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R.E. per "la Stampa"
I Ligresti tornano all'attacco di Mediobanca e presentano il conto. Secondo l'agenzia Adnkronos, la famiglia di costruttori, a lungo azionista del gruppo assicurativo Fondiaria Sai (Fonsai), ha chiesto che quel "papello" da 45 milioni di euro che sarebbe stato siglato il 17 maggio 2012 dall'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, sia considerato valido. Un patto tra gentiluomini, secondo l'ingegnere di Paternò, e come tale da onorare.
Un contratto da considerare anche come patrimonio quando oggi il Tribunale civile di Milano sarà chiamato a valutare la fondatezza dell'azione di responsabilità da 245 milioni promossa dal commissario ad acta nominato dall'Isvap, Matteo Caratozzolo. Il giudice di Milano dovrà valutare la «plausibilità della pretesa di Fonsai» nei confronti di Ligresti ed ex vertici, «la probabilità o meno» che i Ligresti disperdano i propri beni così da lasciare a bocca asciutta i creditori e «la consistenza del patrimonio».
In tal senso si inserisce la questione dei desiderata: i 45 milioni di controvalore delle azioni Premafin della famiglia, la garanzia di un ruolo manageriale per Paolo in una società svizzera di Fonsai, soldi su una banca di Montecarlo per Giulia e una buonuscita per Jonella chiesti come risarcimento per farsi da parte. Un accordo che i Ligresti rivendicano come garanzia per poter evitare il sequestro.
Oggi intanto a Torino il tribunale del Riesame è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di scarcerazione avanzata dai legali di Jonella Ligresti, detenuta dal 17 luglio, e di Salvatore Ligresti ai domiciliari nella sua abitazione in via Ippodromo a Milano. Il ricorso riguarda anche l'ex ad Emanuele Erbetta e l'ex vicepresidente Antonio Talarico.
ALBERTO NAGEL E SALVATORE LIGRESTI
Giulia Ligresti
PAOLO LIGRESTI
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