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Sara Menafra per "Il Messaggero"
Si chiude l'indagine sul primo appalto sospetto individuato nell'ambito dell'inchiesta Enav. E dunque, rischia di finire rapidamente sul banco degli imputati Marina Grossi, ex presidente della Selex sistemi integrati e moglie dell'ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini.
Nei giorni scorsi, il pm Paolo Ielo ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini che nei prossimi giorni sarà controfirmato dai vertici della procura. Marina Grossi è accusata di fatturazioni per operazioni inesistenti, frode fiscale e corruzione, assieme al direttore generale di Selex Manlio Fiore e all'ex presidente di Enav Guido Pugliesi.
Secondo le ipotesi di accusa, la Selex, società specializzata nella costruzioni di impianti radar, aveva messo in piedi un meccanismo di sovrafatturazione basato sugli appalti provenienti da Enav: ad ogni passaggio, dall'ente pubblico a Selex e quindi alle subappaltanti, i prezzi degli appalti lievitavano e consentivano quindi ai dirigenti delle società coinvolte di dividersi la differenza e di pagare i dirigenti Enav perché gli appalti restassero sempre nello stesso giro.
La parte di inchiesta conclusa - gli altri filoni di Enav restano ancora in fase di indagine - riguarda in particolare l'appalto per il controllo del wind shear all'aeroporto di Palermo. L'impianto che avrebbe dovuto verificare la variazione del vento nell'aeroporto costiero (a settembre 2010 un incidente causato da un colpo di vento ha fatto finire fuori pista un airbus della compagnia Windjet) non è stato mai effettivamente realizzato. Ma il costo dell'incarico a Selex è continuato a lievitare.
All'epoca dell'ordinanza di custodia cautelare per Pugliesi, a novembre dello scorso anno, il gip Anna Maria Fattori parlava di «un sistema che seleziona i componenti degli organi di società direttamente o indirettamente riferibili allo Stato e i loro interlocutori commerciali in base al criterio della loro disponibilità a farne parte nella consapevolezza della illegalità che quello pratica».
In questo sistema, inoltre, «le frodi fiscali e gli illeciti finanziamenti ai partiti e a loro derivazioni parlamentari individuano, qualificandole sotto il profilo penale, le condotte che lo realizzano e di cui quello si alimenta per rigenerarsi».
Nei mesi scorsi, la procura di Roma ha deciso di spezzare in più fascicoli differenti l'inchiesta inizialmente unitaria dedicata agli appalti distribuiti da Enav nel corso degli anni. Un disegno che potrebbe portare nei prossimi mesi a nuove chiusure di indagini per altrettanti appalti - quelli sospetti sono in tutta Italia e all'estero, in particolare in Libia - anche sulla base delle dichiarazioni di alcuni imprenditori coinvolti nel sistema. Marco Iannilli, già indagato nel processo Mokbel, e Tommaso Di Lernia, titolare della società Print sistem che ha già patteggiato a 4 mesi la pena per l'inchiesta relativa alla presunta corruzione nei confronti del parlamentare Pdl Marco Milanese.
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