermato Ceo dal nuovo CdA di Banca Intesa-San Paolo. Che farà Messina: resterà alla finestra a osservare Orcel che spariglia il mercato o deciderà di far valere la potenza di fuoco del più grande istituto di credito italiano?

ANDREA ORCEL CARLO MESSINA

 

Intanto, è di questi giorni l’entrata su input governativo di Poste Italiane in Tim, sede a Milano. Anziché far aumentare la quota di Cassa Depositi e Prestiti che già possiede il 9,8% del gestore telefonico, il partito della premier ha preferito un soggetto come Poste Italiane che, con il suo Poste Vita nella classifica di Assogestioni, è al quinto posto dei gestori del risparmio gestito, raggiungendo la soglia di 8 miliardi di raccolta netta (nel periodo gennaio-settembre 2024).

 

Alberto Nagel Caltagirone

Ecco perché la possibile presa del potere milanese significa, per il governo di Roma, dare un’impronta politica a una enorme disponibilità di mezzi finanziari.

 

Opportunità quanto mai necessaria di questi tempi in cui la crescita economica tricolore è rimasta stagnante, l'inflazione è aumentata e gli italiani si aspettano che entrambe peggiorino nei mesi a venire con l’entrata in vigore dei dazi americani.

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