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Pierluigi Bonora per “il Giornale”
Le manipolazioni ai motori Diesel di Volkswagen potrebbero rivelarsi più ampie di quanto finora noto, e sarebbero state addirittura rafforzate, mentre gli inquirenti americani già svolgevano la loro inchiesta. Lo rivela il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, in un' anticipazione del numero oggi in edicola.
Notizie che arrivano poche ore dopo l' annuncio a sorpresa del passo indietro di Michael Horn, alla guida delle attività Usa del colosso tedesco dal 2014. A meno di due mesi dalla conferenza sui conti 2015, slittata al 28 aprile, che dovrebbe fare chiarezza sui costi che Volkswagen dovrà sostenere per colpa del dieselgate, ecco dunque l' ultimo colpo di scena.
La decisione è stata presa con un mutuo accordo «per perseguire altre opportunità concrete immediatamente», si legge in una nota. Nessun cenno allo scandalo delle centraline truccate e all' inchiesta avviata dalle autorità americane.
L' ad Matthias Müller ha già comunicato il nome del successore: Hinrich J. Woebcken. Al di là delle note ufficiali, dagli Usa e non solo, sono convinti che Horn abbia pagato la strategia della schiettezza con cui aveva deciso di affrontare la vicenda lo scorso autunno.
Davanti al Congresso di Washington aveva presentato le scuse a nome dell' azienda, promettendo approfondite inchieste interne per assicurare che non si ripetessero violazioni simili.
Negli Usa il dieselgate ha riguardato circa 600mila veicoli con la centralina manipolata allo scopo di ridurre le emissioni. I risultati dei continui confronti con le autorità non hanno però avuto esiti positivi. La repentina ammissione di Horn non sarebbe piaciuta a Wolfsburg. Da qui i rapporti sempre più critici con il quartier generale, fino alla resa di ieri.
Horn, inoltre, pagherebbe il calo delle vendite di Vw in America, a differenza degli altri mercati dove il gruppo continua ad avanzare. Il colpo di grazia negli Usa è poi arrivato con il dieselgate e febbraio (-13%) vede le mancate consegne in aumento.
Il titolo apparso ieri sulla Die Welt avrà fatto riflettere molti tedeschi: per gli americani «Vw is not too big to fail», per gli Usa «Vw non è poi così grande da non poter fallire».
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