1- ALLA COLUMBIA DI NEW YORK IL PLACIDO SACCOMANNI SI È PROFONDAMENTE INCAZZATO QUANDO IL PREMIO NOBEL EDMUND PHELPS HA SBEFFEGGIATO LE LACRIME DELLA FORNERO 2- TARANTOLA INVESTIGAZIONI AVVISA RIGOR MONTIS CHE LA TRACCIABILITÀ A 1000 EURO NON BASTA: “LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA DILAGA SOPRATTUTTO IN PUGLIA E BASILICATA” 3- IL CALTA-PIDDINO “RANA” RANUCCI IN YACHT PIANGE E REMA: “CONSIDERARE UNA BARCA A VELA DI 11/12 METRI UNA BARCA DI LUSSO È SBAGLIATO E SPROPORZIONATO” 4- PIU’ PROVINCE MENO MONTI! L’INCAZZATURA DEL PRES. DELLA PROVINCIA DI ROMA ZINGARETTI 5 - MA COME PARLA CENSIS DE RITA? “BISOGNA SUPERARE L’AUTOCENTRATURA PERCHÉ SI È CHIUSA L’EPOCA DELLA ONE-COMPANY TOWN” (TRANQUILLI, CE L’HA SOLO CON TORINO) 6- DOPO IL MANIFESTO DI DENUNCIA SCRITTO COI PIEDI LO SCARPARO SI È CHIUSO IN UN SILENZIO IMPENETRABILE ANCHE PER I SUOI COMPAGNI DI MERENDA (LUCHINO, ABETE, MENTANA)

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1 - IL PLACIDO SACCOMANNI SI È PROFONDAMENTE INCAZZATO QUANDO IL PREMIO NOBEL EDMUND PHELPS HA SBEFFEGGIATO LE LACRIME DELLA FORNERO
Le lacrime della ministra Fornero (uno spot formidabile per il governo) hanno fatto il giro del mondo e sono state viste anche a New York dagli economisti e dalla comunità degli italo-americani che pochi giorni fa è rimasta delusa per l'assenza dell'ex-ambasciatore Terzi al Gala dei decorati che si è svolto nel salone dell'Hyatt Hotel.

Personaggi come Nouriel Roubini, il profeta della crisi, non hanno voluto commentare il crollo psicologico della ministra del Welfare, ma oggi rimbalza un suo tweet in cui prevede che gli italiani si avviano al peggior Natale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale "perché dovranno dire addio al panettone e al prosecco per pagare le nuove tasse".

È probabile che questi concetti Roubini li ripeta giovedì durante un incontro alla New York University dove insieme a Roberto Saviano si discuterà delle diverse visioni dell'Italia che distinguono l'economista dall'autore di "Gomorra". Ieri però c'è stato un episodio piuttosto sgradevole alla Columbia University dove si stava svolgendo un simposio, organizzato dalla Banca d'Italia e dall'Italian Academy dell'università americana, al quale ha partecipato Fabrizio Saccomanni.

Il direttore generale di via Nazionale sta facendo il giro delle maggiori capitali (Parigi, New York, Londra) per rappresentare i valori dell'Italia dai 150 anni dell'Unità ad oggi. Durante il simposio di ieri al quale hanno partecipato anche alcuni professori che insegnano alla Columbia, il placido Saccomanni si è profondamente incazzato quando il premio Nobel Edmund Phelps ha sbeffeggiato le lacrime della Fornero durante la conferenza stampa dell'altra sera.

L'ironia dell'economista neo-keynesiano che nel 2006 è stato insignito del Nobel e che viene lautamente compensato nei suoi ripetuti viaggi in Italia (l'ultimo è del gennaio scorso), è apparsa agli occhi di Saccomanni profondamente sgradevole. Dopo aver difeso la validità delle misure prese da Monti, l'alto dirigente di Bankitalia che ha fama di uomo prudente e sornione ha rimbeccato Phelps dicendogli a brutto muso che "da un premio Nobel si aspetta un'analisi più approfondita dal guardare una foto senza neppure leggere una didascalia".

2 - TARANTOLA INVESTIGAZIONI AVVISA MONTI CHE LA TRACCIABILITÀ A 1000 EURO NON BASTA
C'è un altro dirigente della Banca d'Italia che guarda con attenzione al pacchetto delle riforme dei tecnici al governo.

È Anna Maria Tarantola, la signora di Casal Pusterlengo che dopo la laurea alla Cattolica nel '71 è entrata a via Nazionale dove lavora da 40 anni esatti e occupa la carica di vicedirettore generale per la Vigilanza. Il suo nome è stato tirato in ballo durante la bagarre per la successione a Mario Draghi, quando tra i due candidati, Saccomanni e Grilli, si cercava il "terzo uomo" per la poltrona di Governatore.

A un certo punto è sembrato che la sua candidatura potesse sbloccare la situazione e che il Vaticano (memore della sua stretta amicizia con l'ex-Governatore Fazio) spingesse in suo favore. Poi è saltata fuori come possibile ministro dell'Economia, ancora una volta in contrapposizione al pallido Vittorio Grilli, ma rapidamente il suo nome è sparito dai giornali.

Adesso che la nobile fauna dei grilli e dei draghi si è sistemata, la Tarantola può lavorare con serenità nel suo ufficio dove gode della stima del neo-Governatore Ignazio Visco.
In questi giorni ha tenuto d'occhio il capitolo dell'evasione fiscale, un tema che le sta particolarmente a cuore e sul quale ha scritto molto.

Per questa ragione pochi giorni fa è intervenuta al convegno sul tema del riciclaggio che si è svolto nell'auditorium dell'Assolombarda con la partecipazione di numerosi professori bocconiani e del magistrato Francesco Greco, il mastino della Procura che insieme alla rossa Ilda Boccassini da anni sta conducendo da anni una guerra contro il lavaggio dei soldi puliti.

La stampa nazionale, ad eccezione di uno striminzito resoconto del "Sole 24 Ore" relegato a pagina 43, ha dato poco rilievo all'intervento della Tarantola che per l'occasione ha fatto un intervento ricco di dati e valutazioni importanti. Per quanto riguarda i numeri ha detto che a novembre di quest'anno è stato raggiunto il record delle segnalazioni sospette (44mila contro le 12.500 del 2007), e ha messo il dito sulla scarsa prevenzione da parte dei professionisti e degli altri operatori (solo 400 segnalazioni).

La parte più rilevante del suo intervento è stata comunque ignorata anche dal "Sole 24 Ore" e si riferisce alla crescita esponenziale del riciclaggio (money laudering) nei periodi di crisi. Secondo il modello econometrico messo a punto dalla Tarantola "la criminalità organizzata sta manifestando in questo momento la sua forza soprattutto in Puglia e Basilicata, due regioni dove a causa di questo fenomeno lo sviluppo si è rallentato portando, nell'arco di trent'anni, a un differenziale di crescita del Pil di 20 punti percentuali rispetto alle regioni che presentavano inizialmente condizioni socio-economiche simili".

Sulle misure da adottare per arginare questo fenomeno, che nel 2011 ha portato a vigilare soprattutto in Puglia, Liguria e nelle province di Latina e Frosinone, la signora della Banca d'Italia ha invocato misure che consentano di rivedere al ribasso le soglie di tracciabilità.
È probabile che la decisione del governo sia stata considerata a via Nazionale ancora insufficiente.

3 - IL CALTA-PIDDINO "RANA" RANUCCI IN BARCA PIANGE E REMA: "CONSIDERARE UNA BARCA A VELA DI 11/12 METRI UNA BARCA DI LUSSO È SBAGLIATO E SPROPORZIONATO".
Anche i ricchi piangono e quando oltre al patrimonio devono difendere un incarico pubblico piangono due volte.

Così succede a Rana Ranucci, il 54enne imprenditore romano che all'anagrafe è stato registrato con il nome di Raffaele ma nei salotti della Capitale è considerato una "rana" della politica, saltellante da Rutelli a Veltroni. Di fronte al decreto "Salva Italia" che colpisce i proprietari di barche superiori ai 10 metri, Ranucci che ha un passato sportivo e una barca sulla quale è nato l'amore tra Pierfurby Casini e Azzurra Caltagirone, sta reagendo con grande preoccupazione. Per questo protagonista della vita mondana c'è il rischio che il settore della nautica subisca un colpo di grazia e che le barche se ne vadano all'estero lasciando vuoti i porti turistici.

Il suo allarme è condiviso da Francesco Albertone, l'imprenditore ligure della vela che presiede l'Ucina, la Confindustria nautica, secondo la quale la stangata sarà da 285 milioni di euro.

Rana Ranucci possiede un veliero di 24 metri e quindi dovrà pagare, ma considera il provvedimento demagogico perché dice "considerare una barca a vela di 11/12 metri una barca di lusso è sbagliato e sproporzionato". Comunque, aggiunge, "io pagherò, ma non si può ignorare il rischio che a pagare siano solo le persone come me".

Negli annali del Senato questa rimarrà probabilmente come una delle poche prese di posizione pubbliche di questo senatore baciato dalla fortuna e dall'amicizia con WalterEgo Veltroni e Caltagirone, per gli amici Caltariccone. Con quest'ultimo rimane memorabile la performance del settembre scorso all'Auditorium di Roma quando durante un "processo alla storia" si trovò a indossare i panni di un antico senatore contro Giulio Cesare-Caltariccone difeso dall'attuale ministro della Giustizia e suo avvocato, Paola Severino.

4 - NICOLA ZINGARETTI, PROVINCE E MONTI: "HA VINTO LA DEMAGOGIA, L'ANTIPOLITICA A TUTTI I COSTI, LA VOGLIA DI DARE QUALCOSA IN PASTO ALL'OPINIONE PUBBLICA PER DISTOGLIERLA DA ALTRI PROVVEDIMENTI"
C'è un altro personaggio della vita romana che sta soffrendo per le misure di quel cattivone di Mario Monti.

È Nicola Zingaretti, il 46enne politico che dall'aprile 2008 è presidente della Provincia. L'altra sera è rimasto di sasso quando il governo ha annunciato la riduzione dei consiglieri provinciali da 45 a un massimo di 10, il preludio della tanto attesa eliminazione delle province.

Per Zingaretti che fa politica dall'età di 17 anni e ambisce ad un ruolo sempre più rilevante, c'è adesso il rischio di rimanere nel limbo di un'attesa che può compromettere al sua carriera politica. Forse questa è la ragione per cui ha reagito con violenza contro il governo sostenuto anche dal suo Pd dichiarando a "Repubblica": "ha vinto la demagogia, l'antipolitica a tutti i costi, la voglia di dare qualcosa in pasto all'opinione pubblica per distoglierla da altri provvedimenti".

Secondo i costituzionalisti ci vorrà del tempo prima di azzerare le province, ma Zingaretti teme di perdere quella credibilità che si è costruita grazie alla buona gestione che finora ha fatto della Provincia di Roma. A onor del vero di Zingaretti come presidente della Provincia non si ricordano interventi memorabili, ma il bilancio dell'Ente, almeno dal punto di vista economico, è positivo perché è riuscito a pagare tutti i fornitori e ad abbattere il debito pregresso per 116 milioni.

5 - MA COME PARLA DE RITA? "BISOGNA SUPERARE L'AUTOCENTRATURA PERCHÉ SI È CHIUSA L'EPOCA DELLA ONE-COMPANY TOWN" (CE L'HA CON TORINO)
Le signore di Torino che prendono il caffè nei bar storici sotto i portici di piazza San Carlo e di via Po, sono profondamente incazzate con Giuseppe De Rita, il guru presidente del Censis che nei giorni scorsi ha sferrato un duro attacco alla città della Mole Antoneliana.
Durante un incontro al quale hanno assistito il sindaco Fassino e i suoi predecessori Castellani e Chiamparino, il buon De Rita si è lasciato andare a giudizi feroci nei confronti della ex-capitale dell'automobile.

"Torino non ha più niente da dire - ha esordito il sociologo - si è rinchiusa in se stessa, ha smesso di lanciare messaggi forti al paese e non ha saputo cambiare identità. Poi ha aggiunto in tono beffardo: "se fossi il sindaco mi troverei con il sedere per terra costretto a marciare in direzione opposta rispetto ai miei predecessori".

La sparata di De Rita che ha nell'arco di 50 anni ha inventato neologismi fortunati, si è conclusa con parole ermetiche: "bisogna superare l'autocentratura perché si è chiusa l'epoca della one-company town", che le signore sedute nei bar di piazza San Carlo cercano di interpretare. Lo schiaffo non è piaciuto affatto ai tre sindaci, tantomeno al penultimo Chiamparino che De Rita ha definito addirittura "un po' contadino" ricevendo in cambio l'accusa di trattare un tema vecchio di 25 anni.

Il giornale della Fiat "La Stampa" ha dato ampio rilievo a questa reprimenda uscita dalla bocca del romano De Rita, ma si è dimenticata di ricordare che tre anni fa lo stesso De Rita dichiarò al "Corriere della Sera" che la città meglio attrezzata a rincorrere Roma e Milano ("diventate sempre più simili") è proprio Torino.

6 - IL SILENZIO DELLO SCARPARO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Dieguito Della Valle è molto soddisfatto per le vendite che gli americani hanno fatto il giorno del Ringraziamento nei magazzini Saks di cui possiede il 16%.

Sembra infatti che oltre a 130mila pistole e fucili, i cittadini di New York abbiano svuotato i banconi di Fifth Avenue per accaparrarsi le scarpe a pallini. Forse è questa la ragione per cui non ha avuto il tempo di pronunciare nemmeno una parola sul governo dei tecnici competenti e talentuosi che devono salvare l'Italia.

Dopo il manifesto di denuncia comprato con i suoi soldi e scritto in modo incerto sul "Corriere della Sera", lo scarparo marchigiano si è chiuso in un silenzio che nemmeno i suoi compagni di merenda (Luchino, Abete, Mentana) riescono a interpretare".

 

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