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Carlotta Scozzari per Dagospia
L'Italicum ci fa bene. La bozza di riforma elettorale, appena messa a punto dal segretario del Pd Matteo Renzie e presentata ieri dopo un patto con Silvio Berlusconi e un'intesa di massima con Angelino Alfanayev, riceve oggi la benedizione delle banche d'affari. Secondo l'economista Fabio Fois di Barclays, l'intero impianto della riforma, soprattutto laddove prevede un ballottaggio nel caso in cui nessun partito o coalizione raggiunga il 35% in prima battuta, permette all'Italia di compiere un passo "significativo" in direzione della stabilità politica.
"A differenza delle precedenti versioni dell'accordo di cui si era parlato sui giornali - dice Fois - questa ultima sembra rendere minimo il rischio di paralisi politica post elettorale nel caso in cui si dovesse andare a elezioni prima che la riforma del Senato sia completata". Sì, perché la riforma costituzionale del Senato impiegherà almeno sei-nove mesi prima di essere completata ed esiste la possibilità , sia pure abbastanza remota, che prima della chiusura del processo si vada a elezioni anticipate.
Barclays, in linea di massima, continua ad attendersi elezioni politiche in Italia intorno alla metà del 2015, tra un anno e mezzo quindi. "Ma ci rendiamo conto - afferma Fois - che il rischio di elezioni anticipate può essere cresciuto. Poiché ci aspettiamo che il progetto di riforma elettorale sia approvato, se passa senza il supporto dell'Ncd e dell'ala conservatrice del Pd, non possiamo escludere che salti la coalizione di governo" che vede come protagonista il premier Enrico Letta.
Gli esperti di Barclays precisano che non si tratta dello scenario a cui attribuiscono maggiori probabilità , ma se dovesse saltare il governo Letta, e se la nuova legge elettorale dovesse essere approvata e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sciogliesse il Parlamento entro la fine di marzo, le elezioni anticipate potrebbero tenersi alla fine di maggio, insieme con quelle del Parlamento europeo. Ma è lo scenario più "estremo".
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