
DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ…
Filippo Astone per "Il Mondo"
Chi sarà il prossimo presidente di Confindustria? Il primo passaggio formale del complesso iter di nomina è previsto per lunedì 23 gennaio, quando verranno eletti i saggi incaricati di consultare la base Imprenditoriale per ottenere uno o due nomi da sottoporre prima alla votazione della giunta (aprile) e poi a quella dell'Assemblea (maggio).
Quel giorno gli ex e l'attuale presidente di viale dell'Astronomia (Emma Marcegaglia, Luca Cordero di Montezemolo, Antonio D'Amato, Giorgio Fossa, Luigi Abete, Vittorio Merloni) designeranno la terna di nomi da proporre alla giunta di Confindustria del 24 gennaio per comporre quella che tutti indicano come «commissione dei saggi», ma che in termini tecnici e statutari si chiama commissione di designazione.
I saggi hanno un loro autonomo peso politico, e durante le consultazioni possono influenzare e indirizzare la base. I nomi che girano sono gli stessi che hanno portato alla designazione prima di Montezemolo e poi di Marcegaglia. All'epoca il terzetto era composto da Antonio Bulgheroni, Luigi Attanasio ed Ernesto Illy. L'ultimo, storico fondatore della dinastia del caffè, è scomparso nel 2008 ed è l'unico per il quale si pone il problema della sostituzione. Un rebus non facile da risolvere, perché il profilo del saggio deve essere alto. Al tempo stesso, per statuto, i saggi non possono essere presidenti a livello regionale, provinciale o di associazioni settoriali.
Il nome che in questi giorni circola con insistenza in viale dell'Astronomia per il ruolo di terzo saggio è quello di Alessandro Laterza, amministratore delegato dell'omonima casa editrice e presidente della commissione Cultura di Confindustria.
à stimato da tutti e ha appena terminato il mandato di presidente di Confindustria Bari. Altra caratteristica che non guasta, proviene da una Confindustria meridionale, a differenza dei settentrionalissimi colleghi Bulgheroni e Attanasio.
Inoltre Laterza, a differenza degli altri confindustriali meridionali eminenti a livello nazionale (Ivan Lo Bello e Antonello Montante in Sicilia, la vicepresidente campana per il Mezzogiorno Cristiana Coppola, il vice presidente campano per la piccola impresa Vincenzo Boccia) non ha preso posizione per nessuno dei due concorrenti in gara per la poltronissima.
Bulgheroni è il padre nobile dell'Unione industriali di Varese, che ha guidato negli anni Novanta, contribuendo al decollo dell'Università Liuc di Castellanza, che appartiene all'Unione e che Bulgheroni stesso ha presieduto. L'imprenditore è stato anche presidente della Popolare di Luino e di Varese e della Popolare Commercio e Industria.
Inoltre, è presidente della Lindt & Sprungli, che ha diretto per tanti anni come amministratore delegato. Anche Attanasio è una figura prestigiosa nella confindustria genovese, della quale è attualmente vice presidente regionale. In passato, ha ricoperto praticamente tutti i ruoli possibili: presidente di Confindustria Genova, di Confindustria Liguria, della piccola impresa di Confindustria Genova e dei giovani
industriali locali.
GLI SCHIERAMENTI
Alberto Bombassei o Giorgio Squinzi? Con questa semplice domanda si potrebbe sintetizzare la matassa che i saggi saranno chiamati a sbrogliare. Se le elezioni si dovessero tenere in questi giorni, probabilmente vincerebbe Squinzi, che attualmente catalizza più di cento voti rispetto ai 153 componenti della Giunta di Confindustria. Ma da qui ad aprile-maggio potrebbe intervenire un colpo di scena tale da cambiare
le carte in tavola.
«Bombassei ha probabilmente un arma segreta, un colpo di teatro che intende, o spera,
di tirar fuori al momento giusto, altrimenti non si spiegherebbe come mai insista nel competere con Squinzi anche se fino a oggi ha raccolto meno consenso», commenta un alto dirigente di Confindustria, che preferisce non essere citato. «Del resto, Bombassei piace molto, così come la sua storia e l'autorevolezza che si è guadagnato in viale dell'Astronomia. L'unica cosa che spaventa molti elettori è la sua vicinanza a Montezemolo: fa temere che possa coinvolgere Bombassei nei suoi progetti politici, schierando la Confindustria». Oltre ai sostegni personali, la fondamentale differenza fra i due contendenti riguarda la posizione in materia di contratti di lavoro e trattative sindacali.
Bombassei, vicino alla Fiat di Sergio Marchionne e già numero uno di Federmeccanica ai tempi della presidenza di Antonio D'Amato, passata alla storia per la guerra contro l'articolo 18, se potesse abolirebbe volentieri il controverso codicillo dello Statuto dei lavoratori e continuerebbe su una linea dura nelle trattative con la Cgil e gli altri sindacati. Squinzi, invece, è meno interessato all'abolizione dell'articolo 18 ed è per una linea di trattativa morbida e aperta al dialogo.
La stessa che ha ispirato il quindicennio che ha trascorso alla guida di Federchimica. E che è coerente con la sua impostazione culturale di cattolico progressista, spesso presente alle riunioni della fondazione Centesimus annus, vicinissimo agli economisti della Cattolica Alberto Quadrio Curzio e Marco Fortis. Squinzi è un convinto assertore della centralità della famiglia nella società e anche nell'economia, sostenendo che le aziende famigliari guardano al lungo periodo e possono competere meglio di quelle quotate in Borsa, che sono obbligate a staccare dividendi, togliendo risorse alla crescita.
BERLUSCONI CHI?
Una vicinanza che Squinzi smentisce con decisione in privato è invece quella con l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Agli amici che lo interpellano sull'argomento,
il presidente della Mapei, infastidito con chi sottolinea questa faccenda, dice che non è mai stato ad Arcore in vita sua, che va a letto presto e che se proprio c'è qualcuno
con cui talvolta si confronta si chiama Fedele Confalonieri, che Squinzi conosce e frequenta da quando era vice presidente di Assolombarda.
Per il resto, come molti altri imprenditori che hanno sostenuto Emma Marcegaglia quando è diventata presidente di Confindustria nel 2008 (stesso anno del ritorno al potere di Berlusconi) ha creduto che una maggioranza tanto forte e coesa potesse fare le riforme auspicate da Confindustria per sostenere la crescita economica. Poi, lui come tanti imprenditori, si è reso conto che tutto questo non era possibile, e ha smesso di credere nel Cavaliere. Non nemico, insomma, ma neppure intimo. L'unico interesse in comune con il Cav è il tifo per il Milan, tanto che negli anni passati è addirittura girata la voce (infondata) che mister Mapei fosse interessato a comprare la squadra.
SUPPORTER A ROMA
Ma chi sono gli attuali supporter dei due candidati al soglio di viale dell'Astronomia? Cominciamo dal più forte. A livello territoriale, l'unica che ha pubblicato manifestato le sue preferenze per Squinzi è la Confindustria di Roma e del Lazio. Giovedì 12 gennaio, il presidente degli industriali romani Aurelio Regina ha organizzato una cena ufficiale in onore del patron della Mapei. Non ancora una investitura ufficiale, ma ci manca poco. Le ambizioni di Regina si specchierebbero però con i dubbi dell'ad di Eni, Paolo Scaroni.
Secondo indiscrezioni, Regina (che fino all'anno scorso era considerato anche tra i candidati alla presidenza tout court) avrebbe contrattato con Squinzi un ruolo da numero due, una vicepresidenza «pesante» con la delega agli «interni» e cioè all'organizzazione e al marketing associativo. Questo ministero confindustriale garantirebbe a Regina la possibilità di presidiare il territorio, costruendo il consenso necessario per succedere a Squinzi nel 2016. Alla cena romana erano presenti anche i due siciliani Lo Bello e Montante, resi forti dalla battaglia contro la mafia, con l'iniziativa di far espellere da Confindustria chiunque colluda con il crimine organizzato.
Tranne il già citato Laterza e la Puglia, Lo Bello e Montante (in sintonia con la presidente del Mezzogiorno, Coppola) si portano dietro i voti di buona parte del Sud, cioè una ventina di preferenze su 193 votanti in giunta. E stanno con Squinzi. Montante sarà sicuramente confermato nel suo incarico di delegato del presidente ai rapporti con le istuzioni preposte al controllo del territorio (incarico che di fatto corrisponde a una vicepresidenza).
Mentre la posizione di Lo Bello (fra poche settimane termina il mandato alla guida di Confindustria Sicilia) non è ancora chiara. A proposito di Regina, in privato il leader degli industriali romani si lamenta del caro prezzo che avrebbe dovuto pagare per il sostegno a Squinzi: litigare con il suo storico amico (nonché socio nei Sigari Toscani) Montezemolo, capofila della cordata pro-Bombassei. Ce la farà Regina a stare lontano da Montezemolo pur di soddisfare le sue ambizioni? Alcuni pensano di no. Anche perché con Regina c'è Luigi Abete, che con Montezemolo ha in comune una lunga storia e tanti interessi.
Supporter di Squinzi è anche la presidente uscente Emma Marcegaglia, che fa campagna elettorale per lui, ricambiando l'appoggio che mister Mapei le diede nel 2008. «Ma non è detto che questo appoggio lo aiuti», prosegue la fonte ai piani alti di Confindustria. «Da sempre l'appoggio del presidente uscente condiziona negativamente i candidati alla successione, che visti come prosecuzione del vecchio.
Un peccato per Squinzi, che pur amico personale di Marcegaglia, ha posizioni politiche e sindacali diverse da quelle della attuale presidente». Stando ad alcuni, a Marcegaglia piacerebbe conservare la presidenza della Luiss e acquisire quella dell'editoriale Sole 24Ore. Squinzi ha anche il consenso di almeno tre importanti territoriali di Confindustria: Varese, Genova e Bologna.
La vera forza dell'amministratore unico di Mapei consiste però nell'appoggio delle quattro più importanti federazioni di settore: Federchimica, che Squinzi ha diretto per tanti anni e adesso è guidata da Cesare Puccioni, i costruttori dell'Ance capitanati da Paolo Buzzetti, la Federmeccanica del mantovano Pierluigi Ceccardi e la Smi (Sistema moda Italia) guidata da Michele Tronconi.
Pro Squinzi sarebbe anche anche l'Anima (industrie meccaniche e affini), guidata da Sandro Bonomi.
IL DUBBIO DEGLI ASSOLUMBARD
E Assolombarda? La più grande e potente delle associazioni non si è ancora pronunciata, anche se gran parte degli aderenti sta con Squinzi. Ma il presidente è comunque Alberto Meomartini, designato su indicazione di Scaroni. Meomartini, attuale presidente di Saipem, ha alle spalle una lunga carriera nel gruppo, che lo ha visto responsabile delle relazioni esterne, vice direttore generale, presidente di Italgas e Snam Rete Gas. Difficile dimenticare la posizione di Scaroni. Ma potrà ignorare le indicazioni della sua base? Nemmeno.
Anche se prima di questa domande ce n'è un'altra ancora più importante: che cosa farà Scaroni? Ancora non si sa. Starebbe trattando con Squinzi una vicepresidenza per lui con la delega al Centro Studi (l'unica che non impegna troppo e non coinvolge in pesanti controversie) e, soprattutto, una neutralità di viale dell'Astronomia sulle questioni energetiche, per evitare di trovarsi con le stesse gatte da pelare che tra il 2008 e il 2010 gli ha procurato Antonio Costato, all'epoca vice Marcegaglia con delega sull'energia, e portavoce delle istanze dei piccoli e medi imprenditori contro il caro-benzina.
Chi sarà il nuovo direttore generale? Secondo alcuni, a Scaroni piacerebbe anche avere influenza sul direttore generale. Accetterà Squinzi di sopportare un condizionamento così pesante (quasi un commissariamento) come la nomina del direttore generale, che si sommerebbe a un vicepresidente forte come Regina? E fino a che punto Scaroni sarebbe disposto a spingere in questa direzione? Domande ancora senza risposta. Complicate dal fatto che Scaroni, è noto, resta amico personale di Montezemolo.
Chi pesa di più Peraltro, anche se l'Eni è la maggiore azienda italiana, il suo peso in Confindustria in termini di voti è molto contenuto, non supera tre-quattro voti di giunta. Lo Statuto di viale dell'Astronomia, infatti, impone a tutte le imprese controllate parzialmente o totalmente dallo Stato di limitare i loro diritti di voto al 10% complessivo. In termini numerici, l'appoggio dell'Eni, insomma, vale meno di quello di Varese o di Federchimica. Se il prezzo sarà troppo alto, non è detto che il nuovo numero uno di Confindustria sia disposto a pagarlo. E questa considerazione vale sia per Squinzi che per Bombassei.
A proposito del direttore generale, in viale dell'Astronomia tutti danno per scontata l'uscita dell'attuale Giampaolo Galli. Chi lo sostituirà ? Sia Squinzi e sia Bombassei dicono di voler cercare il dg sul mercato, affidando il mandato a un cacciatore di teste.
Tra i principali fan di Bombassei c'è la Telecom Italia di Franco Bernabè. Amico di Bombassei è anche Guidalberto Guidi, che ai tempi di D'Amato guidava le relazioni sindacali ed era in prima linea nella guerra contro l'articolo 18 e la Cgil. Ma Guidi non pesa più come un tempo, ormai in Emilia Romagna, dove ha un peso specifico superiore il presidente regionale Gaetano Maccaferri. Guidi conta soprattutto a Modena.
Oltre a lui, con Bombassei c'è anche Diego Della Valle, socio e alter ego di Montezemolo in molte partite. Della Valle potrebbe catalizzare su Bombassei buona parte dei voti delle Marche. Anche se l'altro grande industriale della Regione, cioè Vittorio Merloni, sembra più vicino alle posizioni cattolico-dialoganti di Squinzi che ai falchi di Bombassei. Tuttavia la figlia Maria Paola Merloni, è deputata del Pd e animtrice dei circoli di Italia Futura nelle Marche.
E lo stesso Merloni ha fatto parte per anni del gruppo che comprende Montezemolo, Abete e Della Valle. Insomma, la questione è complessa. Associazioni territoriali di grandi dimensioni schierate con il presidente della Brembo sono invece Bergamo (che ama differenziarsi dai milanesi pro-Squinzi e conta proprio la Brembo fra i suoi associati), Vicenza, Treviso e Torino. Quest'ultima ha visto il suo peso ridursi dopo l'uscita di Fiat da viale dell'Astronomia, ma conta comunque.
L'ONDA VENETA
E Andrea Riello? Teoricamente i candidati alla poltronissima di viale dell'Astronomia sarebbero tre. C'è anche il veneto Riello, che di fatto, per ora, muove solo i tre-quattro voti della sua Verona. à evidente che la sua è una candidatura di bandiera. Che cosa farà ? Con chi si schiererà ?
Secondo molti è più probabile che stia con Bombassei che non con Squinzi, perché il Veneto non ha mai amato Marcegaglia e vede come fumo negli occhi l'articolo 18. Inoltre, quasi tutto il Veneto è in larga parte schierato con Bombassei. A eccezione di Rovigo, controllata da Costato. Tra gli indecisi, da segnalare anche i Giovani industriali guidati da Jacopo Morelli. Controllano comunque otto voti di giunta, che potrebbero rivelarsi decisivi in caso di spariglio fra i due candidati.
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